Padova - YoUniverCity, forum europeo del diritto allo studio

23 / 8 / 2010

Padova  30 settembre - 3 ottobre 2010

La città di Padova si prepara ad ospitare dal 30 settembre al 3 ottobre prossimi, la grande kermesse del Forum Europeo del Diritto allo Studio, ribattezzato per l'occasione "YoUniverCity". L'evento stravolgerà la città e altre aree del territorio provinciale e regionale per tre giorni, con gran dispiego di personalità, mezzi e, soprattutto, stando all'entità ed alla quantità degli eventi in programma, fondi. E questo nonostante - curiosamente - la voce "sponsor" dell'organizzatissimo sito di riferimento rimanga ancora muta.
L'iniziativa che si svolge ormai da anni in diverse città europee si basa sull'idea di ottimizzare il rapporto tra le università, le città che le ospitano e gli studenti che le vivono. La volontà di facciata è quella di sollecitare istituzioni locali e non ad investire affinché il suddetto rapporto non generi sprechi per la spesa pubblica, e la formazione di ogni giovane universitario giunga a buon fine nel minor tempo possibile, in piena ottica di razionalizzazione economico-aziendale. L'obiettivo primario, perfettamente in linea con tutta una serie di altre iniziative messe in atto fino ad oggi, è emblematicamente espresso nella homepage del sito:
Progettare un altro futuro - nuove risorse per rilanciare il capitale umano nell'ottica del Diritto allo Studio nella dimensione europea, partendo dal Forum europeo di Padova: un invito alla diffusione delle buone pratiche verso l'eccellenza.

Lo scopo del Forum, insomma, è quello di rendere le università il più possibile competitive nel nuovo "spazio globale della conoscenza". Peccato che parlare di università competitiva in Italia, nello stato in cui attualmente versa, non possa che risultare quanto meno ridicolo. E che senso può avere presentare un evento del genere nell'Ateneo di Padova che, l'anno scorso, si è auto-fregiata del titolo di "virtuosa" sperando di scampare ai tagli falcidianti imposti dalla legge Tremonti, salvo poi scoprirsi quest'anno con buchi di bilancio e debiti? Come ci siamo già trovati a dover sottolineare più volte, dobbiamo fare i conti con un disegno di legge, approvato al senato pochi giorni fa, che è solo un tentativo di forzatura organizzativa di un sistema universitario lasciato allo sbando dopo la calata della mannaia tremontiana.
Con il DDL Gelmini siamo davanti all'atto finale del processo di totale smantellamento dell'università pubblica. Un processo che a partire dalla dichiarazione di Bologna del 1999, ha dato il via, con l'inserimento della divisione in due cicli di laurea (3+2) e della creditizzazione, a una progressiva dequalificazione dei saperi e a un generale disinvestimento pubblico nella ricerca e nella formazione, orientamenti condivisi sostanzialmente negli anni dai governi indifferentemente di centrodestra e centrosinistra.
Ma il Forum si occupa anche di un altro elemento su cui ci interroghiamo da anni: il rapporto tra studenti universitari e città sedi di atenei. Lo studente è al centro dei processi produttivi delle città che ospitano le università, sotto ogni aspetto, e Padova di questa centralità è esempio eclatante. Un momento di dibattito all'interno della tre giorni vedrà la partecipazione dei sindaci di 12 città universitarie europee, tra cui Anversa, Bordeaux, Coimbra, Friburgo, Iasi, Nancy, Zara a cui si aggiunge, da oltreoceano, Boston. Ma quali sono le condizioni degli studenti patavini? Paghiamo somme esorbitanti per l'affitto di appartamenti spesso dalle condizioni precarie, ingrossando i proprietari che su di essi speculano, lavoriamo in nero fornendo manodopera a basso costo nei bar e negli esercizi commerciali del centro (la cui clientela è poi composta quasi interamente da altri studenti!). Senza dimenticare tutti gli altri lavori che facciamo per poterci mantenere in una città che ci considera solo portafogli da svuotare e non cittadini che la fanno vivere. A tutto ciò si aggiungono ovviamente le salatissime rette dell'università, gli stage e i tirocini gratuiti che siamo obbligati a svolgere secondo i piani di studi, i corsi di formazione che Almalaurea regolarmente ci consiglia per "prepararci al mondo del lavoro".
La nostra città si regge insomma a tutti gli effetti sulla vita degli studenti, cattura e utilizza incessantemente l'insieme delle nostre qualità affettive, creative e relazionali per i processi di accumulazione, e nello stesso tempo, con la riorganizzazione dello spazio pubblico e il disciplinamento della socialità, cerca di neutralizzare il valore autonomo, il potenziale innovativo e l'arricchimento che questa nostra condizione porta. Parliamo oggi dell'esigenza di un nuovo welfare che garantisca condizioni di reddito incondizionato dalla prestazione lavorativa e un insieme di nuovi diritti e servizi di cui c'è una diffusa necessità proprio per uscire da questa condizione di eterno ricatto che satura i tempi della nostra esperienza e ostacola spesso la libera espressione della nostra soggettività. Un nuovo welfare che sulle ceneri di quello familistico-fordista sappia edificare adeguate risposte strutturali alle nuove condizioni sociali che caratterizzano lo scenario italiano. Reddito, nuovi diritti e accesso garantito a tutti i servizi per battere la precarietà a cui cercano di condannarci, per dare risposte a un'autentica condizione di "povertà" sempre più diffusa e per cominciare a riprenderci ciò che ci sottraggono ogni giorno utilizzando la nostra intelligenza collettiva.
Nel pieno di questa estate 2010 i lavori verso il Forum procedono e accanto ai discorsi dello YUC, che di giorno in giorno si stanno addentrando sempre più nel merito dei legami tra economia e cultura, tra investimenti finanziari e saperi, vediamo come si stanno andando a delineare anche i tavoli di discussione e le pesanti presenze per quei giorni.
Il programma ufficiale (ma ancora work in progress) annuncia la partecipazione ai tavoli di discussione di rappresentanti del Ministero dell'Istruzione, del neogovernatore della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia e della Ministra della Gioventù Meloni, fresca fresca di DDL pro-Casa Pound sulle comunità giovanili. E non possono mancare i Bologna experts, i responsabili del Bologna process, proprio quello che, perseguendo obiettivi aziendalistici e non qualitativi, ha portato l'Università allo stato attuale, con il fallimento del sistema del tre più due, riconosciuto all'oggi dalle stesse istituzioni, Ministra Gelmini in primis. Ma nel parterre non mancheranno anche rappresentanti di Confindustria e Almalaurea, che certo non hanno bisogno di presentazioni. Insomma, la cosa che sorprende è che, tra chi ha confermato e chi ancora è in attesa, gli ospiti del grande evento in pompa magna sul Diritto allo Studio sono proprio gli stessi che lo stanno definitivamente smantellando! E non solo: questo Forum sarà un momento d'incontro per tutti coloro che hanno in mano la governance universitaria. Come sappiamo bene, le ultime riforme hanno agito soprattutto su questo livello della gestione degli atenei, hanno aperto i consigli di amministrazione ad industriali, banchieri ed altri "esterni" dando contemporaneamente all'organo poteri sempre maggiori mentre l'operazione rispetto al senato accademico è stata esattamente opposta con uno svuotamento delle funzioni che lo sta portando ad un ruolo di comitato consultivo, se non di pura rappresentanza. E colpisce, senza stupire, che nell'organizzazione delle tavole rotonde e delle altre iniziative si riscontrino sigle e nomi che non vogliono lasciarsi sfuggire le briciole di questo nuovo modello di governance: non solo gli enti per il diritto allo studio - anche loro sempre più privatizzati -, la Crui, sindacati di categoria e non, ma anche associazioni studentesche che, negli anni, abbiamo ripetutamente incrociato nella composizione dei movimenti di contestazione delle diverse riforme.
Dunque gli elementi per un summit in grande stile ci sono tutti: c'è la facciata del Diritto allo Studio che copre le esigenze di industriali e imprese, ci sono gli ospiti di spicco, c'è il tentativo di coinvolgere una città che sugli studenti fonda buona parte dei propri introiti. Il tutto innaffiato da grandi dosi di demagogia e retoriche più o meno mediatiche che, nel Forum, si esplicheranno con momenti ludici, sportivi, gastronomici e chi più ne ha più ne metta (competizioni sportive di rugby e canottaggio, cene di gala, concerti e spettacoli previsti per i partecipanti). Diciamocelo pure, già gli obiettivi che questo pantagruelico summit si propone sono completamente irrealizzabili senza soldi, la domanda rimane: da dove li tirano fuori i soldi per questo teatrino?
YoUniverCity cade in un momento per gli Atenei italiani di grande instabilità dettata non solo dalle mobilitazioni degli studenti che, come abbiamo detto, rifiutano lo smantellamento del sistema universitario e rivendicano il diritto a costruirsi e costruire sapere critico e libero, ma anche dalle altre componenti del mondo della formazione, ricercatori in primis. Negli ultimi mesi queste figure messe a rischio dalle riforme che si stanno susseguendo, hanno dato vita, in molti atenei italiani, a forme di protesta che, sulla base dei documenti da loro prodotti, influiranno sull'attivazione stessa dei corsi, sullo svolgimento delle sessioni di esami e, dunque, sull'intero inizio del prossimo anno accademico. È notizia di questi giorni che l'Ateneo di Padova si trova costretto a rimandare l'inizio delle lezioni e deve far fronte alla decisione di alcune facoltà di sospendere le preimmatricolazioni (che, dallo scorso anno, nel nostro Ateneo, sono obbligatorie e subordinate al pagamento di una tassa). All'interno di tale scenario risulta fondamentale costruire delle reti e dare vita ad alleanze strategiche tra tutte le figure del mondo della formazione che, pur portando avanti specifiche rivendicazione legate alla propria particolare condizione, condividono la battaglia comune contro la dismissione dell'Università e la dequalificazione dei saperi e della ricerca. Riteniamo fondamentale quindi che tutte le componenti dell'università, accomunate dal rifiuto della riforma Gelmini e del DDL 1905 al voto parlamentare in queste ore, si mobilitino assieme per fermare questo attacco indiscriminato a formazione e università, senza nostalgie verso il vecchio modello di università che speriamo di aver contribuito a mandare in crisi e orientati alla costruzione di percorsi formativi dove la cooperazione sociale, il sapere critico e la ricerca libera si impongano sulle esigenze del mercato e sul clientelarismo spesso reazionario delle logiche baronali che regna in molti dipartimenti.
Alla luce di tutto questo, da un parte è impossibile parlare di diritto allo studio perchè sulla formazione si disinveste, dall'altra l'università che ci si prospetta è esattamente l'opposto di quella che vogliamo e dunque ci chiediamo: diritto a quale studio? Non certo quello parcellizzato e nozionistico che l'università attuale ci propone. Le mobilitazioni dello scorso anno sono state il culmine di un discorso che da anni facciamo sulla qualità dei saperi, sull'insufficenza e la pericolosità di un discorso politico che si concentri solo sulla richiesta di un accesso garantito all'Università (il "diritto allo studio"), senza metterne in discussione radicalmente il funzionamento concreto e il tipo di conoscenza che all'interno si crea e si trasmette. Abbiamo trovato nell'autoformazione una forma organizzata per trasformare in strumenti di conflitto il sapere vivo e la cooperazione sociale rendendoli in grado di creare innovazione sociale e nello stesso tempo di sfuggire dalla messa a valore di ciò che quotidianamente produciamo. Questo è stato il discorso portato dall'Onda e nell'Onda con le mobilitazioni dello scorso anno. Quelle mobilitazioni ci hanno lasciato l'esperienza di un sapere che, attraverso la condivisione e la costruzione comune produce immediatamente conflitto nel contesto più ampio delle contraddizioni sociali che emergono in questa fase di crisi economica. "Il sapere non è fatto per comprendere, ma per prendere posizione", questa frase di Foucault è stata lo slogan che nei mesi scorsi abbiamo voluto ribadire con forza. Autoformazione dunque contro la continua soggettivazione che l'attuale sistema formativo produce, o meglio, tenta di produrre dentro un contesto non del tutto pacificato, autoformazione contro il tentativo disciplinare di lasciare le nostre menti e la nostra creatività esprimersi a sufficienza per essere messe a valore, ma dentro certi limiti per neutralizzarne la possibilità conflittuale. Autoformazione e generale autoriforma dell'Università per costruire ora, e non in un futuro incerto, forme di cooperazione e di esercizio di autonomia soggettiva e collettiva direttamente in grado di attaccare biopoliticamente il tentativo di governance in corso nella nostra città. Autoformazione perché elaborare e diffondere sapere critico è uno strumento di consapevolezza di sé, della propria condizione e del mondo circostante, ma in quanto produzione di "nuovo immaginario" si presenta nello scenario attuale come un fatto direttamente conflittuale e destabilizzante.

Accanto ad una piena rivendicazione di sapere libero e critico è necessario riproporre il discorso su quello che abbiamo definito nuovo welfare. Per poter attuare in senso pieno un'autoriforma del sistema formativo e della conoscenza non possiamo prescindere dalla rivendicazione dei servizi pubblici e gratuiti, né da quella per un reddito che permetta una liberazione delle soggettività e dei loro desideri. Il Forum europeo sarà per noi un occasione per puntare i riflettori sulla nostra idea di Università e rendere visibile a tutti il vero progetto che si nasconde dietro a slogan e parole d'ordine fuorvianti come "competitività", "eccellenza", "capitale umano" e "diritto allo studio".

UniRiot Padova

Tratto da:

Bookmark and Share