Occupato il consolato onorario greco a Venezia: «Stop isole-hotspot! Canali umanitari subito! Svuotare moria ora!»

30 / 1 / 2020

Gli attivisti e le attiviste della campagna #lesvoscalling hanno occupato il consolato onorario greco, per chiedere alla Grecia e all’intera Unione Europea la creazione di canali umanitari e l'interruzione immediata della restrizione alla libertà di movimento degli e delle richiedenti asilo, garantendone un’accoglienza adeguata in terra ferma, fuori da qualsiasi struttura di detenzione. L’iniziativa ha lo scopo anche di dar voce alle 43.000 persone ancora bloccate in condizioni disumane nelle isole greche in campi profughi detti “hotspot”. Nei vari interventi al megafono si sottolinea che la commissione europea si è impegnata a presentare una proposta per la riforma del diritto d'asilo in tutta l'UE, ma il tema è delegato al Commissario per la promozione dello stile di vita europeo Margaritis Schinas, espressione del partito conservatore greco Mea Democratia. 

Di seguito il comunicato, in italiano e in inglese.

STOP ISOLE-HOTSPOT! CANALI UMANITARI SUBITO!  SVUOTARE MORIA ORA!

#opentheisland #stopeuturkeydeal #safepassages #overthefortress

In questo momento circa 43.000 persone sono ancora bloccate sulle isole greche di Lesvos, Samos, Chios e Leros.

Le loro condizioni sono drammatiche: vivono in campi profughi, i cosiddetti “hotspot”, dalle condizioni ignobili, privati di tutto, impossibilitati a far valere i propri diritti. Medici Senza Frontiere ha paragonato questi campi a quelli delle zone di guerra. 

Tuttavia, nonostante sia in atto una crisi umanitaria tanto evidente, il governo greco continua a vietare il trasferimento sulla terraferma. L'organizzazione di assistenza medica denuncia che perfino i bambini malati che necessitano di cure urgenti sono obbligati a rimanere confinati sulle isole.

Del resto è da luglio dell’anno scorso che il governo ha revocato l’accesso all’assistenza sanitaria pubblica ai richiedenti asilo e alle persone senza documenti che arrivano nel Paese, promuovendo una contrazione generale dei diritti senza precedenti. Con la nuova legge sulla protezione internazionale (Greek IPA), approvata dal Parlamento il 31 ottobre 2019, viene messo a rischio il diritto alla libertà dei richiedenti asilo, potenziando i luoghi e il periodo della detenzione.

Come attivisti e attiviste della campagna #Lesvocalling siamo da poco rientrati dal campo di Moria, a Lesvos, dove abbiamo svolto un'azione solidale: lì sono confinate oltre 21.000 persone, la maggior parte di loro sono costrette a vivere in tenda, senza accesso all’acqua potabile, ai servizi igienici e alla corrente elettrica. Quanto abbiamo visto ci conferma che le politiche migratorie dell’Unione europea hanno dichiarato sempre più apertamente e ferocemente una guerra contro uomini, donne e bambini in cerca di un luogo sicuro: nel caso di Moria il braccio armato è il governo greco! 

Al punto tale che ha ordinato per il 31 gennaio la chiusura dello “Stage 2”, uno dei pochi luoghi che offre alle persone appena sbarcate una momentanea zona sicura prima di essere trasferite dalle autorità nel campo di Moria. Con questa iniziativa vogliamo anche rispondere all’appello alla mobilitazione lanciato da alcune associazioni e ONG che abbiamo conosciuto a Lesvos che chiede di non chiudere “Stage 2”, l’unico campo di transito rimasto sull’isola.

Diciamo chiaramente che non sono i luoghi di accoglienza da chiudere ma i campi profughi come Moria!

Le isole vanno aperte, interrompendo immediatamente la restrizione alla libertà di movimento delle e dei richiedenti asilo, garantendo a loro un’accoglienza adeguata sulla terraferma, fuori da qualsiasi struttura di detenzione. 

Serve una evacuazione immediata, l’apertura di un canale umanitario verso la terraferma e verso gli altri Paesi europei per ridare dignità e speranza. 

Diritti e libertà di movimento per tutti e tutte!

Campagna #Lesvoscalling

STOP HOTSPOT-ISLANDS! HUMANITARIAN CORRIDORS NOW!  EMPTY MORIA NOW!

#opentheisland #stopeuturkeydeal #safepassage #overthefortress

Right now about 43.000 people are blocked on the Greek islands Lesvos, Samos, Chios and Leros.

Their conditions are dramatic: they live in refugee camps, named “hotspots”, under despicable conditions, deprived of everything, without possibilities of asserting their rights.

MSF has compared these camps to the typical ones of war zones.

Nonetheless, despite an obvious humanitarian crisis is going on, the Greek government keeps on ban the transferts to the mainland. The organisation of medical assistance denounces that even sick kids in need of urgent therapies are obliged to stay confined on the islands.

Besides, it is from last July that the government has revocked the access to the public sanitary assistance to asylum seekers and to people without identity documents that reach the country, promoting an unprecedented general contraction of rights. With the new law on international protection (Greek IPA), approved by the Parliament on the 31st october 2019, the right of asylum seekers’ freedom is put at risk, while places and periods of detention are strengthened.

As activists of the campaign #Lesvoscalling we recently came back from Moria camp, in Lesvos, where we did a supportive action: there, more than 21.000 people are confined. The majority of them are forced to live inside tents, without access to drinkable water, to hygienical services nor to electricity.

What we have seen confirms that the migration policies of European Union have declared more and more openly and ferociously a war against men, women and kids seeking for a safe place: in the case of Moria, the armed wing is the Greek government!

To the point that it has ordered, by the 31st of January the closing of “stage 2” camp, one of the few places offering to people disembarked a momentary safe place before being transferred inside Moria camp by the authority. With this initiative we want also to reply to the call for mobility promoted by some associations and NGOs that we met in Lesvos. They are asking not to close “stage 2”, the only transit camp left on the island.

We clearly declare that those are not the welcoming places to be closed: refugee camps like Moria are!

The islands must be open, while the restriction of freedom of movement of asylum seekers must be interrupted, guaranteeing to them an adequate hospitality on the mainland, outside any detention structure.

An immediate evacuation is needed, alongside the opening of humanitarian corridors towards the mainland and towards other European countries to give dignity and hope again.

Rights and freedom of movement for everyone!!

 #Lesvoscalling Campaign

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