Dopo il decennale di Insurgencia, l'occupazione e il percorso politico che hanno segnato il solco per questa nuova sperimentazione

Napoli: una coalizione sociale nella prospettiva europea

Un progetto dal basso per una Napoli metropoli europea, fondato su un portale organizzativo e una coalizione tra spazi sociali, donne ed uomini provenienti da comitati territoriali, precar*, immigrati

7 / 1 / 2014

NAPOLIproject è una coalizione sociale di singole, singoli e collettività organizzate, tutt* mobilitat* nell’area metropolitana di Napoli su territori, in spazi autogestiti, negli ambiti della scuola, dell’università, dei media e delle culture underground.


Lo scopo della coalizione è quello di elaborare, comunicare e praticare dal basso un modello di crescita di Napoli come metropoli, in contrapposizione sia alla subalternità verso cui la città è stata spinta dall’unità d’Italia in poi, sia al modello di sviluppo dominante che polarizza le aree urbane in centro e periferia, privatizza territori, sottomette le sue forme di vita agli interessi del mercato.

NAPOLIproject non vuole essere solo un sito ma un ambito fisico e virtuale di interazione tra esperimenti di attivismo. Il nostro scopo pertanto non è quello di creare un mero ed ulteriore strumento di comunicazione ma di concretizzare un determinato spazio di relazione, una sperimentazione per organizzare un comune maturato attraverso lotte vere, convivenze, intese. Tra l’altro alcune delle realtà collettive che si mettono in gioco in questa connessione già hanno a disposizione network per operare mediattivismo e produrre informazione indipendente o dibattito politico, oltre che propri canali di comunicazione sui social media. Tanti tra di noi, inoltre, come singoli utilizzano blog personali o scrivono per portali e testate giornalistiche. Non c’è alcuna intenzione di sostituire tutto ciò con questa piattaforma che invece vuole essere un’interfaccia telematica al servizio di una coalizione dinamica tra soggettività sociali, soggettività differenti ma che si pongono in dialogo permanente.

Il fatto di aver costruito questa coalizione non esclude tuttavia la consapevolezza di essere comunque una parzialità rispetto al largo panorama delle realtà attive nel napoletano per animare movimenti di base. Ciò significa che tale coalizione, pur essendo già di suo un ambito vasto e variegato, sentirà sempre la necessità di confrontarsi con tanti e diversi, a partire dai comitati territoriali di cui molte singolarità del NAPOLIproject sono parte attiva, per arrivare ad altre reti sociali operative sui territori e alle differenti forme di collettività auto-organizzate, organizzazioniorganizzazioni politiche e sociali più classiche, associazioni con cui c’è la possibilità di costruire percorsi condivisi nel rispetto delle differenze ma senza prescindere da presupposti antirazzisti, antisessisti ed antifascisti. Le attiviste e gli attivisti del NAPOLIproject soprattutto, pur portando avanti proprie campagne e battaglie per i diritti e i beni comuni, hanno sempre come ambizione fondamentale quella di vivere dentro le moltitudini di donne ed uomini ogni volta che si genera un movimento reale di contestazione ed alternativa sociale.

Il NAPOLIproject raccoglie e porta avanti il frutto del lavoro politico del Laboratorio Insurgencia nei suoi dieci anni di occupazione ma anche di attivismo politico diffuso in tutta l’area metropolitana ed investito su diverse tematiche.
Ma non solo.
Il NAPOLIproject è il prodotto dell’ibridazione di un nucleo originario di occupanti di Insurgencia proveniente dall’esperienza della disobbedienza nel movimento NoGlobal, di un popolo composito ed intergenerazionale delle periferie napoletane incrociato nelle lotte territoriali così come nel lavoro sociale e culturale all’area nord di Napoli, di donne ed uomini attiv* in comitati di quartiere in tutta la città, di soggettività formatesi durante gli ultimi cinque anni nei movimenti studenteschi di scuola ed università, di esperienze di sport popolare ed antirazzista, di pezzi di precarietà diffusa tra cui tanti di quei giovani che vengono schiacciati nella categoria di neet (Not (engaged) in Education, Employment or Training),  lavoratrici e lavoratori sia del lavoro dipendente che di quello autonomo accomunat* dalla condizione dell’intermittenza e dell’assenza di garanzie.

È con questa commistione di realtà che negli anni sono nate nuove occupazioni e si sono sviluppati nuovi strumenti di organizzazione autonoma per reclamare diritti. È così quindi che sono nate il nuovo tipo di occupazioni ed autogestione degli spazi della rete “Mezzocannone Occupato”. Quando si parla di nuovo tipo di occupazione ed autogestione ci si riferisce al fatto che gli edifici ospitano un laboratorio di analisi e pratiche politiche sul tema dei diritti nella metropoli, ma anche attività sociali e culturali dal senso immediatamente e fortemente politico come: la Casa delle produzioni indipendenti “1/2Cannone12″ (col disegnatoio che produce arte visiva, lo shotgun_studio che produce musica, col coworking e le sue postazioni informatizzate per lavoratori autonomi dell’immateriale favorendone la cooperazione, con i punti biblioteca e libreria, con le aule studio, con l’hangout aperto per la socialità, per le performance e per i dibattiti pubblici); l’Auditorium di Via Mezzocannone 14 intitolato a Carla e Valerio Verbano che è luogo di residenze teatrali, cineforum, concerti e convegni; il DAdA (Dipartimento Autogestito dell’Alternativa) che in Via Mezzocannone 2, nel cortile della centrale della Federico II, funge da spazio di autoformazione, ricerca indipendente e bookcrossing. È così che è nata pure l’occupazione di S.U.D. (Spazio Urbano dei Diritti), sede di un’associazione costruita ad hoc e che si ripropone di fungere da embrione di sindacato metropolitano per i diritti dei cittadini e di quelli che formalmente non lo sono ma legittimamente abitano nell’area metropolitana di Napoli, con sportelli rivolti ai migranti, a chi non ha casa, a chi è sotto-sfratto, a chi vuole rendere pubblici abusi territoriali nel proprio quartiere, a chi vuole organizzarsi con altri lavoratori al di fuori delle forme del classico sindacato.

La volontà di sedimentare, in una coalizione e con un’interfaccia telematica, un’annosa relazione politica e sociale, si basa soprattutto sulla consapevolezza di avere tra tutte le soggettività coinvolte un progetto comune di trasformazione della città e di tutta la sua area metropolitana. La comunanza del progetto è data certamente dall’idea complessiva di metropoli in un orizzonte europeo ma guardato da sud e dalla voglia di confrontarsi costantemente sugli aspetti particolari. Tuttavia essa è anche data dall’affinità sulle pratiche del conflitto necessario ad ottenere il cambiamento dello stato di cose vigenti. La pratica dell’occupazione stabile per auto-recuperare con attività sociali e produttive immobili abbandonati dal patrimonio pubblico o dalla proprietà privata nonché per riqualificare pezzi di città. La pratica della disobbedienza sociale in piazza così come sin dentro i luoghi del potere, sia quello finanziario, quello industriale, quello della politica partitocratica. La pratica dell’uso sociale dei propri corpi, investiti tanto nella resistenza quanto nell’azione simbolica finalizzata a prender parola pubblicamente, laddove per chi si organizza dal basso non basta sempre scrivere un documento o un comunicato per entrare nel dibattito pubblico schermato dai media main stream. La scelta della radicalità nel pretendere la trasformazione senza morire però nel minoritarismo e nell’estetica dello scontro a tutti i costi.

Di qui, la spinta a produrre progettualità per l’alternativa, rivendicando come prospettiva ciò che si scrisse già nel 1998 con la cosiddetta “Carta di Milano” siglata da una serie di Centri Sociali che scelsero le contraddizioni come metodo, lo zapatismo come modello non dogmatico, il rifiuto dell’identitarismo: bisogna <>.

Napoliproject.org

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