Manduria - A che punto è la notte. Storia di un ennesimo biocidio

Dalla discarica ex Rsu Li Cicci di Manduria affiorano laghi di percolato: a pochi giorni dall’inizio della bonifica pagata dai cittadini. Chi pagherà, invece, i danni? Gli imprenditori che con la monnezza hanno fatto affari d’oro? Un prestanome nullatenente? o ancora Loro ( i cittadini)?

9 / 12 / 2013

Manduria, dove in tanti, negli ultimi dodici anni, hanno fatto eco business, soldi a palate, con la monnezza. Affari bipartisan. Prima le imprese vicine al centro – destra, poi quelle prossime al centro sinistra. Mentre la città del Primitivo continuerà ad accogliere, nella discarica gestita da Manduria Ambiente, fino al 2026, - cosi come prevede l’Autorizzazione integrale ambientale rilasciata di recente – tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotti da diciassette comuni dell’arco jonico orientale, ci si interroga su come fermare il biocidio che è in atto, anche qui. Intanto, comincia oggi ( ieri per chi legge) la campagna di sensibilizzazione alla raccolta differenziata promossa dall'Associazione socio - culturale Italia Futura; DifferenziAmo Manduria è il titolo dell’iniziativa presentata nella sala consiliare del comune messapico, alla presenza, tra gli altri, del sindaco Roberto Massafra, dell’assessore ai lavori pubblici Gregorio Curri, e dei giornalisti Danilo Lupo di Telerama, e Nazareno Di Noi del Corriere del Mezzogiorno. Sono stati questi ultimi due colleghi, in particolare, ad aver ricostruito, minuziosamente, le vicende del disastro ambientale di cui è vittima, ancora oggi, Manduria. Gli intrecci e il malaffare che ruotavano attorno alla ex Discarica per Rsu Li Cicci, soprattutto.

Al centro di un complicato intreccio tra società, cessioni di rami d’azienda, teste di legno, e carte mancanti. Abbandonata completamente da qualche anno, di bonifica, se ne parla da tempo, ma di fatto, mai concretamente. Fino a quando il 30 Ottobre di quest’anno la Regione Puglia concede 1 finanziamento di milione e 400 mila Euro. Facendo seguito, così, al progetto esecutivo predisposto, con una delibera del novembre 2012, dall’allora commissario straordinario Aldo Lombardo, secondo il progetto redatto dalla Advenco Ingegneria Srl.

A cacciare i soldi, si è fatto in fretta, ora. Perché la situazione era ( è) ormai insostenibile. Già, nel 2009, dalle carte della Polizia Provinciale, emersero le irregolarità, tant’è che il 5 novembre di quell’anno l’intera area, - ben sei ettari di terra avvelenata - fu sequestrata. Ma è stato durante gli ultimi sopralluoghi, risalenti ai mesi scorsi, che si è scoperto, ad esempio, che ci sono sacche di biogas non ancora estratte che hanno provocato, e provocano, ancora oggi, principi di autocombustione, bruciando, così, in più parti, i teli di protezione. Con il rischio che fuoriescano masse ingenti di percolato, cioè del liquido che si forma in seguito alle infiltrazioni di acqua nella massa dei rifiuti, in seguito alla loro stessa decomposizione. Una materia liquida che contiene, il più delle volte, inquinanti pericolosi, come metalli pesanti. Una previsione, questa, che - da quando pochi giorni fa sono cominciate le operazioni di messa in sicurezza - si fa sempre più concreta. E non solo perché in seguito alle analisi condotte all’interno dei pozzi sentinella, ed in quelli di proprietà dei residenti della zona, si è scoperta una massiccia presenza, nel terreno e nella falda sottostante, di Nichel, Ammoniaca, Manganese. Ma anche, perché in seguito ai primi scavi che si stanno conducendo con dei piccoli escavatori, stanno emergendo dal suolo, dei veri e propri laghi, di colore marrone, e maleodoranti, naturalmente. Laghi di percolato, appunto.

E’ indignato, l’avvocato Francesco di Lauro, manduriano, esponente del Wwf nazionale ed esperto di legislazione penale in materia ambientale, mentre ripercorriamo con lui la storia della Discarica Azzurra, come è stata definita da Danilo Lupo. A sottolineare la vicinanza stretta, degli imprenditori che l’avevano gestita, - accogliendo per circa quattro anni, dal ’99 al 2003, un totale di circa 70.000 metri cubi di spazzatura, pari a circa venti milioni di euro di introiti – agli ambienti politici del centro destra pugliese. Ma chi gestì la discarica, in quegli anni?

Un’associazione temporanea di imprese tra le più importanti della Regione, formata da: Ecoambiente Srl, capofila, Salvatore Matarrese Spa e dalla Lombardi Ecologia Srl. Quest’ultima è divenuta tristemente famosa dopo che si è scoperto come aveva gestito per trent’anni la discarica di Contrada Martucci a Conversano, sotterrando una massiccia quantità di rifiuti, abusivamente. E solo per dire una delle accuse che la Procura di Bari contesta ai Lombardi in un fascicolo di inchiesta in cui la Ecologia Srl è chiamata a rispondere di gestione illecita di rifiuti.

A Manduria, come riporta un atto notarile che abbiamo potuto consultare, quelle tre imprese baresi costituirono un consorzio, Mandeco, acronimo delle tre società, in cui la Diseco, pancia finanziaria della Lombardi, possedeva la quasi interezza delle quote, il 90%. Un chiaro gioco di scatole cinesi, sembra, che ritornerà utile, quando qualcuno chiederà conto della bonifica, forse. Perché dopo due ampliamenti concessi dall’allora commissario straordinario Raffaele Fitto, nel 2003, il consorzio dismette l’attività, cedendo ad una società del Nord, la Marco Polo Engineering, l’estrazione del biogas, (che scapperà, poi, nel vero senso della parola, lasciando incompleto il lavoro). E le quote della Diseco, la società schermo del Gruppo Lombardi, - intestata ad Enrico Tatò, attualmente consigliere provinciale del Pdl a Bari - ad un pensionato di Castellana Grotte, tale Angelo Longone, che assume in questa storia di intrecci societari complicatissima le classiche sembianze di una testa di legno, di un prestanome, utile soltanto a togliere dai guai chi con la discarica ha fatto affari d’oro, come l’attuale deputato di Scelta Civica Salvatore Matarrese, socio della Mandeco, o i signori baresi delle discariche, i fratelli Lombardi, appunto.

Resta il fatto che quando si è chiesto conto ai gestori della Cicci, di ottemperare agli oneri della bonifica, sono sparite dal Comune di Manduria persino le carte attestanti la fideiussione, che il consorzio avrebbe dovuto presentare all’epoca della vittoria dell’appalto per la gestione della discarica. I costi di quella attività di lucro furono fatti pagare solo ad Angelo Longone, il prestanome nullatenente, con una condanna a sei mesi di carcere. Oltre che ai cittadini contribuenti della Regione naturalmente, che con un milione e quattrocento mila euro hanno finanziato la bonifica. Ma, a questo punto, la domanda sorge spontanea: chi pagherà i danni sanitari ed ambientali se dovessero essere dimostrati? Gli imprenditori moderati che con la monnezza hanno fatto affari d’oro? Un prestanome nullatenente? o ancora Loro ( i cittadini)?

Tratto da
Quotidiano Taranto Oggi

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