Mastella e la guerra ai centri sociali.

Un contributo da Benevento, laboratorio di dispositivi securitari e strumenti finanziari repressivi

23 / 5 / 2017

La mattina del 18 Maggio, mentre alcuni compagni si erano recati al L@p Asilo 31 per svolgere le consuete pulizie, tre tecnici del Comune di Benevento, intrufolatisi nella struttura attraverso una porta di emergenza che collega il piano terra dell’Asilo Nido Comunale con il primo piano, provavano a manomettere il quadro elettrico generale per staccare l’erogazione di corrente elettrica alla parte della struttura del L@p Asilo 31.

Una chiara provocazione dal sapore intimidatorio da parte del Comune di Benevento che solo due giorni prima si era schierato, attraverso le dichiarazioni del Sindaco Clemente Mastella, contro il Centro Sociale Autogestito Depistaggio chiedendone lo spostamento al fine di restituire alla città una fantomatica pista di pattinaggio che non è mai stata completata ne collaudata. Era necessario inviare tre tecnici comunali a staccare l’erogazione di elettricità sebbene il L@p Asilo 31 richieda da anni al Comune di Benevento l’autorizzazione a procedere all’allaccio autonomo delle utenze con atti ufficiali e protocollati? Non era possibile utilizzare una modalità differente?

Il L@p Asilo 31 di Benevento nasce da un' occupazione del 31 Agosto 2010 ad opera di insegnanti precari ed attivisti del primo piano non utilizzato e abbandonato di un asilo comunale nel Rione Libertà, il quartiere più popoloso e popolare della città. Nel vivo della crisi economica generalizzata, l’occupazione nacque con l’obbiettivo di dar vita ad uno spazio cittadino che, attraverso la realizzazione di pratiche mutualistiche e di solidarietà come i doposcuola popolari, le casse di resistenza, i gruppi di acquisto popolari, ricostruisse legami sociali tra i soggetti marginali colpiti dalla crisi economica. Un antidoto alla solitudine e alla frammentazione sociale con l’obbiettivo di favorire infine processi di autorganizzazione e soggettivazione politica per dare una risposta immediata ai propri bisogni e al contempo costruire un campo comune di rivendicazione ad un’esistenza degna.

Dopo diversi mesi di occupazione e di braccio di ferro con un’amministrazione a guida del Pd si ottenne sul piano giuridico una convenzione di cinque anni per la gestione dello spazio per lo svolgimento di attività di natura sociale e culturale. Dopo qualche anno, dinanzi al radicamento sociale che lo spazio cominciava ad ottenere all’interno di un quartiere ricco di contraddizioni e dinanzi al moltiplicarsi di pratiche conflittuali e non pacificate come due occupazioni abitative di strutture private abbandonate conclusesi con due sgomberi e con la successiva occupazioni di ex scuole comunali, l’amministrazione a guida Pd intimò la sottoscrizione di un contratto di locazione e del pagamento di un affitto esorbitante che ovviamente trovò la totale indisponibilità da parte del L@p Asilo 31.

Tale modalità di azione fu adottata anche nei confronti di altre associazioni di promozione sociale e di volontariato della città che ricevettero simili intimazioni dettate dalla necessità di far cassa dai patrimoni comunali in osservanza ai dettami della corte dei conti in seguito all’accertamento dei debiti comunali. A distanza di sei anni tutte queste realtà si sono ritrovate con procedure di sfratto intimate dal Comune che contestava ad ognuna svariate decine di migliaia di euro di morosità per affitti non pagati, di cui 60000 euro al L@p Asilo 31.

Nel frattempo nel Giugno 2016, con la vittoria delle elezioni amministrative un redivivo Clemente Mastella a capo di una colazione di centrodestra, duramente contestata durante la campagna elettorale dai movimenti per il diritto alla casa, diventa sindaco della città dichiarando sin da subito la propria ostilità alle occupazioni abusive. In un anno di sindacatura ha provveduto senza alcuna remora a dichiarare dissesto economico e condannare la città all’azzeramento della spesa sociale, all’aumento delle tariffe comunali alle massime aliquote, alla concessione gratuita dei patrimoni comunali ad enti privati.

La dichiarazione del dissesto finanziario e la retorica della mancanza di risorse a causa del debito consentono la deresponsabilizzazione da ogni onere amministrativo scaricando le responsabilità politiche su chi lo ha proceduto e al tempo stesso di dedicarsi alla ricostruzione della propria immagine attraverso la realizzazione di eventi che oscillano dai grandi gala alle sagre di paese, apparizioni televisive e iniziative eclatanti, sebbene totalmente inefficaci dal punto di vista amministrativo, sui temi che riscuotono consensi facili come la sicurezza, il decoro, l’ordine. Non a caso in questi mesi il Comune di Benevento nel nome della legalità e della lotta agli sprechi e “abusi” ha proceduto ad eseguire gli sfratti esecutivi a tutte le associazioni di volontariato che avevano sede presso locali comunali con la promessa mai mantenuta di ritrovare alle stesse ulteriori sedi.

E’ con questa chiave di lettura che va interpretata dunque la sua offensiva agli spazi sociali per mettere fine alle irregolarità di chi occupa strutture comunali senza pagare fitti o utenze. Non a caso Mastella dichiara guerra agli spazi sociali subito dopo l’emissione ad effetto dell’ordinanza comunale anti-accattonaggio contro i poveri e i migranti in perfetta sintonia con il Decreto Minniti provando a costruire così su di sé l’immagine del Sindaco del rispetto delle regole, dell’applicazione della legalità, del “decoro”, provando a mantenere consensi in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Da comunicatore impeccabile Mastella amministra a suon di roboanti dichiarazioni che diventano automaticamente i temi del momento dettando così i tempi dell’agenda politica e costringendo le sue opposizioni ad un estenuante inseguimento.

Ma l’essere social e le abilità comunicative si scontrano con la realtà dei fatti e le contraddizioni evidenti di un’ amministrazione che non ha mantenuto alcun impegno di governo assunto, che utilizza il dissesto che si manifesta sempre più come una scelta politica, come paravento o giustificazione ad ogni scelta impopolare. Il dissesto diventa ogni giorno che passa lo strumento per tagliare sempre più diritti e spesa sociale e investimenti sulla cultura, il grimaldello utile ad aprire una stagione di privatizzazione dei servizi comunali così come è accaduto per l’azienda ai trasporti locali Amtse così come sta avvenendo per l’Asia che gestisce il servizio dei rifiuti e che presto si aprirà a società private.

Dietro i piagnistei e i piagnucolii utili con i quali scarica ogni responsabilità politica su chi lo ha preceduto, si cela un disegno chiaro, mirato: attraverso le politiche di austerity, divenute secondo la narrazione dominante necessità inevitabile, si vuole erodere ricchezza sociale e comune in favore della speculazione privata. E’ emblematica in tal senso la doppia strategia utilizzata dal Comune nella gestione del patrimonio comunale: strutture comunali di recente riqualificazione sono stati concesse gratuitamente a soggetti privati come la Gesesa Spa, che gestisce il servizio idrico per conto di Acea, mentre gli spazi che hanno realmente una funzione sociale e culturale vengono osteggiati e chiusi in nome della lotta agli sprechi. Sebbene la figura caricaturale di Mastella e consorte riescano a strappare consensi e simpatie a livello mediatico e nazionale, la sua gestione provinciale e casereccia della res pubblica e della macchina amministrativa è tutta centrata sul potere decisionale di due persone fino al punto di mortificare e umiliare i singoli consiglieri e assessori ridimensionati a semplici yesman senza alcuna autonomia decisionale.

Se in questi dieci anni i movimenti sociali, ambientali, politici si sono scontrati con una gestione decennale e consociativa ad opera di un partito–apparato come il Pd, rappresentativo delle famiglie e degli interessi più influenti della città ma contenente comunque una dialettica interna che consentiva di sollevare contraddizioni, oggi ci scontriamo con un modello di gestione familiare dove hanno cittadinanza e diritti soltanto coloro i quali aderiscono ad esso senza contestare. Si è aperta la stagione di un modello di gestione da un lato ossequioso ai dettami di austerità imposti dall’alto, delegando la gestione dei bilanci e delle politiche economiche alle scelte del ministero della finanza e alle direttive della corte dei conti, dall'altro una gestione capace comunque di elargire posti, incarichi, favori seppur in maniera ridotta alla schiera di cortigiani e accoliti. In questa gestione “ceppalonica” della casa comunale e della città ovviamente spetta ai capi famiglia stabilire se è prioritario o meno offrire risposte concrete ai problemi sociali della città, ancora spetta ad essi decidere quali siano i giusti interlocutori e soprattutto stabilire chi può avere udienza e chi no in base al grado di fedeltà espressa. Tutti quelli che non rientrano nelle fila degli yesman e dei cortigiani pronti ad acclamare le rocambolesche imprese del sindaco pizzaiolo, musicista, cantante, papa, nonno, presentatore, ciclista, giocatore di biliardino, operatore ecologico vengono derubricati tra le fila dei nemici che non possono interloquire con l’istituzione comunale.

Riteniamo estremamente grave e pericoloso quello che sta accedendo nella nostra città, la violenza e l’arroganza che le istituzioni comunali utilizzano nei confronti di coloro i quali osano esprimere dissenso provando a scardinare la dicotomia amico/nemico, un’attitudine che non può essere a nostro avviso più tollerata né sottovalutata. L’attacco vile ai centri sociali perpetrato nelle ultime ore, utile a sollevare l’ennesimo polverone e a riscuotere visibilità anche sul piano nazionale, rischia però di mettere in discussione e minare la legittimità sociale e culturale conquistata negli ultimi 17 anni nella nostra città grazie all’impegno costante di tante compagne e tanti compagni. Attraverso un’operazione diffamatoria, di cui di certo non è responsabile soltanto il sindaco Mastella, ma alla quale contribuiscono tutte le forze politiche parlamentari a livello nazionale, si sta provando a far passare la narrazione nociva per la quale i centri sociali sono semplici occupazioni abusive fatte ai danni dei cittadini e delle loro tasche a causa di un presunto sperpero di denaro pubblico su strutture che come ben sappiamo giacerebbero abbandonate e oggetto di vandalismo.

Quella che oggi viene meschinamente messa in discussione è la cittadinanza dei centri sociali e soprattutto l’immenso valore che essi rappresentano per una comunità in termini di ricchezza sociale e culturale. Siamo consapevoli che questi attacchi però non rappresentano un caso isolato e circoscritto solo alla nostra città, ma sono la cartina tornasole di una situazione generalizzata all’interno del paese dove a colpi di decreti sulla sicurezza e il decoro, di dispositivi securitari adattabili ad ogni contesto e applicabili ad ogni nuovo nemico da combattere e strumenti finanziari si prova ad ostacolare e ridurre drasticamente gli spazi di agibilità politica e sociale sui territori. Riteniamo estremamente doveroso dunque avviare una riflessione nazionale e una discussione tra tutte le realtà che si sentiranno chiamate in causa da quest’appello per la costruzione di una campagna di sensibilizzazione e una mobilitazione generalizzata nel paese per rispondere all’offensiva securitaria in atto contro gli spazi sociali.

 L@p Asilo 31

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