oltre 500 persone all'assemblea davanti al Laboratorio

Lo Zeta R-esiste!

scarcerati i tre arrestati Sabato manifestazione cittadina a Palermo

21 / 1 / 2010

La cronaca della giornata di ieri parte dalla fine: alle dieci di sera, probabilmente in seguito alle pressioni giunte dal comune alla prefettura, il dispositivo militare che per 36 ore ha blindato il laboratorio Z e un'intera strada di Palermo, viene tolto. Se ne vanno i blindati, e la prima partita l'hanno persa loro, i picchiatori e chi li aveva mandati. Ci hanno provato, a fare andare via la gente, con cariche e arresti. Hanno spaccato teste, insultato studenti, professori o occupanti di case. La Digos in gran spolvero, con qualche (brutta) faccia nuova pare, mostrava i muscoli: tutti con il manganello in mano, ringhiosi, determinati ad andare fino in fondo. Ma niente. Più si susseguivano le cariche, e più la gente aumentava. E i rifugiati politici sudanesi, che al laboratorio hanno casa da sei anni, piantati lì davanti a quella porta murata, con gli sguardi così sicuri che solo quelli potevano buttare giù qualsiasi muro. Ci hanno provato, quelli che sono abituati all'impunità solo perchè appartengono allo Stato, e quindi, nella città della mafia, sono i buoni per definizione. Li guardavo ieri mattina, mentre si preparavano a colpire donne e uomini, "dalla suora al punk"come mi dice un mio fratello dello Z, e tutta la storia assurda di questo pezzo di mondo era attaccata alle loro facce. Tutte uguali, nonostante gli abiti diversi. Il dirigente con improbabili scarpe da ginnastica consumate che ben si abbinavano ad un paio di braghe in gabarden da mercatino dell'usato, insieme al finto coatto con bomber verde, ansioso di dimostrare il suo valore di guerriero, il carabiniere con le bustine di zucchero in tasca, da regalare ai suoi compari in calo glicemico dopo ore con caschi e bardature. Le facce tutte uguali, tutte spente, inutili, grigie. Con il passare delle ore, la voce dello sgombero ha fatto il giro che doveva fare, e anche di più. I volti di chi oltrepassava il nastro bianco e rosso con cui i vigili urbani avevano chiuso l'accesso alla strada, invece erano tutte diverse. Ognuno, insieme alla rabbia, all'indignazione, alla paura, alla tristezza, conteneva anche la propria personale visione di quel posto, anche della sua ragione di esistere, e del suo diritto a resistere. Ecco perchè non ci sono riusciti. Si poteva capire dall'inizio, dalle facce e dai volti. Ed è proprio questo che ha fatto andare via oggi i blindati. Certo, formalmente le pressioni, le telefonate di chissachi a chissacosa, ma la verità sta scritta negli occhi di chi è arrivato, di chi non ha rispettato l'ordine di tacere, di starsene lontano, e ha messo in comune con tanti altri quello che aveva dentro. Accade in un momento che mai nessuno vorrebbe che ci fosse stato, ma è una bella cosa. E' quando tutto quello che è difficile in realtà diventa semplice. E' quando ciò che non si riesce a spiegare, è compreso da tutti. Forse, per dirla con concetti di cui spesso fatichiamo a capire i contorni, è quando si produce un "comune". Individuo e collettivo si intrecciano, e producono qualcosa di più, più avanti, capace di contenerli entrambi e di avere spazio per tanto altro ancora. Sarà un fenomeno temporaneo magari, eccezionale come il momento da cui è generato, ma di certo ha un'enorme potenza. Piccolo grande Laboratorio Zeta, il futuro è tuo.

Luca Casarini

Zetalab – mercoledì 20 Gennaio.

La giornata

Dopo le violente cariche di ieri pomeriggio e una gelida notte passata all'addiaccio, il presidio permanente inizia la giornata con il consueto “tira e molla” con le forze dell'ordine. La comunità sudanese ha infatti presidiato l'ingresso del Laboratorio Zeta separata dal resto del gruppo con un cordone di polizia e carabinieri. Già la prima colazione diventa argomento di trattativa...

Alle 13 arriva in via Boito la delegazione dell'ACNUR (Alto Commissariato Nazioni Unite per i Rifugiati) ma il cordone di Polizia le impedisce di avvicinarsi ai rifugiati sudanesi, consentendo solo che siano i migranti a lasciare la loro posizione di presidio. Solo dopo alcune telefonate, la delegazione viene autorizzata a superare lo sbarramento delle forze dell'ordine e conversare tranquillamente con i migranti in prossimità dell'accampamento di fortuna.

Contemporaneamente, in tribunale si tiene l'udienza di convalida degli arresti dei tre manifestanti fermati ieri durante le cariche. Alla fine della giornata tutti e tre i fermati verranno rilasciati, per uno di loro saranno cancellate tutte le accuse, per gli altri due le accuse restano ma viene respinta la richiesta di obbligo di firma. Di fatto le accuse formulate nei loro confronti si indeboliscono e i fermati raccontano il pestaggio subito, gli insulti e le ingiurie.

Alle 15 una delegazione dello Zeta viene ricevuta dall'Assessore al Patrimonio che prospetta una soluzione temporanea per i migranti sudanesi. Pur accettando di visionare la struttura, la comunità sudanese dichiara di non volere accettare “soluzioni tampone”, né di volere scindere la propria condizione da quella dei compagni dello Zetalab.

Alle 17 inizia l'assemblea convocata ieri dal presidio permanente: 500 persone partecipano al dibattito malgrado la pioggia e la folta presenza di forze dell'ordine. Durante l'assemblea viene lanciata la convocazione di una manifestazione cittadina per il prossimo sabato e contemporaneamente si organizzano le attività del presidio.

Alle 20.30 di sera, dopo una lunga trattativa per consentire alla protezione civile di approntare un campo di emergenza, le forze dell'ordine lasciano finalmente il presidio, alleggerendo la tensione provocata oggi anche con i residenti della strada.

IL PRESIDIO PERMANENTE CONTINUA, ED OGNI GIORNO ALLE 16.00 ASSEMBLEA GENERALE. 

nei prossimi giorni:

Giovedì 21 gennaio pomeriggio: musica con la Banda alle ciance

Venerdì 22 alle 18.00 proiezione de:

La Terra (e) strema

un film di Angela Giardina Enrico Montalbano e Ilaria Sposito

SABATO 23 GENNAIO 2010

MANIFESTAZIONE

PER UNA CITTA' LIBERA, ANTIRAZZISTA,

SOLIDALE CON SE' STESSA


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