Many Against Eni - Mobilitazione di Rise Up 4 Climate Justice in quattro angoli d'Italia

Milano, Livorno, Ravenna e Presenzano. Quattro diverse iniziative che vogliono indicare con chiarezza che è Eni uno dei maggiori nemici del clima, responsabile di decenni di politiche fossili scellerate.

12 / 5 / 2021

“Serve una giusta transizione ecologica”. “Abbiamo bisogno di abbandonare il fossile. La giustizia sociale è una condizione da raggiungere anche attraverso la giustizia climatica”. 

Se si conviene su queste premesse - tratte dal documento di approfondimento verso #ManyAgainstENI, la settimana di mobilitazioni contro ENI in tutta Italia - ne deriva che il quadro che va delineandosi con il PNRR e i fondi destinati allo "sviluppo sostenibile" è uno scenario insufficiente. Per questo motivo oggi Rise Up 4 Climate Justice ha lanciato una giornata di mobilitazione nazionale con l'hashtag #ManyAgainstENI, una giornata in cui indicare con chiarezza uno dei maggiori nemici del clima, responsabile di decenni di politiche fossili scellerate. 

Attaccare il meccanismo finanziario che permette alle multinazionali energetiche di individuare vere e proprie zone di sacrificio significa smantellare alla radice il principio su cui queste si basano. Un meccanismo che prevede da un lato al promozione di un'immagine green e l'attuazione di politiche di mitigazione, dall'altro la prosecuzione del business as usual con pratiche altamente pervasive e inquinanti in territori marginali. 

Per sottolineare l'insostenibilità delle politiche di ENI, soprattutto nel momento in cui sta per accedere ai fondi previsti dal Recovery Fund, oggi in quattro città in tutta Italia sono state costruite giornate di mobilitazioni. 

A Milano oltre duecento persone sono entrate nel cantiere ENI in cui vengono costruiti i nuovi uffici dirigenziali della multinazionale. Dall'ultimo piano del cantiere vengono calati tre striscioni di oltre venticinque metri ciascuno contro i "fossil criminals". La sede centrale viene indicata in questa giornata come simbolo delle politiche di ENI, che oggi decide i piani di investimento e spartizione degli utili del prossimo anno.

Con il blitz, parte dell'attività del cantiere viene interrotta, rallentando i lavori. L'occupazione del cantiere è durata più di un'ora, durante la quale gli attivisti e le attiviste hanno attraversato l'infrastruttura di dimensioni notevoli. L'uscita è stata accompagnata dal coro "we are unstoppable, another world is possible", parole d'ordine internazionali delle mobilitazione anticapitaliste sul clima.

La raffineria di Stagno, in provincia di Livorno, è un caso paradigmatico del modello di finta transizione voluta dal governo Draghi e dalle multinazionali del fossile. 

Da un lato, si vuole realizzare un progetto di "bio-raffineria", dall'altro, resta ancora la possibilità che Eni riceva soldi pubblici per realizzare un "gassificatore di rifiuti", che oltre a mantenere un modello di smaltimento del rifiuto invece che di riciclo - tramutare rifiuti in in metanolo, poi immesso nell'atmosfera - è un impianto pericoloso non solo per i residui prodotto - CO2 - ma anche per le lavorazioni finali. Per entrambi questi progetti, sono previsti almeno 500 milioni di fondi pubblici presi dal Recovery Fund. 

Il presidio di oggi è stata l'occasione per avviare una vera discussione partecipata sulla transizione e sull'utilizzo dei soldi del PNRR, che il governo Draghi ha progettato all'oscuro di tutti. 

Stagno ManyAgainstENI

La Campagna No Ccs assieme ad altre realtà del territorio emiliano romagnolo ha dato vita nel pomeriggio al presidio in piazza Kennedy a Ravenna.

Inizialmente previsto nell'altrettanto centrale ma più simbolica piazza del Popolo, proibita però dalle autorità cittadine, l'evento ha raccolto svariate centinaia di persone, appartenenti a realtà diverse ed eterogenee, aggregando anche una buona parte d società civile ravennate.

Tre ore di interventi e performance artistiche tese a denunciare le politiche aggressive e insostenibili di Eni, che veramente sta cannibalizzando questa fetta di Romagna. Rabbia, propositività, disponibilità a mettersi in gioco per rivendicare il diritto di vivere in un pianeta giusto e sostenibile, questi i temi vivi e palpabili in tutti i contributi.

Al presidio sono arrivati, pedalando dal Veneto, anche i Climate Riders. Lungo il percorso in bici, sono stati segnalati e "sanzionati" diversi metanodotti, simbolo della falsa transizione ecologica del Governo Draghi.

Nella mattinata la campagna ha segnalato sul litorale del Lido di Dante le troppe piattaforme petrolifere a poca distanza dalla battigia, quasi 50, alcune delle quali sono oggetto di progetti di speculazione che vorrebbero trasformarle in report di lusso, oltre all'ipocrita impianto di stoccaggio della co2 denominato CSS.

Evitare di produrre co2 cambiando radicalmente il paradigma di produzione delle merci, non sfruttare la lotta al climate change in modo ipocrita ed esclusivamente vedendo occasioni di profitto questo il messaggio incontrovertibile della giornata.

Ravenna ManyAgainstENI

Nel pomeriggio in tante e tanti si sono dati appuntamento anche a Presenzano, in provincia di Caserta: realtà del territorio, agricoltori e comitati ambientalisti, insieme alle reti di Stop Biocidio e di Bees Against G20, per dare vita ad una mobilitazione contro la costruzione di una nuova centrale a Turbogas.

Un appuntamento che si inserisce nella cornice della giornata internazionale contro le grandi multinazionali del fossile, lanciato da Rise Up 4 Climate Justice in occasione degli incontri degli azionisti di ENI e altre grandi aziende.

La crisi pandemica ha evidenziato che è arrivato il momento di invertire la rotta, che i combustibili fossili vanno lasciati sotto terra e soprattutto che il modello di sviluppo capitalistico ha miseramente fallito, arricchendo i soliti noti e avvelenando i nostri territori. Giornate come questa servono a ribadire che è arrivato il momento di lasciarselo alle spalle.

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