Ladri di biciclette

Il razzismo e il cameratismo di Elena Donazzan

14 / 8 / 2015

 Ecco, il problema diventa alle penne dei giornali locali e regionali un fatto di pura cronaca, per condire al meglio il tempo morto del periodo di ferragosto. Quasi fosse un racconto folkloristico di una vicenda comune e frequente: in Italia, il furto di biciclette, da Padova a Roma passando per Pisa, non è di certo un qualcosa di raro. Solo che a fare in modo che il folklore diventi notizia ci ha pensato l’uso dei social di Elena Donazzan, assessore all’Istruzione, al Lavoro e alle Pari Opportunità del nuovo governo regionale di Zaia. 

A seguito di un furto a Sanremo – e non San Remo (sic!) – della sua bicicletta e di quella del fidanzato apparentemente ad opera di due migranti, l’assessore ha impiegato epiteti come “magrebino di m….”, fatto dei collegamenti logici tra criminalità ed etnia, esaltato il mascolino coraggio del compagno – pardon, camerata – per essersi fatto “giustizia da solo” ed aver portato indietro i due oggetti rubati una volta riconosciuti. Il tutto coronato con un grido di vittoria a metà tra la partita di calcio e il linguaggio militaresco: soltanto un vero Patriota può credere così tanto nella propria identità da vincere la guerra tra culture, razze, ideali. 

Ma niente. La grande risposta virtuale che è stata data al suo post, piena di commenti di sdegno e di richieste di dimissioni per il linguaggio fascista utilizzato, passa in secondo piano. Certamente il razzismo che ha espresso Donazzan nella narrazione fa inorridire ed è stato segnalato. Ma nessun articolo di giornale si sofferma sul richiamo nostalgico agli ambienti di estrema destra che non sono sconosciuti all’assessore. Chi è Elena Donazzan? Prima tra le fila dell’MSI, poi Alleanza Nazionale, successivamente paracadutata in Forza Italia, è stata negli anni consigliere provinciale di Vicenza e Assessore con la giunta Galan. In quest’anno ha collezionato diverse delibere e circolari che non possono fraintendere quello che intendeva con il post sul ladrocinio di Sanremo, nonostante le rapide e assolutamente insufficienti scuse ex-post. A novembre con una delibera invita che in ogni scuola di ordine e grado del Veneto ci sia la ricorrenza della Famiglia Naturale, sia mai che l’ideologia del gender entri nelle menti delle cattolicissime giovani generazioni. Nemmeno due mesi dopo, a seguito dell’attentato di Charlie Hebdo, trasmette una circolare nelle scuole in cui afferma la necessità di parlare del terrorismo di matrice islamica non perché sia contestualizzato nelle profonde responsabilità storiche dell’Occidente, ma perché ci sia una condanna da parte di tutti gli immigrati musulmani di quell’atto, visto che avendo scelto di vivere in Veneto devono accettarne le consuetudini ed il diritto. Come se automaticamente ogni musulmano fosse in potenza un terrorista, cercasse lo scontro con i valori europei. 

Insomma, non solo le sue esternazioni online durante le vacanze, ma anche la sua attività politica non lasciano ombra di dubbio sul tipo di ideologia che abbraccia. E basta andare a dare un’occhiata al suo sito personale per scoprire tra le citazioni di Tolkien – indebitamente appropriato dalla destra fascista italiana – e di Almirante. 

Nessuna sorpresa, dunque, su quello che ha scritto Donazzan. Ma invece di ridurlo ad un problema di linguaggio, giustificato da Zaia e da Donazzan con la rabbia del momento, bisogna trovarne la radice, rendere pubblica la causa prima: l’incompatibilità tra le istituzioni, che formalmente dovrebbero ripudiare qualsiasi retaggio fascista, e l’assessore, così come l’estraneità a qualsiasi concezione delle trasformazioni sociali odierne, al fatto che l’esclusione fatta su dei criteri etnici provoca degrado, che la negazione dell’accoglienza oltre a minare il principio dell’uguaglianza degli esseri umani, genera degrado e polarizzazione tra gli abitanti di un territorio. 

E’ inaccettabile che una rappresentante della Regione si esprima utilizzando questi termini e continui a fare dichiarazioni e atti istituzionali di questo genere. Ad Elena Donazzan ricordiamo che i ladri di c, come da migliore tradizione italiana, non riconoscono paese di provenienza, anzi, si nascondo a prescindere dalla loro lingua o pelle in qualsiasi città turistica od universitaria. Dopo le dovute dimissioni, riguardarsi il film del ’48 di De Sica non le farebbe male per essere più a contatto con la realtà. 

Rassegna stampa:

Bookmark and Share