Manduria - Dentro ed oltre l’autogestione

5 / 4 / 2011

Tre istantanee, dotate di forza paradigmatica e dal possente impatto visivo, agevolano la comprensione dell'atmosfera intorno e dentro l'ennesima giornata di attese, partenze e precarietà trascinata via davanti al centro di accoglienza ed identificazione di Manduria.

La prima immagine coglie la fase di ultimazione della costruzione della nuova recinzione. Drammaticamente più alta e più solida della precedente, ormai pronta ad avvolgere in una rete questa volta tendenzialmente invalicabile gli spazi di vita dei ragazzi tunisini, palesa per un verso l'ormai manifesta volontà governativa di dotare la tendopoli di elementi di indeterminata stabilità temporale; dall'altro invoglia, ancor oggi, diverse decine di ragazzi ad abbandonare, con ogni mezzo ipotizzabile, la cittadina del tarantino.

Il secondo sguardo sulla giornata odierna mostra un groviglio di lenzuola, materassi e coperte, allocate nella zona di verde antistante l'ingresso del centro. È la manifestazione estetica della portata emotiva della protesta in atto ormai da due giorni. I migranti decidono di restare, tutto il giorno, all'esterno della struttura. Molti intraprendono uno sciopero della fame, molti altri, semplicemente, si rifiutano di consumare il cibo offerto dai gestori del campo, assolutamente inadeguato e sempre uguale a se stesso. L'impatto visivo è profondo, la forza comunicativa efficace e drammatica. I ragazzi tunisini scelgono, anche oggi, di vivere la precarietà della propria condizione di vita fuori le umide tende, tra la distesa d'erba e i secolari ulivi.

Strettamente connessa alle prime due giace la terza fotografia della giornata, capace di palesare quale sia, in ultima analisi, corpo e spirito dei movimenti nati intorno al centro di Manduria.

Casse e casse di arance. Latte, caffè, e biscotti. Decine di chili di pane e pomodoro. Un numero incommensurabile di ogni tipo di capo di abbigliamento. Tentativi di costruzione di cucine da campo. Schede telefoniche. Centinaia di sigarette. Descrivere portata e ampiezza dei servizi autogestiti che senza soluzione di continuità vengono erogati all'esterno del campo risulta operazione splendidamente difficile. Accanto alle forme di assistenza alimentare e alla distribuzione di vestiti, è strutturato anche un fondamentale servizio di informazione giuridica, geografica e logistica che prova a compensare l'assoluta inadeguatezza delle notizie provenienti dai centri informativi interni al campo.

Le donne e gli uomini delle cittadine contigue al campo, insieme agli attivisti provenienti praticamente da tutte le province pugliesi, costruiscono un meccanismo di intervento che, se sul piano dell'apporto materiale risulta ormai drammaticamente indispensabile, dal punto di vista strategico, come ogni forma di autogestione, tiene dentro inevitabili e strutturali elementi di denuncia, in questo caso delle intollerabili condizioni di vita all'interno della tendopoli pugliese, ben al di sotto di ogni concezione ipotizzabile di diritti umano. Gli enti gestori del campo, e con essi le istituzioni che presidiano l'ex aereoporto militare, da ormai due giorni sono geograficamente distanti, almeno quanto lo siano, idealmente, fin dal momento dell'edificazione della prima recinzione.

I meccanismi di assistenza autogestita, come sottolineato, risultano fondamentali sul piano delle pratiche e su quello della creazione di un immaginario di istintiva complicità, seppellendo definitivamente la retorica della reciproca paura che, anche qui a Manduria, aveva segnato lo scorrere delle prime ore di vita del campo; ma risultano di un'efficacia solamente parziale sul piano della prospettiva generale. Appare evidente, in questo senso, l'importanza dell'immediata generalizzazione dello straordinario movimento che, da Lampedusa a Ventimiglia, conduce – idealmente e spesso fisicamente – i sogni dei ragazzi tunisini lì dove vorrebbero risiedere.

Domani giungeranno nel Cai di Manduria altre migliaia di percorsi di vita straordinari e drammatici. Molto probabile che, di nuovo, cambi tutto. Appare difficile che venga ancora tollerata, dalle forze di polizia moltiplicate nelle ultime ore, la presenza dei migranti nella zona antistante al campo. Noi, in ogni caso, saremo ancora lì, con i vecchi fratelli che abbiamo imparato a conoscere, pronti ad abbracciare le nuove anime in fuga dalla miseria, auspicando che il nostro movimento sia, per loro, possibilità di riprendere a spostarsi e correre finalmente via.

* Presidio Campagna Welcome a Manduria

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Foto tendopoli a Manduria (04.04.11)