Pubblichiamo di seguito il documento dei compagni di Ostia del gruppo "Riprendiamoci le spiagge", nato per difendere gli spazi demaniali e per aprire un ragionamento sul contesto del lavoro stagionale nel litorale romano, segnale che oltre alla Romagna anche in altri territori i dispositivi di esproprio del capitale si fanno sentire con tutta la loro forza

Ostia - Il lungomare del lavoro nero e delle spiagge rubate

9 / 7 / 2012

Water front, lungo-muro, concessione demaniale marittima, cementificazione spropositata, negazione dell’ingresso gratuito alle spiagge, degradazione ambientale, piste da scii, casinò, discoteche e isole artificiali. Sono solo alcuni dei punti che hanno fatto parlare molto ( suscitando talvolta scalpore come le esuberanti proposte del nostro caro Sindaco Alemanno) del XIII Municipio, città-periferia di Roma nonché meta ambita da quanti desiderano passare le proprie giornate libere al mare. Un mare sempre più oggetto di speculazione edilizia e imprenditoriale , simbolo di una politica territoriale poco sensibile alle vere  esigenze e necessità collettive.

 Simbolo anche di un “male” sociale  che la statistica ufficiale chiama “unità di lavoro irregolari”, la gente comune “ quelli che lavorano in nero”. Le unità di lavoro irregolari – secondo le tabelle contenute nell’appendice della Relazione annuale – si concentrano nei servizi (2,2 milioni su 2,9 milioni) e in particolare nel commercio, negli alberghi e nei ristoranti (1,2 milioni di unità irregolari e il 18,7% del totale del comparto). Guarda caso proprio le strutture portanti che costituiscono il cosiddetto Lungo-muro di Ostia.

 Nei molti stabilimenti che svettano sul lungo mare ostiense molti giovani ragazzi e ragazze, uomini e donne, vengono assunti come bagnini, parcheggiatori, camerieri, guardiani notturni  o lavapiatti con uno stipendio da fame, senza nessun contratto o con contratti fasulli. Consapevoli dei controlli che ogni tanto la Guarda di Finanza decide di svolgere nei suoi momenti di maggiore lucidità, gli “imprenditori del mare” si sono fatti furbi e per evitare sanzioni economiche o di essere messi nella lista nera degli evasori fiscali, dall’alto della loro magnanimità , concedono contratti di lavoro. Ma di che tipo?

Nel caso dei ristoranti si tratta per lo più  di contratti di lavoro a chiamata o a tempo determinato( se si è fortunati), in cui è solitamente riportato un totale di ore lavorative inferiore rispetto a quelle effettivamente svolte durante la giornata. Spesso si riportano anche i giorni di riposo (di solito è uno ma è un dato variabile da ristorante a ristorante) a cui ha diritto il neo-lavoratore assunto ma anche questa dicitura rimane inchiostro su carta.

 Facciamo un esempio: Il signor T lavora come cameriere presso un ristorante di uno stabilimento N. Lavora  tutti i giorni per un totale di 14 ore giornaliere con una pausa tra il turno del pranzo e il turno della cena di circa due-tre ore. Prende a turno intorno ai 60-70 euro (i giovani e le giovani riescono a guadagnare al massimo 35-40 euro a turno ma le cifre possono anche essere più basse) e riposa solo un giorno a settimana. Sul suo contratto a chiamata appare scritto che lavora solo due ore al giorno, dalle 11 alle 13 del mattino. Ed ecco che il gioco è fatto. L’imprenditore è salvo dalle trappole del fisco e il lavoratore può portarsi a casa il suo tanto desiderato e quanto mai inutile contratto di lavoro.

 Siamo stufi delle tante politiche territoriali che guardano solo agli interessi dei singoli, stanchi di vederci togliere i nostri diritti come cittadini/ cittadine e come lavoratori/ lavoratrici. Vogliamo poter accedere gratuitamente e liberamente alle spiagge. Vogliamo più reddito e meno profitti, più impiego regolare e meno lavoro in nero. Le spiagge sono un bene comune e per riprendercele le invaderemo.

Giulia di Riprendiamoci le spiagge - Ostia

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Ostia - Mare libero dalle concessioni demaniali e dallo sfruttamento

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