Il disastro sanitario del mare campano. Prima parte dell’inchiesta “Mare nostro”

Mare magnum

4 / 8 / 2009

Vico Canale si trova in cima ad uno dei vicoli che percorrono intersecandosi i Quartieri Spagnoli al centro di Napoli. Proprio li’ Carmine Furgiero, disoccupato con figli, ha piazzato una piscina fai da te. Costo 150 euro, comprata in Piazza Mercato, ad usufruirne i bambini del vicolo, tra cui i figli di una famiglia di migranti anche loro impossibilitati a permettersi una vacanza al mare. Ma non solo quello. Dietro la soluzione da nuovo welfere dal basso che i cittadini dei Quartieri Spagnoli e di Forcella promuovono, facendo la guerra con i vigili del generale Sementa pronti a “smontare” le piscine popolari autogestite, c’e’ il vero dramma che la Campania sta vivendo in questa estate del 2009: l’inquinamento del mare da coliformi fecali.
In pratica …merda ! Per intenderci.
La Campania ha 166 Km di spiagge ed 81 Km di costa non balenabile, questi i dati reali di uno scempio che va avanti da anni, ma che sembra aver raggiunto una nuova fase proprio in quest’anno.
L’inquinamento del mare è sostanzialmente dovuto al cattivo funzionamento dei depuratori delle acque: a questi impianti industriali sta il compito di filtrare e ripulire le acque delle fogne della Campania che prima di 30 anni fa scaricavano direttamente in mare. Qualcuno ricordera’ il colera del 1973…ebbene da allora si mise in moto la macchina dei depuratori che ancora oggi ci consegna uno scenario di inefficienza e pericolosita’.
Oggi assistiamo ad una nuova declinazione del governo dell’emergenza nella nostra regione che passa ancora una volta su un piano speculativo che vede la devastazione ambientale come paradigma imprescindibile, tanto da passare gia’ in anni passati per un ennesimo commissariamento, il commissario straordinario alle acque.
Ma andiamo con ordine.
I 5 depuratori della Campania sono quelli di Acerra, Cuma, Napoli Nord, Villa Literno e Marcianise, impianti costruiti circa una trentina di anni fa e che devono ripulire la foce di alcuni fiumi come il Sarno e dei Regi Lagni, antichi bacini idrici di età borbonica pensati come funzionali all’esigenza idrica dell’agricoltura della zona di Acerra e Villa Literno, prima che questi luoghi della Campania Felix, dove vi erano tre raccolti all’anno si trasformassero in una immensa discarica di veleni.
La parte di costa a Nord di Napoli è quella che si estende da Capo Miseno fino al litorale domitio con i comuni di Varcaturo, Licola, Mondragone e Castelvolturno ad essere quelli storicamente interessati da un turismo che negli anni ’80 era di vocazione addirittura internazionale. Poi, col passare del tempo, l’acqua da azzurra comincio’ a diventare verde, poi marrone, fino a raggiungere un colore indefinito negli ultimi anni. E con l’abbassamento di tonalita’ del colore delle acque cambiava anche la balneabilità. Cambiavano sopratutto gli utenti del mare, divenuti sempre di piu’ i ceti popolari deboli che non potevano permettersi una vacanza. Ma accanto al mutamento dei fattori naturali e sociali che intorno alle coste della Campania tra Napoli e Caserta si dava, i termini della speculazione economica risultavano via via piu’ chiari. Da un lato il pessimo funzionamento di depuratori che non hanno mai funzionato a pieno regime, non hanno mai dato risultati concreti in termini di pulizia delle acque e non hanno mai rispettato gli standard di sicurezza ambientale e sanitaria; dall’altro, ovviamente, milioni di euro che volavano dagli enti pubblici per ammodernamenti mai realizzati e acquisto di pezzi di ricambio mai effettuati. La costa intanto, un patrimonio di tutti, in cui tutti avrebbero dovuto poter esercitare il diritto al mare gratis e per tutti, diventava sempre di piu’ una enorme lottizzazione. La spiaggia libera scompariva del tutto. Oggi dalla citta’ di Napoli, dalla zona di Posillipo fino alla provincia di Caserta non c’e’ piu’ spiaggia libera. Nemmeno a Bagnoli, che dopo decenni di Italsider e metalli pesanti sulla sabbia qualcuno vorrebbe balenabile, nemmeno li’ c’e’ piu’ spiaggia libera. Anche li’ dove l’acqua e’ marrone, a Mondragone, Licola e Varcaturo, nemmeno li’ in quel pantano la discesa al mare e’ gratis.
Lidi con tanto di piscine, piscine sulla spiaggia, alternative al mare, parcheggi, ombrelloni, punti ristoro, ed anche la selezione all’ingresso. Per due persone una giornata di mare puo’ anche costare oltre i 30 euro. Si arriva, come nel caso di Capo Miseno sul litorale flegreo, a richiedere il ticket per l’ingresso nel paese. 5 euro se volete entrare a Capo Miseno, poi il traffico, pagare il parcheggio, pagare la discesa a mare, pagare il pranzo....pagare..pagare…pagare.. Un businnes di enormi proporzioni quasi tutto nelle mani dei clan di camorra che possiedono gli stabilimenti balneari. E laddove non c’e’ la camorra c’e’ la speculazione di grandi potentati imprenditoriali spesso e volentieri vicino al centro sinistra del governatore Bassolino.
Davanti a questo scenario, Carmine Furgiero dai Quartieri e la signora Criscuolo da Forcella sono dei veri e propri esempi di riappropriazione diretta, contro devastazione ambientale ed affarismo, un esempio vero di welfere dal basso osteggiato da un’amministrazione comunale che continua a parlare di spiagge balenabili.
A questo quadro si speculazione sul litorale, e di cattivo funzionamento dei depuratori si unisce il vero disastro ambientale che l’estate 2009 ha portato con se.
Siamo a metà del mese di Giugno, la Hidrogest, azienda che gestisce il depuratore di Cuma, non paga gli stipendi ai suoi operai da mesi. La pressione e’ forte e nessuna forma di protesta sembra ottenere risultati. Non sanno piu’ cosa fare i 400 lavoratori Hidrogest, e ben pensano di aprire le caditoie dei filtraggi delle acque in prossimita’ delle vasche di depurazione e scaricare direttamente in mare…
Per tre giorni le fogne della provincia di Napoli e Caserta finiscono direttamente nel mare ! Un disastro senza precedenti. I lavoratori dopo tre giorni incassano gli stipendi grazie ad uno stanziamento straordinario della Regione Campania. Nel mare, nella costa che va dalla provincia di Caserta a quella di Salerno compare una immensa chiazza di colore scuro…coliformi fecali in aumento lungo tutta la costa, compaiono dei vermi sulle spiagge, nessuno, nemmeno il piu’ temerario, osa fare il bagno.
Scatta il divieto di balneazione non solo laddove vigeva da tempo, come sul litorale domizio, ma anche nei migliori luoghi di balneazione intorno alla citta’ di Napoli : Monte di Procida, Miseno, Bacoli, fino anche a Positano in provincia di Salerno sulla costiera amalfitana scatta il divieto di balneazione.
Il primo contraccolpo non è per nulla psicologico ma assolutamente concreto. Boom delle piscine private a costi alti, lidi deserti, quegli stessi lidi dove un ombrellone ed una sdraio fino a pochi giorni prima raggiungeva i 10 euro di costo, ora viene offerta a 3 euro …
Per alcuni comuni e’ una catastrofe, sono quei comuni che notoriamente mantengono la balneabilita’ e vengono riconosciuti come zone dal mare pulito: e’ il caso di Monte di Procida dove il sindaco Francesco Paolo Iannuzzi invoca da subito la bonifica delle acque e dell’intero litorale.
Alla Hidrogest, in perfetto stile da governo dell’emergenza, vengono garantite le spettanze ed affidati nuovi fondi per ammodernare gli impianti, e per farne funzionare di altri.
Un film gia’ visto nell’era della shock economy…
Intanto il presidente dell’Arpac, l’agenzia regionale per l’ambiente Campania viene silurato ! Non c’erano riusciti gli scandali sui rifiuti e le palesi complicita’ dell’agenzia campana per l’ambiente con i grandi potentati a far cadere la presidenza. Arriva il Prof. Gennaro Volpicelli, ma niente paura non è un’ambientalista convinto, viene dalla presidenza della commissione di collaudo dell’inceneritore di Acerra, quello che al momento va avanti bruciando gasolio.
L’assessore regionale all’ambiente, il presunto ambientalista ed ex presidente di Legambiente Walter Ganapini, a chi gli domanda dei vermi sulle spiagge risponde che …. “sono esche…non lanciamo falsi allarmismi”…
E gia’, perche’ l’affare e’ fatto ma l’allarme e’ di quelli da cerchio rosso. Le strutture di balneazione, quelle in mano alla camorra ed agli amici di chi governa, sono al collasso, bisogna tranquillizzare, dire che il bagno si puo’ fare, che l’acqua adesso e’ pulita….in fondo sono state scaricate in mare le fogne di Napoli e Caserta per tre giorni, cosa si vuole che sia ?!!?!
A Miseno, il comune dove si pagava 5 euro per entrare, c’e’ la rivolta degli stabilimenti, la “rivolta dei lidi”, vogliono innanzitutto aiuti dalla regione per il danno ricevuto, poi garanzie sulla stagione in corso, e se proprio avanza magari la bonifica del litorale…
Risultato , scompare il ticket di 5 euro e si avvia lo studio di misure per rimborsare gli imprenditori del danno avuto.
Chi ha fatto il bagno? Chi continua ad andarci fidandosi delle assurde rassicurazioni di Arpac e Regione Campania ?
Ma questa storia ha fatto venire fuori anche il vero funzionamento dei depuratori, che ci raccontano di anni ed anni di sversamento in mare. Magari tre giorni !!!
Il depuratore di Cuma funziona pressappoco in questo modo : le fogne hanno un primo filtraggio, questo e’ molto importante perche’ serve a trattenere i rifiuti di grandi dimensioni gettati nei water, come assorbenti, pannolini ed altro; dopodiche’ ci sono circa 20 vasche di decantazione delle acque, ad ognuna di essa corrisponde un trattamento. A Cuma di vasche ne funzionano una decina piu’ o meno, le altre o sono rotte con pezzi di ricambio mai acquistati oppure non sono mai entrate in funzione. Le acque decantano e lasciano sul fondo delle vasche dei fanghi, che come tali dovrebbero essere trattati e smaltiti in siti per rifiuti speciali. In Campania si e’ sprovvisti di questi siti e si mandano a Catania. Per la mole accumulata circa una ventina di camion di fanghi dovrebbe partire ogni giorno verso la Sicilia, ma i bene informati ci raccontano che solo sette o otto camion di fanghi al giorno vengono visti partire per la Sicilia.
In piu’, per stessa ammissione dei vertici della Hidrogest, “qualche volta” si aprono le caditoie per scaricare a mare, visto che l’impianto e’ troppo sotto pressione e si formano dei tappi.
“Qualche volta”….
La zona di Cuma ha diversi porticcioli dove si ancorano delle barche, piccole imbarcazioni che appassionati del mare tengono tutto l’anno per andare in giro in escursioni. A loro chiediamo quel “qualche volta..” cosa significa. Ci raccontano di una grande mareggiata del novembre del 2008, durata alcuni giorni alla fine della quale un gruppo di amici decise di farsi un giro intorno a Bacoli per vedere gli eventuali danni lasciati dal mare. Un’immensa distesa di assorbenti e pannolini dominava lo specchio d’acqua tra Miseno e Bacoli. L’abitudine di aprire le caditoie quando ci sono delle mareggiate sembra essere la prima abitudine della Hidrogest al depuratore di Cuma. Ma in generale chi lavora in quelle zone ci racconta di come tutte le notti venga scaricato in mare una parte dei liquami del depuratore, che d’altronde non depura perche’ non funziona del tutto, e quindi bisognerebbe parlare di cattivo funzionamento complessivo e non di “qualche volta” oppure di pezzi che si rompono. Ma come giustificare poi la spesa di milioni di euro alla stessa ditta che inquina invece di depurare il mare della Campania ?
Intanto davanti al disastro si mettono tutti “ a squadra” per parare i colpi. Sui giornali e sulle Tv non appare nemmeno un’immagine, nemmeno una foto dell’inquinamento delle acque. Dei famosi vermi, che ormai migliaia e migliaia di cittadini hanno visto, non se ne parla proprio. Resta per buona la versione dell’assessore Ganapini… “esche” !
La Hidrogest si appresta ad essere addirittura la ditta a cui affidare la gestione di tutti e 5 depuratori della Campania.
L’azienda bergamasca è subentrata nella gestione dei depuratori alla ditta Pianese, sulla carta sono subentrati dal 2005 ma di fatto solo dal 2007, perche’ solo allora ci fu lo sblocco delle procedure. La stessa ditta Pianese e’ stata condannata per l’inquinamento che c’e’ stato per tutto il periodo della propria gestione. La sentenza, depositata poco dopo il blocco dell’impianto a giugno 2009, vede la condanna di un anno e sei mesi per il legale rappresentate della ditta Pianese (con pena sospesa), ed il dissequestro di 250mila euro a titolo di cauzione a favore della Regione e il risarcimento dei danni (da stabilire e quantificare in sede di procedimento civile) in favore delle parti civili.
La ditta, iscritta al registro delle imprese di Bergamo, e controllata da Tecnomeccanica di La Spezia, dice di essere scioccata da quanto accaduto. A parlare e’ Gaetano De Bari direttore generale della Hidrogest che racconta di contratti non mantenuti, di spettanze mai arrivate dai comuni, e parla di impianto che non funziona, che funziona male. Lo ammette tranquillamente De Bari, continuando a dire che loro presentano progetti e restano inattuati, che hanno commesse ovunque, anche una da 200 milioni di euro dalla Libia e che non ci tengono a restare in Campania se non hanno i soldi. Poi contrattacca parlando di Comuni che scaricano direttamente a mare, come il Comune di Pozzuoli.
A questa azienda del Nord non solo è affidata la gestione dei depuratori ma anche la gestione dei connettori, che sono quelle reti che dai singoli comuni portano ai depuratori. Il fatto che ci siano comuni che smaltiscono direttamente in mare sta a significare solo un’ evidente complicita’ che c’e’ tra questi, che tirano fuori i soldi per la Hidrogest e la azienda stessa che smaltisce male e caso mai agevola una situazione come quella descritta.
Il signor Furgiero scioglie la pasticchetta di cloro nella piscina sui Quartieri Spagnoli, i bambini devono aspettare che si scioglie e poi possono fare il tuffo. Nel pomeriggio è piu’ difficile che passano i vigili , si puo’ stare piu’ tranquilli ed i bambini possono giocare e far finta di avere il mare…

*Laboratorio Occupato Insurgencia

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