Madrid: 150mila in piazza per difendere la scuola pubblica

Ieri si è chiusa a Madrid la tre giorni di mobilitazione chiamata dal ‘Sindicato de Estudiantes’ e ripresa dalla ‘Marea Verde’, il movimento contro i tagli alla scuola. Nel terzo giorno di sciopero sono scese in piazza un milione di persone nelle città di tutto lo Stato spagnolo per respingere la riforma dell’istruzione e chiedere la dimissione del Ministro Wert.

19 / 10 / 2012

La giornata di ieri segna uno slancio in avanti nelle mobilitazioni contro le politiche di tagli all’istruzione pubblica del governo Rajoy. Per la prima volta, uno sciopero studentesco è stato secondato da un’associazione nazionale di genitori, allargando la composizione della protesta e facendola diventare uno “sciopero familiare”. Invece di portare i propri figli a scuola, padri, madri e anche zii e nonni hanno scioperato e manifestato nei parchi e nelle strade delle città di tutto lo Stato. In alcune province sono state fatte lezioni all’aperto, organizzate da piattaforme in difesa della scuola pubblica e da singoli cittadini o maestri per far sì che la giornata di mobilitazione fosse anche una giornata di formazione per i più giovani.

La riforma dell’istruzione del Ministro Wert prevede tagli ai sussidi per libri di testo e alle agevolazioni per mense, essendo questo il principale motivo della protesta dei genitori scesi ieri in piazza. Prevede anche il prolungamento del finanziamento pubblico alle scuole private non miste, quasi tutte legate a istituzioni religiose cattoliche, mentre i tagli alle scuole pubbliche salgono ai 5 miliardi di euro.

Diversi sindacati di insegnanti e associazioni di genitori hanno segnalato che la ristrutturazione del modello scolastico attuata dal governo Rajoy segue criteri propri del franchismo, non utilizzando più la valutazione continua e togliendo da alcuni piani di studio insegnamenti come Storia Contemporanea. Oltre a questo, l’insegnamento ‘Educación para la Ciudadanía’, una sorta di Educazione Civica introdotta dal governo Zapatero, viene sostituito da un’altra materia “libera da questioni polemiche”, nelle parole del Ministro Wert. E’ così che l’omofobia non sarà più segnalata nelle scuole come un atteggiamento antidemocratico; infatti non si parlerà più di omofobia, ma di “nazionalismo escludente” come la vera minaccia alla sicurezza dei cittadini. E’ un discorso che rammenta i tempi del franchismo, proprio come le dichiarazioni del Ministro Wert, che poco tempo fa manifestava la necessità di “spagnolizzare” gli allievi catalani per “arricchire la loro identità”.

Mentre il governo Rajoy va avanti con le sue politiche di tagli e distruzione del welfare, il numero di gente decisa a non subire le conseguenze della crisi va in aumento ogni giorno. Ieri, alla fine del corteo gli studenti si sono incontrati nella ‘Puerta del Sol’ con i dipendenti pubblici. Sabato scorso erano i giovani disoccupati, i precari, i lavoratori e i pensionati accompagnati dalle loro famiglie a riempire il “kilometro zero” del movimento 15M. Madrid in questi tempi è una città attraversata da una contestazione quasi perenne, che distilla forza destituente e cerca di articolarsi come soggetto politico di riferimento nell’opposizione alle politiche di austerity. Lo sciopero generale del 14 novembre sarà l’opportunità di questo soggetto per dimostrare che la resistenza al neoliberismo è ancora viva dopo il primo anno di governo Rajoy.

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