Manduria - Confine Sud

8 / 4 / 2011

E' il momento di provare ad individuare possibili linee interpretative intorno alle intensissime vicende della tendopoli di Manduria. Certo, numerosi elementi di incertezza permangono: al momento non si conosce quale possa essere la durata temporale dell'improvvisata struttura di confinamento. Manifesto dell'assoluta indecifrabilità e incoerenza degli atteggiamenti governativi appaiono essere anche nella giornata odierna lo smantellamento e il trasferimento di circa centro tende, e la contemporanea continuazione dei lavori di miglioramento dei precari impianti finora installati.

Appare in ogni caso sicuramente terminata una prima fase delle vicende intorno ai confinamenti pugliesi, caratterizzata in primo luogo dall' assoluta incertezza in tema di status giuridico dei ragazzi tunisini.

Nel provare ad individuare elementi che racchiudano il senso complessivo di queste due settimane passate intorno e dentro l'enorme distesa di tende, la potenza concettuale dell'idea del confine Sud sembra essere il paradigma capace di riassumere la portata generale di quest'esperienza.

Sud, innanzi tutto, come la macroarea della penisola italiana individuata in principio come unico territorio possibile per la gestione del flusso dei migranti. Appare evidente l'assoluta centralità della Lega Nord in scelte politiche di questa portata. Ma valutazioni in tema di maggiore compatibilità dell'Italia meridionale rispetto a problematiche legate al continente africano, in fin dei conti, non hanno certamente genesi nelle ultime settimane. Per esempio, risultano utili le riflessioni di Curcio che nella sua ultima opera Razzismo e indifferenza ricorda la scientifica scelta di impiego quasi esclusivo di uomini provenienti dalle regioni del Sud nelle azzardate e drammatiche avventure coloniali del secolo scorso in terra africana.

Confine Sud, tracciato dal Mediterraneo, come quello che divide le coste dei paesi del nord dell’Africa dagli stati dell'Europa meridionale. Confine che, oggi più di ieri, appare straordinariamente portatore di sofferenze e drammi: l'assoluta tragedia delle centinaia di corpi senza colpa che abitano i fondali, il dolore per i destini possibili che invece d’ora in poi incontreranno come unica tipologia di risposta alle infinite sofferenze personali l'infame pratica dei rimpatri.

Confine Sud come quello che divide Francia ed Italia, anch'esso portatore di elementi di repressione pressoché totali. La circolare del ministre de l'Intérieur che rende impraticabili i requisiti per accedere al territorio francese conferma la circostanza che ha il sapore di un'incolpevole condanna: pare infinito il susseguirsi di elementi ostativi al libero spostamento dei migranti.

Confine come la linea di demarcazione tra Libia e Tunisia. In questo senso, ci sentiamo in contiguità totale con lo spirito della carovana di Uniti per la libertà, modalità di intervento che riesce a tenere insieme, come abbiamo provato a fare tutti noi in queste settimane, elementi di risposta materiale al dramma umanitario con parole d'ordine di costante denuncia per l'infamia della guerra e degli ostacoli al libero spostamento delle genti. E, anche se non attraverseremo fisicamente la Tunisia, abbiamo la sensazione di esserci stati, ricchi delle mille suggestioni di straordinaria umanità raccolti tra i nostri fratelli tunisini che ci descrivo il campo di accoglienza di Ras Jadir come un'esperienza assoluta in tema di solidarietà e dignità.

Confine sud, infine, come la linea di demarcazione, che materialmente è una recinzione, che divide la tendopoli di Manduria dalle campagne contigue. Confine, fin dal principio, violato. Prima aggirato, scavalcato. Poi divelto, sfondato, sventrato. Che ne sarebbe stato del destino e della vita dei ragazzi tunisini lì detenuti se non avessero avuto prima il coraggio e poi la forza per superare l'ennesimo confinamento a loro imposto? Difficile praticare ipotesi, come altresì appare improbabile ritenere che, senza una dimostrazione dalla cosi elevata potenza visiva di quanto sia assurda l'idea di gestire i flussi migratori con un sistema di gabbie e reti, la storia dei nostri fratelli tunisini avrebbe assunto la medesima direzione. Mentre continuiamo a chiacchierare con Mohammed, Doulfakar e Taleb su di un prato che per noi e per loro ormai sa un po' di effimera casa, ci ritroviamo già a fare i conti con già incalzanti sentimenti di nostalgia. Iniziamo a percepire quanto tremendamente ci mancheranno i loro straordinari percorsi di vita, le loro intensissime riflessioni e le risate sempre più fragorose. Proviamo ad immaginarli immersi in diverse e degne realtà. Lontani fisicamente, ognuno con la propria vita ormai saldamente afferrata. Lontani emotivamente, a contatto con stabilità affettiva ed esistenziale. Distanti, molto distanti. Eppur per sempre infinitamente vicini. Cittadini di un mondo, che sarà il loro ed il nostro, nel quale le donne e gli uomini possano finalmente spostarsi senza più ostacoli, rincorrendo l'unico paradigma di vita possibile che si chiama libertà.

* Presidio Campagna Welcome a Manduria

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