Naomi Klein: «Bloccati nel fumo mentre i miliardari decollano»

15 / 9 / 2021

La traduzione, curata da Marco Miotto, di un articolo scritto da Noami Klein su The Intercept, in cui la giornalista e attivista canadese legge alcuni fenomeni “estremi” accaduti questa estate – le alluvioni in Germania, l’ondata eccezionale di calore in Canada, gli incendi in diversi Paesi – nel quadro complessivo della crisi ecologica.

Un giornalista tedesco mi ha spiegato che molta gente qui pensa di essere al sicuro dal cambiamento climatico. Non è una minaccia immediata, come lo è il Covid – 19, vedono i verdi come dei monelli che vogliono eliminare le vacanze a basso costo. “Che cosa hai dire a loro?”

la domanda mi è stata chiesta durante una video chiamata alla fine di giugno e in quel preciso istante ero chiusa in casa senza aria condizionata, in preda a un’ondata di calore che entro la fine della settimana avrebbe ucciso cinquecento persone in British Columbia, Canada, e letteralmente cucinato circa un miliardo di creature marine sulle spiagge arroventate. Negli anni ho affrontato molte domande del genere: “perché mi dovrebbe riguardare?” e, solitamente, provo ad arrivare a qualche tipo di argomento morale sulla nostra responsabilità verso l’essere umano, anche se l’impatto non è immediato. Ma, complice il troppo caldo e l’arrabbiatura verso la nobiltà d’animo, quello che avevo da dire era “Aspetta un attimo”.

Quello che volevo dire era che quando vi sono calcoli politici da fare su quello che la gente accetterà e non accetterà circa le politiche climatiche, non è mai saggio escludere la Terra come attore principale. Il nostro pianeta ha una maniera di inserirsi in questi calcoli, in modo tale da far cambiare rapidamente il punto di vista di coloro che si immaginavano di essere al sicuro. Questo è certamente stato il caso della Germania prima delle elezioni federali, che si terranno a settembre. In giugno il partito dei verdi stava perdendo consensi, erano sotto attacco e considerati guastafeste per aver proposto il carbon pricing, che avrebbe messo a repentaglio le amate vacanze a Mallorca (in risposta al contraccolpo, il partito avrebbe fatto marcia indietro su queste due proposte). Meno di un mese più tardi, il quadro politico è molto differente. Le autorità tedesche prevedono che i morti delle alluvioni di luglio siano ben oltre duecento persone, con molti più feriti e le infrastrutture spazzate via. Il cambiamento climatico è ora al centro del dibattito politico elettorale in Germania e i Verdi sono sotto attacco da parte della sinistra climatica e accusati di essere molli.

Quando ho pubblicato “Una Rivoluzione ci salverà” nel 2014, ho incluso una citazione di Sivan Kartha, uno scienziato esperto all’Istituto Ambientale di Stoccolma: “Ciò che è politicamente realistico oggi potrebbe avere ben poco a che fare con ciò che politicamente realsitico all’indomani di altri uragani Katrina, altre tempeste Sandy e altri tifoni Bopha.”

Com’era prevedibile ci sono stati altri di questi fenomeni atmosferici, e altri ancora. Le recenti alluvioni in Henan, Cina, sono state descritte come le più pesanti da mille anni, sfollando circa 200.000 persone. È probabile che non passino altri mille anni prima che questo tipo di disastro colpisca ancora. E poi ci sono il fuoco, il fumo, estate dopo soffocante estate. California. Oregon. British Columbia. Siberia.

Non c’è da meravigliarsi dunque, se un sondaggio New Economist/YouGov scopre che negli Stati Uniti, per la prima volta da quando è incominciata l’indagine nel 2009, il cambiamento climatico è il secondo problema politico più importante – secondo solo alla sanità. Il clima ha addirittura superato per importanza “l’economia”, mentre il crimine, il controllo delle armi, l’aborto, e l’istruzione si collocano molto più in basso nell’elenco dei problemi politici.

Questa classifica dei problemi politici è chiaramente assurda. Il fatto che chiunque pensi che la stabilità dei sistemi planetari che supportano la vita possano essere separati dall’ “economia” o dalla “sanità” – o da qualsiasi altro - è un sintomo dell’arroganza meccanicistica che ci ha messi tutti in questa confusione. Se il clima collassa, collassa tutto il resto e questo dovrebbe essere l’incipit di tutte discussioni in merito. Tuttavia il sondaggio mette in luce il fatto che qualcosa di drammatico sta cambiando nella percezione pubblica: una caduta della fantasia di sicurezza nelle parti più ricche del mondo e una crepa nella convinzione che il denaro e la tecnologia troveranno tutte le soluzioni appena in tempo.

L’inattività climatica nel mondo ricco non era negazionista. I belgi e i tedeschi sapevano che il cambiamento climatico era reale; solo pensavano che se lo sobbarcassero il paesi poveri. E fino a poco tempo fa avevano ragione. Qualche anno fa, un meteorologo conosciuto mi disse che la sua sfida più grande nel comunicare l’immediatezza della crisi climatica era che i suoi spettatori non aspettavano altro di avere un clima più caldo, e se lo immaginavano a qualcosa che assomigliasse alla regione della Borgogna in Francia. In maniera simile un paio di anni fa gli stati dell’Oregon e del Washington erano alle prese con l’aumento dei prezzi del settore immobiliare a causa dei californiani che si trasferivano a nord. Molti credevano nella previsione che il Pacifico Nordoccidentale avrebbe avuto il clima migliore, e alcune proiezioni che sostenevano che sarebbe stato al sicuro dalla siccità, dalle ondate di caldo e dagli incendi che tormentavano gli Stati del sud ovest – mentre un po’ più di caldo e un po’ meno pioggia renderebbero il clima freddo umido dell’Oregon e Washington più come il clima della California dei tempi d’oro. Sembrava una mossa non solamente sicura ma, per molti della Silicon Valley, anche una mossa immobiliare intelligente.

Ebbene, pare che un pianeta che sta impazzendo non si comporta in modi lineari facili da prevedere. È vero, in California sono come quelle del Messico, e quelle dell’Oregon come quelle della California. Ma è vero anche che tutto diventa alla rovescia. Il Pacifico Nordoccidentale non è attrezzato per il tipo di caldo comune alla California meridionale e del Nevada, e la mancanza di aria condizionata nelle case è il minore dei problemi. Il salmone – la specie chiave della nostra regione – necessita di acque fresche per sopravvivere, i salmoni giovani nuotano in specchi d’acqua fresca che quest’estate hanno riscaldato l’acqua come bagni caldi. Gli scienziati prevedono che i giovani salmoni non sopravvivranno.

Se le popolazioni di  salmone collassano, questo provocherà una cascata di perdite che arriveranno ben oltre l’ambito della pesca commerciale. Questi animali sono sacri a ogni cultura indigena della regione; sono una risorsa di cibo critica per mammiferi marini iconici (e vulnerabili) come orche e leoni marini Steller; sono parte integrante della salute delle foreste temperate, non solo agli orsi e alle aquile che si nutrono di essi ma anche agli alberi che trattengono il carbonio che sono da essi fertilizzati.

E per quanto riguarda l’idea che i californiani debbano spostarsi a nord per fuggire dal fuoco, quel sogno è ovviamente andato in fumo. L’estate scorsa incendi mortali hanno costretto all’evacuazione a est di Portland, Oregon, e in questo momento, mentre scrivo il fumo dell’incendio Bootleg sta contribuendo all’oscuramento del sole visibile fino a New York. Quindi, no, l’Oregon non è sicuro. New York non è sicura. La Germania non è sicura. Nessun posto che si è immaginato di essere sicuro è sicuro.

Questo è stato il messaggio di una coalizione di nazioni sulla prima linea della distruzione climatica. In risposta alle alluvioni in Germania il Climate Vulnerable Forum ha rilasciato una dichiarazione sottoscritta da Mohamed Nasheed, ex presidente delle Maldive.

Parlando a nome delle nazioni climaticamente vulnerabili vorrei esprimere tutta la mia solidarietà e offrire il mio supporto e preghiere alla gente di Germania, dal momento che stanno subendo l’impatto di queste catastrofiche alluvioni. Mentre non tutti sono colpiti egualmente, questo tragico evento è un promemoria che nell’emergenza climatica nessuno è sicuro, che si viva in un piccolo arcipelago, come il mio, o in uno stato europeo occidentale sviluppato.

Ovviamente il sotto-testo era che la sicurezza è da lungo tempo un sogno distante per la gente che vive in un arcipelago poco elevato come le Maldive, e che il caldo da record e le alluvioni hanno tolto vite umane, dal Pakistan al Mozambico ad Haiti per un po’ di tempo a questa parte. Inoltre, se i paesi ricchi come la Germania o gli Stati Uniti avessero ascoltato gli appelli provenienti da paesi come le Maldive (il cui governo ha tenuto una disperata riunione di gabinetto sott’acqua nel 2009 in un tentativo di dare l’allarme rispetto all’aumento del livello dei mari prima di un summit climatico delle Nazioni Unite), molto dolore adesso abituale sarebbe potuto essere evitato. La verità è che il nostro pianeta e la sua gente hanno suonato una sinfonia di allarmi nell’ultimo decennio; i potenti hanno semplicemente deciso di non ascoltare.

Come mai? Si ritorna a quelle storie che molti di noi nel mondo ricco ci siamo raccontati sulla relativa sicurezza. Che quando la crisi climatica colpisce, sarebbero altri (leggi: neri, marroni, indigeni, stranieri) che si sobbarcherebbero i rischi. E se questo si rivela una scommessa sbagliata, e la crisi arriva nelle nostre comunità, allora semplicemente ci si sposterebbe in parti più protette. In Oregon o in British Columbia o ai Grandi Laghi o forse, se le cose si mettono male l’Alaska o lo Yukon. In altre parole, faremmo precisamente quello che i governi Nordamericani, europei e australiani ai migranti sulle frontiere punendoli e umiliandoli per tentare di salvarsi. Come ha scritto lo scienziato idrico Peter Gleick, stiamo assistendo all’emergere di “due classi di rifugiati: quelli con la libertà e le risorse finanziarie sufficienti a provare , per un periodo almeno, di sfuggire alle minacce crescenti in anticipo, e quelli che saranno lasciati indietro a soffrirne le conseguenze, sotto forma di malattia, morte e distruzione”.

Durante quest’estate di incendi e alluvioni, sembra che molti si stiano rendendo conto che persino questa sinistra forma di apartheid climatico sia un’illusione per tutti tranne gli ultra ricchi. Come ha sostenuto Nasheed con il New York Times gli ha fatto da eco con il titolo sovrimposto su una fotografia di un edificio in fiamme: “Nessuno è al sicuro” siamo tutti intrappolati in questa crisi – chi sotto la cappa di fumo incessante, chi in un caldo che colpisce come un muro fisico, chi sotto piogge e venti che non si fermeranno. Persino negli Stati Uniti, costruiti con la menzogna della frontiera, la crisi climatica non può più essere rimandata al futuro o nascosta in un luogo oscuro. Siamo appena usciti da “la fuori” in modo temporale o spaziale.

Eccezion fatta, chiaro, per Jeff Bezos, l’uomo che, nel caso ci siamo persi la sua fantasia di frontiera pluriplanetaria, ha indossato un cappello e stivali da cowboy per il giretto nello spazio e che è tornato parlando di come aveva visto il futuro, ed erano discariche spaziali tossiche. “Dobbiamo portare tutta l’industria pesante, tutta l’industria inquinante e spostarla nello spazio per mantenere la Terra magnifica come è”, ha dichiarato attimi dopo l’atterraggio.

È proprio questo il nocciolo della nostra crisi: la persistente fantasia, nonostante la ragionevolezza e l’evidenza, che non ci sono limiti pesanti alla capacità del capitale di fare della vita profitto, che ci sarà sempre una nuova frontiera per mantenere vivo questo lucroso gioco. Come ha scritto Justine Calma in The Verge: “mettere roba non voluta in un posto apparentemente fuori dalla vista, dalla mente è un’idea esausta. È la stessa disposizione mentale che ha scaricato i rifiuti industriali sui popoli colonizzati e nei vicinati di colore da secoli”. Ed è la stessa disposizione mentale che ha convinto gli abitanti della Germania e degli Stati Uniti che la rottura climatica non fosse una crisi urgente – finché si è abbattuta su di loro.

Se fosse solamente Bezos che la pensa in questo modo, potremmo affondarlo, tassarlo, e finita che sia. Ma lui è solamente la manifestazione più disgustosa di una logica che pervade la nostra classe dirigente: dal senatore Ted Cruz, in aereo verso il pentastellato albergo Ritz-Carlton a Cancùn, Messico, mentre in Texas ci si indignava verso Peter Thiel che pianificava il suo bunker di lusso in Nuova Zelanda. E fintanto che i ricchi e i potenti continuano a credere che c’è un “la fuori” ad assorbire la loro sporcizia, continueranno a proteggere la macchina dell’ordinaria amministrazione terrà il resto di noi inchiodati quaggiù a bruciare.

Immagine di copertina: Photo: James MacDonald/Bloomberg via Getty Images

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