Padova – Giornata Internazionale contro l’omofobia

Q-Generation (collettivo del C.S.O. Pedro), Associazione Anteros e ASU portano la loro voce in città: uguaglianza dei diritti per tutt*, no alle discriminazioni!

17 / 5 / 2014

In una Padova prossima alle elezioni, in un centro cittadino invaso dai banchetti-vetrina di politici-mercanti, oggi ha vinto un’altra parte della città: quella che sa ancora sognare un mondo più giusto, quella che non si vende per un pugno di voti, quella che ha colorato il cuore della città con un tripudio di sfumature e che con il suo forte messaggio collettivo ha voluto manifestare per la libertà, la dignità e l’uguaglianza dei diritti per tutte/i.

Dalle 14 alle 19, Q-Generation, Anteros e ASU sono stati presenti in Piazza dei Signori con opuscoli e materiale informativo. Alle 17 ha preso avvio il flashmob “E vissero tutt* felici e contenti”.

Qui la realizzazione video prodotta dal C.S.O. Pedro:

Gli attivisti si sono disposti in fila ordinata, realizzando esteticamente la dicotomia del maschile e del femminile: indossando dei simbolici k-way azzurri e  rosa,  e accompagnati da un austero “insegnante”, hanno voluto riprodurre una classe immaginaria, secondo un'ottica binaria di genere. La suddivisione ha reso perfettamente l’idea di un obsoleto separatismo, e gli “attori” hanno esaltato le caratteristiche stereotipiche dei personaggi , in maniera quasi caricaturale.

Hanno così percorso le piazze fino a giungere sul Liston, e sedersi davanti al Comune. Qui, il rigido professore ha esposto su una lavagna la teoria della cosiddetta “famiglia tradizionale”, illustrandone brevemente gli elementi distintivi (un padre, una madre, reciproci ruoli predefiniti, ecc.) e collocandola come unico modello possibile, esulando da questo “nulla è normale e naturale”, ha concluso in maniera altisonante. Ma uno degli “allievi” in k-way, ha a quel punto preso parola, raccontando una storia alternativa: una delle fiabe per l’educazione alle differenze di genere, una di quelle favole scritte proprio per i bambini ma che tanti grandi ma piccoli uomini vorrebbero veder censurate.

Ad uno ad uno, gli attivisti si sono alzati gettando il proprio k-way ed andando a formare un arcobaleno di colori: viene così disteso lo striscione “Stop Omofobia” e si susseguono gli interventi al megafono.

L’appello ad una Padova  solidale, la dignità insita in ogni vita umana, al di là dell’orientamento sessuale e del genere, il dissenso verso tutte quelle forze politiche che alimentano odio e paura verso l’Altro, la legittimità e la forza delle battaglie, tutte sempre interconnesse, per l’uguaglianza dei diritti, l’incompatibilità con chi fa del razzismo e della xenofobia le parole chiave vergognose delle proprie campagne, la scelta comune di combattere ogni forma di discriminazione e l’aspirazione ad una giustizia sociale che metta al di sopra di tutto le persone e la loro libertà: tutto questo è stato a lungo e a gran voce ribadito, sollecitando il consenso e la coscienza dei cittadini presenti. L’intervento del Coordinamento degli Studenti Medi di Padova, che ha aderito alla giornata, è stato poi rivolto alla necessità di formazione nelle scuole per una sessualità libera e consapevole e per una valorizzazione delle differenze come fonte di ricchezza e ampliamento delle esperienze.

Il ritorno verso Piazza dei Signori, ancora tutte/i insieme, ha di nuovo contrassegnato di luci e di ombre lo scenario cittadino: quella dell’omofobia è una brutta storia, le squallide favole delle campagne elettorali  sono piuttosto inganni. La favola di un mondo diverso che invece oggi  hanno creativamente rappresentato gli attivisti, si è conclusa con la suggestione di un sogno, il fine ultimo di ogni essere umano che abita il pianeta è il tendere alla felicità. Condivisa.

E vissero tutt* felici e contenti.

Comunicato Q-Generation, Associazione Anteros e ASU:

Il 17 Maggio 1990 l’omosessualità è stata rimossa dalla lista delle malattie mentali dall’Organizzazione Mondiale della sanità.

Oggi, 24 anni dopo, siamo qui per ribadire che l’omofobia non è un’opinione, e che una società può essere civile solo quando sa accogliere le differenze di tutti i suoi individui, valorizzando la cooperazione e le forme collettive e tenendo conto del benessere di tutt*. L’omofobia, sia nelle sue manifestazioni più violente, che in quelle più subdole, è un retaggio culturale che vuole imporre una dicotomia dei generi che preveda per uomini e per donne specifiche e distinte identità, desideri, comportamenti e ruoli sociali. L’omofobia ha origine nel sessismo e ne protrae gli schemi e gli effetti. I vari orientamenti sessuali, identità, ruoli ed espressioni di genere hanno il diritto di essere riconosciuti, raccontati, tutelati.

L’omofobia si combatte tramite la cultura e l’educazione, un’educazione che fin dalla scuola possa e debba presentare a ragazze e ragazzi le differenti forme di affetti, di famiglia, di identità, per educarli a osservare e riconoscere il mondo che li circonda e la realtà in cui vivono, ad abbattere gli stereotipi e le discriminazioni, e li porti a vivere una sessualità consapevole e libera, ad essere protagonisti dei propri desideri, dei propri corpi, e dei propri progetti di vita, così come a riconoscere e a rispettare quelli altrui.

L'omofobia si combatte anche grazie alla rottura con il dato costituito ed attraverso le battaglie comuni che dal basso rivendicano l'uguaglianza dei diritti, escludendo qualunque tipo di discriminazione ed ingiustizia sociale. Questo passa attraverso il riconoscimento dei fondamentali diritti civili per le persone omosessuali, il matrimonio egualitario, il riconoscimento della genitorialità omosessuale, il riconoscimento dei diritti di tutela delle coppie di fatto e delle diverse forme di convivenza.

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