Napoli, a Soccavo liberato un parco comunale dal degrado

Dopo la Villetta "Makeba" di Mugnano, anche nella periferia ovest il quartiere si riappropria di spazi verdi abbandonati

11 / 5 / 2013

Cominciamo con i dati.
A Soccavo, fino a qualche anno fa, c'era un parco pubblico. In un quartiere complesso, sempre più isolato dalla città a causa delle carenze del trasporto pubblico, era uno dei pochi luoghi di socialità per famiglie, anziani e tanti giovani.
Da troppo tempo, ormai, quello spazio verde era però chiuso a causa della mancanza di fondi pubblici da destinare alla manutenzione ordinaria. E' così che un luogo di aggregazione è diventato - col tempo - simbolo del degrado di un quartiere in cui, a ogni metro, c'è un edificio chiuso o una struttura abbandonata: un quartiere in cui dopo le otto di sera non si può fare nient'altro che scappare in un posto migliore, poiché c'è buio pesto e niente da fare.Certo, a meno di non volersi rinchiudrere in uno dei tanti centri scommesse che fioriscono nella zona, odiose macchine di alienazione e di sfruttamento della disperazione sociale. 
E' così che, tra l'altro, quello spazio verde è man mano diventato, grazie a chi ha tutto l'interesse che il quartiere sia desolato e silenzioso, comoda base di spaccio. L'espropriazione dei beni comuni è anche questo: approfittare delle carenze istituzionali per strappare pezzetti di territorio alla cittadinanza ed imporre forme di gestione del quartiere basate sulla solitudine, la paura e l'accumulazione criminale.

Da venerdì 10, però, un gruppo di attivisti del territorio, nel modello di tanti comitati di quartiere cittadini (che rappresentano - ad oggi - l'unica rispeto reale, dal basso, al saccheggio dei territori agito dall'austerity), ha provato a cambiare musica. 
Il dato è che, ormai, quando seghi un catenaccio e riapri un cancello senza autorizzazione, non devi spiegare più a nessuno cosa stai facendo. La miseria che viene imposta alle nostre vite è così evidente che il dibattito sulla legittimità delle occupazioni è ormai molto più che superato dalla prassi.
Lo stupore vero è stato vedere, mentre iniziavamo ad estirpare le erbacce, ad accumulare i rifiuti abbandonati in quel parco, prima una decina, poi una ventina, poi quasi trenta abitanti dei dintorni scendere in strada con noi, mettersi i guanti, recuperare dai propri garage pale e rastrelli per darci una mano. 
"Questi ragazzi stanno dando uno schiaffo morale a tutti quei candidati che in campagna elettorale parlavano di riqualificazione", diceva qualcuno. E poi, nel corso della giornata, "quei ragazzi" non si distiguevano più tanto bene dalle decine di partecipanti spontanei, così che a sera la domanda è alla prima persona plurale: "NOI ci vediamo anche domani?"

L'idea è quella di continuare a lavorare e far crescere la partecipazione per tutto il fine settimana. E, poi, autogestire il parco. Riaprirlo a tutti e a tutte, ricostruire da piccoli esempi del genere un tessuto di relazioni, un territorio, una rete di proposta politica dove la marginalizzazione della periferia ovest voleva ci fosse solo un dormitorio.

Quando più di cinquanta persone, un pomeriggio, sono disposte a mettere-in-comune risorse, energie, conoscenze, tempo per riprendersi uno spazio e capire come, insieme, lo si restituisce alla cittadinanza, capisci che la direzione è giusta. Le categorie politiche vengono sfumate dalla prassi: legale, illegale, autogestione, vertenza, legittimità. Le cose vere passano in mezzo agli steccati, alle bandierine, agli schemini. Le cose vere succedono nelle periferie: succedono quando ci si percepisce come periferia, quando una minoranza prende parola e afferma il suo diritto a decidere per sé. Le cose vere succedono lontano dal centro, lontano dall'interesse per la maggioranza, lontano dal potere. Le cose vere succedono con la zappa in mano e un té freddo diviso per 50.

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Video Soccavo, Napoli