Right to Stay!

Lettera aperta agli operatori dei servizi sociali del Comune di Parma

Lettera volantinata davanti agli sportelli dei Servizi Sociali di via Verona, dagli attivisti della Rete diritti in casa e dalle persone che si sono rivolte allo sportello della Casa Cantoniera Autogestita, denunciando i gravi comportamenti che gli operatori dei Servizi Sociali hanno nei cnfronti dei migranti, soprattutto se donne.

26 / 2 / 2010

Ci rivolgiamo a voi con rispetto in quanto siete lavoratori, ma vi chiediamo altrettanta attenzione e rispetto per quanto segue.
La crisi che avanza sta aumentando a dismisura le situazioni di indigenza: gli sfratti, le esecuzioni immobiliari, i licenziamenti e la cassa integrazione, le insolvenze, non sono più eccezioni in un quadro di quasi piena occupazione in cui il sistema del welfare sviluppato in Emilia-Romagna riusciva fino a qualche anno fa ad intervenire. Oggi quel sistema non è più adeguato ad affrontare l’aumento del numero di persone che necessitano di interventi pubblici affinché siano garantiti i diritti fondamentali di ogni essere umano.
L’aumento della pressione agli sportelli – che voi avrete sicuramente rilevato e che vi comporta ulteriori aumenti di carichi di lavoro – deve trovare delle risposte adeguate: non è possibile affrontare questa situazione di grave emergenza, che in prospettiva continuerà ad aggravarsi, con i pochi strumenti di cui la politica a livello locale e nazionale vi dota.
Per questo c’è una spinta politica proveniente dal basso, da chi vive i problemi e da chi lotta contro le discriminazioni e le disuguaglianze, che anche a Parma sta sviluppando diverse forme di lotta per far sì che la risposta pubblica ai crescenti bisogni sociali garantisca dignità alle persone.
Tra le varie forme di lotta abbiamo deciso di adottare anche quella della pressione presso le sedi decentrate dei servizi sociali. Non per contestare chi vi lavora, ma per far sì che chi è preposto alle decisioni politiche vi fornisca strumenti di intervento per affrontare in modo strutturale ed adeguato l’emergenza. Nei nostri rapporti con le gli uomini e le donne, italiani e migranti, che abbiamo incontrato nel percorso di lotta per la casa intrapreso ormai da diversi anni, abbiamo tuttavia, in alcuni casi, raccolto denunce di comportamenti anche gravemente scorretti da parte di alcuni operatori del sociale.
Gli inviti pressanti ad accettare le soluzioni proposte dal Comune (inadeguate in molti casi) con la minaccia di sottrarre altrimenti la tutela dei figli, gli inviti a tornarsene nel paese d’origine nel caso degli stranieri che hanno figli nati e cresciuti in Italia, la scarsa tutela della privacy, l’arroganza e la superficialità, non sono atteggiamenti che possono trovare una scusante nel pur rilevante peggioramento delle vostre condizioni di lavoro.
Così facendo l’operatore si trova ad essere l’esecutore materiale finale di un sistema di repressione ed umiliazione che colpisce proprio i più deboli e bisognosi di aiuto, contribuendo a legittimare l’ineguaglianza sociale, a frustrare e umiliare gli ultimi.
Premesso che siamo pronti a segnalare agli ordini preposti le situazioni di grave violazione dei codici deontologici professionali, vi invitiamo a non essere complici di chi, nei posti di potere, è il vero responsabile delle emergenze sociali diffuse ormai in modo massiccio anche nella nostra città.
Cercate di capire fino in fondo le esigenze di chi protesta e vedrete che troverete in questi degli alleati e non degli scocciatori.

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