da Il Piccolo di Trieste del 17 agosto 2008

Nuova rivolta al Cie, evasi 5 immigrati

Gradisca d'Isonzo. 14 Sono stati catturati dalle forze dell'ordine Da maggio i fuggitivi sono 60. Il Sap chiede la chiusura del centro: «La situazione è insostenibile»

Utente: folletto
17 / 8 / 2010

Ferragosto con evasione al Cie di Gradisca. Una quarantina di immigrati nel tardo pomeriggio di domenica ha forzato con delle spranghe in ferro il lucchetto di un cancello che dà sul campo da calcio del centro immigrati. Sono stati sufficienti pochi secondi per consentire loro di riversarsi sul lato opposto all’ingresso e tentare di valicare le barriere che danno sulla campagna retrostante il Cie. Ben 25 clandestini, in massima parte tunisini, sono riusciti a scavalcare la recinzione. Di questi a varie riprese ne sono stati bloccati 14, fra cui il tunisino che aveva forzato il lucchetto. Per i restanti 11 l’evasione è riuscita fino a tarda sera quando altri 6 compagni sono stati bloccati nel Monfalconese. Un immigrato nel tenativo di fuggire si è procurato la frattura di un polso, contusi anche due militari addetti alla sorveglianza, feriti in maniera lieve: uno di essi è stato ricoverato al nosocomio di Gorizia.

E quasi contemporanemanete a Gradisca, anche al Cie di Milano c’è stato un tenttaivo di evasione di massa: c’è l’ipotesi ache ci sia una regia unica che colleghi i due episodi come avvenne nel 18 luglio scorso. Con questa ennesima evasione sono ormai quasi 60 i clandestini riusciti ad evadere dal Cie gradiscano da maggio a oggi. Solo a maggio erano state tre le evasioni in neanche dieci giorni per un totale di 33 clandestini datisi con successo alla macchia. E a fine luglio riuscirono a dileguarsi altri 12 immigrati. Solo per citare i due clasi eclatanti. Dal 2006 ad oggi nel Cie di Gradisca sono stati cagionati danni per oltre 1 milione di euro. Durissima la condanna del sindacato autonomo di polizia, il Sap, che attraverso il segretario provinciale Angelo Obit ora chiede senza mezzi termini la chiusura del Cie di Gradisca. «Non vogliamo attribuire responsabilità precise, peraltro evidentissime, sull’accaduto – spiega Obit – ma chiediamo che nella struttura, che già opera con capienza ridotta a causa dei molteplici “buchi” attuati nel complesso con tentativi di evasione più che settimanali, venga finalmente messo un punto. La situazione è grottesca. Le molteplici falle oramai sono note, come pure l’inefficienza dei sistemi di sorveglianza. Ora lo Stato si dimostri concreto e chiuda una struttura che, se si vuole ancora funzionale, va ristrutturata rimuovendone i punti deboli».

«Così come è - attacca Obit - è poco più di un alloggio collettivo. Non serve fare leggi, in uno stato di diritto è necessario farle rispettare». Nella struttura dell’ex caserma Polonio si attende da oltre un anno l’intervento chiamato a rendere il centro di identificazione ed espulsione una struttura finalmente a prova di fughe e rivolte interne. Ovvero da quando - a seguito di una sommossa – venne messo totalmente fuori uso il sistema antifuga ad infrarossi. Quello che, per intenderci, aiuta le forze dell’ordine ad intervenire in pochi secondi in caso di tentativi di evasione. Ma l’intervento di ripristino dei sistemi di sicurezza dovrebbe prevedere anche altre migliorìe al Cie: su tutte la ricollocazione dei cosiddetti offendicula, la sezione ricurva in ferro inizialmente posizionata in cima alle recinzioni e rimossa nel corso del 2007 sulla base delle indicazioni fornite dall’allora commissione ministeriale De Mistura, che ne chiese l’eliminazione per ragioni «umanitarie». Terzo e ultimo intervento previsto, il potenziamento del sistema di telecamere a circuito chiuso, essenziali per la sorveglianza. Ebbene, niente di tutto questo è ancora avvenuto. Per la prima volta è stato installato un dispositivo a raggi x per la scannerizzazione della posta che ogni giorno viene inviata al Cie. Ancora fresco è il ricordo dell’esplosione del 22 dicembre scorso, quando un pacco preso in consegna dal direttore del centro, Luigi Dal Ciello, deflagrò senza causare fortunatamente feriti.

di Luigi Murciano

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