L’urlo di Mervat contro i media che tacciono il “genocidio palestinese”

Videointervista a Mervat Alralmli, attivista e insegnante palestinese che vive in Calabria, realizzata dal video reporter freelance Gianluca Palma

31 / 5 / 2021

Il suo passaporto è la sua “condanna”. Un marchio negativo, a vita, che fa di lei quasi una ‘apolide terrorista’. Mervat Alralmli, 28 anni, giovane donna, insegnante e attivista palestinese, vive in Italia da 12 anni, ci racconta che, da neomaggiorenne, aveva provato a tornare ad Al-Zarqā, la città della Giordania in cui è cresciuta. Ma quando alla dogana hanno letto sul documento, “nata a Gaza”, l’hanno perquisita e tenuta ostaggio per ore. “Già quando era venuto a mancare mio nonno, con la mia famiglia speravamo di andare al funerale, ma ci è sempre inibito. È impossibile. Agli occhi del mondo noi palestinesi siamo cittadini di serie B e se volessi chiedere il visto per andare in qualsiasi posto, devo rispondere del fatto di essere nata a Gaza”.

Mervat si è trasferita con tutta la famiglia in Italia da quando era molto giovane e si è laureata all’Università di Bologna in Didattica e comunicazione del patrimonio artistico. Poi ha iniziato a lavorare come insegnante per alcuni laboratori multidisciplinari, in materia di arte e storia per fare comprendere agli studenti come tutti gli eventi siano collegati fra loro. “Mi sono spesa molto per far leggere ai miei allievi gli scritti di Primo Levi, per analizzare a fondo la storia. Ho provato a spiegare loro che ciò che è accaduto in passato ha delle ripercussioni precise nei nostri giorni”.

A differenza dei suoi studenti, però, a lei l’infanzia è stata negata. Con un sorriso contagioso e solare ammette di non aver mai potuto imparare a nuotare. E “non per paura di annegare – precisa – ma perché, nonostante a Gaza ci sia il mare, siamo cresciuti da profughi in mezzo alle bombe, andare in spiaggia era molto pericoloso. Gaza è una prigione a cielo aperto”.

Dopo i recenti bombardamenti tra Israele e Hamas sono tornate a intensificarsi le proteste e l’indignazione in molte parti del mondo. Anche in Calabria, dove Mervat si è trasferita e convive con il suo compagno in provincia di Catanzaro, si sono moltiplicati i presidi “Free Palestine”.

Nei giorni scorsi, dalle piazze del capoluogo calabrese e di Cosenza, Alramli ha urlato al megafono tutta la sua rabbia contro la disinformazione dei media, che “nascondono da anni il genocidio di massa che sta subendo il mio popolo”. Sollecitata da noi ci spiega: “Io non parteggio né per Hamas né per nessun altro partito politico, e non accetto che si parli di conflitto quando nei fatti è dal 1945 che la Palestina è stata occupata e cancellata dalla mappa del mondo”. Il punto centrale - osserva Mervat – è che il governo d’Israele, definito universalmente come democratico, ha sfrattato e continua a negare a migliaia e migliaia di famiglie palestinesi il diritto di abitare nelle loro case, costruite con le loro mani. Ha annullato le licenze edilizie e ha pagato gruppi di israeliani perché le occupassero, come continua a succedere a Gerusalemme, nei pressi della Spianata delle Moschee”.  

Nelle ultime ore al Cairo si è svolto un incontro tra i ministri degli Esteri di Israele, Gabi Ashkenazi, e del governo egiziano, Sameh Shoukry per provare a rendere permanente il cessate il fuoco stabilito una settimana fa tra Hamas e Israele.  

L’intervista a Mervat Alralmli è stata realizzata da Gianluca Palma, nato a Cosenza nel maggio ’87, giornalista professionista dopo aver svolto il praticantato al master “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino. Gianluca Palma  è freelance  video reporter, media attivista ha collaborato, tra gli altri, con Repubblica Tv, Fatto Quotidiano e Il Quotidiano del Sud.

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