Mozione di iniziativa popolare sul caso Ital Edil e sullo sfruttamento della manodopera clandestina a Reggio Emilia

29 / 1 / 2011

Il testo della mozione:

I sottoscritti cittadini residenti nel comune di Reggio Emilia

Venuti a conoscenza che:

Molti lavoratori di origine straniera, in maggior parte senza permesso di soggiorno, hanno lavorato, in particolar modo in edilizia, senza ricevere il compenso per la prestazione svolta e a volte solo una parte di esso . La frase che questi migranti si sono spesso sentiti ripetere  dal datore di lavoro quando reclamavano lo stipendio era sempre la stessa: “denunciami pure, tanto sei un clandestino”. Lo sfruttamento della manodopera irregolare è un fenomeno diffuso: basta pensare ai rapporti di Medici Senza Frontiere o per esempio alle inchieste del giornalista Fabrizio Gatti. Si tratta di condizioni di sfruttamento assimilabili alla schiavitù, che non riguardano soltanto il sud del nostro paese ed il lavoro agricolo( fenomeno balzato agli onori della cronaca a seguito della rivolta di Rosarno) ma anche la nostra città. Da novembre 2007 a gennaio 2008, tanti sono stati i lavoratori soprattutto di origine egiziana e moldava, che hanno denunciato allo Sportello Migranti dell’associazione Città Migrante situazioni lavorative paragonabili alla schiavitù, poste in essere sia da piccoli imprenditori senza scrupoli che da grandi imprese, spesso legate a colossi nazionali, come la FRM Ital Edil srl.

Questi lavoratori hanno deciso di organizzarsi, hanno dato vita all’associazione Città Migrante, sono usciti allo scoperto e hanno denunciato la situazione perché questo fenomeno diventi patrimonio e conoscenza di tutti.

Coloro che hanno proposto denuncia motivando e documentando le loro ragioni, hanno ottenuto il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale ai sensi della’rt 18 del Testo Unico sull’immigrazione.

Premesso che:

sono nella fase conclusiva le indagini preliminari, iniziate nel dicembre 2007, di un procedimento nei confronti di una decina di persone indagate “del delitto previsto e punito dall’art. 416 del cp perché si associavano fra loro allo scopo di commettere i delitti di cui all’art. 5 comma 8 bis e 12 comma 5 decreto legislativo 286/1998”. Agli indagati è stato contestato di “aver costituito un’associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della permanenza di soggetti clandestini mediante la falsificazione di permessi di soggiorno di cui dotare ciascun lavoratore clandestino al fine di farlo lavorare per conto” della “F.R.M. Ital Edil srl”, della “Valsem Costruction Italia srl” e “Technological Building 7 srl”. Ai singoli imputati, 4 italiani, 2 moldavi e 4 marocchini, è stato contestato “di reperire manodopera da sfruttare sia in territorio moldavo che in territorio nazionale”, “di reperire soggetti extracomunitari” da impiegare come manodopera, “ai quali fornire falsa documentazione volta al rilascio di permessi di soggiorno regolari” o falsi “permessi di soggiorno di cui dotare ciascun lavoratore clandestino”, di reclutare lavoratori clandestini presenti in Italia;  “di monitorare costantemente i singoli lavoratori nei cantieri di volta in volta utilizzati e di intimorire i clandestini mediante minacce, qualora gli stessi si fossero ribellati alle condizioni di vita e lavorative a cui erano sottoposti” “anche palesando la disponibilità di armi da utilizzare ai danni degli stessi onde dissuaderli da eventuali azioni legali”, di “dotare ciascun lavoratore clandestino al fine di farlo lavorare” di documenti contraffatti, “di gestire le pratiche relative alle false regolarizzazioni”,  della “falsificazione di permessi di soggiorno di cui dotare ciascun lavoratore clandestino” e, da ultimo, “di pagare mensilmente i lavoratori clandestini, applicare trattenute ingiustificate sulle somme dovute quale corrispettivo del lavoro svolto, applicare sanzioni in caso di trasgressioni arbitrariamente riscontrate”.

Considerato che:

nelle numerose denunce presentate dai lavoratori stranieri, una settantina, sono illustrate le situazioni che accomunavano tutti i lavoratori: i lavoratori moldavi erano pagati “euro 1,75 all’ora per i primi 3 mesi, con la specificazione che se avessero lavorato più di 160 ore al mese gli avrebbero riconosciuto un compenso orario di euro 3 per le ore eccedenti”; in un secondo momento per gli stessi “fu stabilito un compenso orario di euro 3 per lavori non specializzati, e di euro 3 al metro quadrato per la posa in opera delle piastrelle”; altri lavoratori moldavi hanno dichiarato che “l’attività lavorativa aveva una durata di circa 10 ore giornaliere, sabati compresi e saltuariamente anche domenica e lo stipendio ammontava a circa 600 – 700 euro mensili al netto delle trattenute” “per l’affitto della casa” (“euro 317 direttamente trattenute dallo stipendio”, per appartamenti nei quali “convivevano, in situazioni precarie sotto il punto di vista igienico sanitario e di sovraffollamento anche 18 – 20 persone per volta con una media di 6 persone per camera”, “in stanze prive di riscaldamento e di letti, tanto che spesso il querelante ha dormito per terra o su reti prive di materasso”), “per le spese noleggio furgone” (“euro 90”), oltre “alle spese della benzina e dell’autostrada” (“direttamente a carico degli operai”), “euro 71 per l’attrezzatura”, “euro 145 per contributi moldavi”. Ai lavoratori stranieri irregolari “reclutati” direttamente in Italia veniva fatto firmare un contratto, con generalità diverse dalle loro, che prevedeva “una paga giornaliera di circa 60 euro”, fino a 90 – 100 per alcuni. L’orario di lavoro era di almeno 11 ore in periodo estivo e di non meno di 9 – 10 ore  in periodo invernale, sabati e domeniche compresi. Tutti i lavoratori che hanno proposto querela hanno lamentato di essere stati pagati soltanto i primi mesi perché nei successivi è stato comunicato loro che le somme dovute erano trattenute per le spese necessarie alla loro “regolarizzazione”. Mediamente  vantano un credito, nei confronti del datore di lavoro, che varia dai 5 mila ai 10 mila euro. I lavoratori coinvolti sono centinaia, come risulta dal libro matricola; i cantieri nei quali i lavoratori hanno dichiarato di aver prestato la loro attività, almeno 40; il giro d’affari ovviamente enorme.

Alla luce di questi gravissimi fatti riteniamo che:

Al “processo ITALEDIL” il Comune di Reggio Emilia si costituisca parte civile contro gli imputati  in quantoè un atto dovuto. Infatti, il Comune agisce in primo luogo a tutela del diritto della cittadinanza alla sicurezza avendo tra i propri compiti, istituzionalmente previsti, anche quello di garantire ai cittadini, il mantenimento di condizioni di convivenza civile. Senza con ciò duplicare o invadere l’ambito del danno e delle pretese di cui sono titolari le vittime del reato, la costituzione di parte civile da parte del Comune avrebbe lo scopo di affermare e rivendicare altre ed autonome posizioni giuridiche lese dai reati contestati al fine di non isolare le vittime dei reati stessi, di particolare gravità. Gli enti superindividuali, come il Comune, sono titolari di una forma di diritto di personalità relativamente agli scopi assunti come propri o legislativamente agli stessi demandati. Ogni fatto/reato che incida negativamente sul perseguimento di quei fini, legittima l’ente a costituirsi parte civile, nei confronti del suo autore, poiché il reato contrasta e rende più difficile il perseguimento di quegli scopi; ciò a maggior ragione allorquando l’Ente abbia, rispetto al territorio ove il fatto/reato è posto in essere, una relazione funzionale e fisica stabile. L’ipotesi delittuosa contestata è di particolare incidenza anche perché è stato, più volte ed autorevolmente, denunciato che il settore dell’edilizia è stato ed è interessato da infiltrazioni della malavita organizzata e, il caso in specie, se le accuse risulteranno fondate, sia appalesa come ipotesi classica di dette situazioni.

Tutto ciò premesso i sottoscritti cittadini chiedono che il Consiglio Comunale

impegni il Sindaco e la Giunta di Reggio Emilia affinché:

Il comune di Reggio Emilia si costituisca parte civile nel processo che si celebrerà nei confronti di coloro che saranno imputati in relazione ai fatti di cui sopra. Riteniamo detta costituzione un atto dovuto vista la gravità dei fatti, il numero di lavoratori interessati, le condizioni di vita e di sfruttamento a cui sono stati sottoposti, il danno economico che ne hanno riportato, l’incidenza dei fatti sulla vita sociale ed economica della nostra città, il danno che l’esercizio dell’attività imprenditoriale in si fatte condizioni ha causato alla comunità in tutte le sue componenti, compresa quella imprenditoriale del settore.

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Servizio Tgr Ital Edil Vs Città Migrante


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