Napoli, narrazioni e riflessioni il giorno dopo della contestazione al Ministro Carrozza

Universitari e precari in presidio per il diritto allo studio e contro la celere nelle università, caricati da polizia e neofascisti

8 / 5 / 2013

Ieri il nuovo Ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Maria Chiara Carrozza è venuta a fare la sua prima passerella a Napoli.

In un centinaio tra studenti e ricercatori napoletani, dopo confronti nelle facoltà, abbiamo deciso di lanciare un presidio sotto la Prefettura in piazza Plebiscito per rivendicare da subito i diritti che ci vengono negati oramai da anni e per prendere parola criticamente per quanto concerne i fatti avvenuti due giorni fa all'Università Statale di Milano: le violente cariche della polizia contro gli studenti dopo lo sgombero della biblioteca autogestita Ex-Cuem.

Giunti in piazza troviamo un'altra manifestazione di protesta: una trentina di ex dipendenti dei consorzi di Bacino. Tra questi però si sono aggiunti alcuni noti nazifascisti campani. Questi ultimi non hanno perso l'opportunità di darsi a provocazioni con saluti romani e lanci di caschi contro noi presidianti. A quel punto la tensione è salita e la polizia ci ha violentemente caricato una prima volta ferendo un ragazzo a manganellate e poi una seconda ferendo e fermando alcuni studenti e dottorandi. L'Assurdità che si è palesata davanti ai nostri occhi è stata quella di vedere forze dell'ordine e i fascisti aggredirci insieme.

Abbiamo subito smentito con forza qualunque ricostruzione della giornata (già fatta da alcuni giornali, tipo Repubblica) che si sia trattata di una “rissa tra lavoratori e studenti”. Diversi lavoratori hanno infatti, in seguito alla duplice aggressione di fascisti e polizia, dimostrato apertamente la loro solidarietà agli studenti dichiarando la loro estraneità a quei personaggi.

Dopo aver occupato temporaneamente il rettorato della Federico II per una conferenza stampa, abbiamo deciso di volantinare per il centro storico della città, dove sono dislocate la maggior parte delle sedi universitarie ma anche degli spazi autogestiti da studenti e lavoratori dell'immateriale. Durante il nostro volantinaggio abbiamo subito improvvisamente un'altra carica della celere, solo perché ci siamo avvicinati a Piazza Bellini dove, nel frattempo, il Ministro era in visita al Conservatorio.

Questa seconda, violentissima carica, è testimoniata solo grazie ad un breve video di un giornalista di Napoli Urban Blog che il vicequestore in persona ha ieri aggredito e malmenato, non prima di avergli strappato la telecamera. Pochi secondi preziosi perché testimoniano sia l'assoluta pacificità del corteo pomeridiano (la testa del presidio era formata da ragazze, alcune di nemmeno vent'anni, che reggevano uno striscione) e l'improvvisa e immotivata decisione di caricare, con il solo scopo di colpire e far male, dato che il presidio era fermo a metri e metri di distanza dal cordone delle forze dell'ordine.

Della giornata di ieri ci allarma proprio questo: la totale sproporzione tra il livello cui si attestava una protesta legittima e l'assurda reazione della polizia. E' troppo evidente che la connivenza tra fascisti e forze dell'ordine è figlia della stessa strategia di "repressione con qualunque mezzo" che il primo maggio vedeva insieme la polizia e il servizio d'ordine dei sindacati confederali: una settimana prima si manganellano i lavoratori, quella dopo gli studenti e poi sotto a chi tocca. E' troppo evidente la volontà - dopo l'insediamento del nuovo governo e l'inizio delle passerelle ministeriali - di instaurare da subito un clima di ordine paralizzante, che blindi qualunque tipo di contestazione alla nuova fase di larghe intese già sul nascere. E' troppo evidente la connessione tra la violenza di ieri e le parole del ministro Alfano, che senza troppi giri di parole ha palesato la necessità di reprimere qualunque dissenso nasca a causa della crisi e dell'impoverimento diffuso.

Purtroppo per loro, però, il gioco del potere è il gioco della resistenza, due termini non dissociabili. Proprio ieri la città ha dato una risposta immediata e positiva: nella disponibilità degli studenti di riprendersi da subito la piazza dopo le cariche nella mattina, nella presa di parola pubblica di tanti piccoli commercianti del centro storico che hanno subito difeso gli studenti aggrediti, denunciando pubblicamente l'assurda gestione della piazza da parte delle forze dell'ordine.

Napoli, da sempre laboratorio di strategie di repressione poi riprodotte su larga scala, fotografa bene come - nella crisi - ci sia un ricompattamento delle forze reazionarie: dai capibastone della camorra che impongono la serrata per la ztl, ai sindacati che militarizzano le piazze, alle aggressioni coordinate di fascisti e polizia.

La sfida, per i movimenti sociali, sarà allora quella di agire analoghe forme di ricomposizione pattizia tra tante e diverse forme della precarietà e dell'impoverimento perché sia chiaro che esiste - a Napoli - un'altra idea di città. L'idea di chi crede che alla disperazione non si risponda con i manganelli, ma garantendo il diritto al trasporto pubblico, alla casa, alla salute, riqualificando le periferie, sperimentando forme di lavoro non sfruttato e non precario, bonificando i territori avvelenati: solo a queste condizioni potrà essere prodotta una democrazia reale, espansiva, che parli la lingua dei tanti comitati territoriali che ogni giorno, nella nostra città, sollevano le contraddizioni della crisi contro ogni forma di repressione.

D.A.d.A. (Dipartimento Autogestito dell'Alternativa) – Napoli

Video da NapoliUrbanBlog

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