La vita che resiste!

Il quarto climate strike di Fridays for Future richiama ancora una volta tantissimi giovani nelle piazze. Molte le iniziative contro Eni e i simboli della fast-fashion. In mattinata sanzionata Amazon a Padova. Nelle Marche bloccato il porto di Ancona. Cortei da Torino a Taranto. Blocchi e azioni ad Alessandria, Reggio Emilia, Rimini e Napoli. Nel pomeriggio bloccate le raffinerie Eni di Stagno (LI) e Sannazzaro e lo stabilimento Q8 a Napoli Est.

29 / 11 / 2019

Si chiama “Block Friday” ed è il quarto sciopero globale che va in scena oggi, 29 novembre. A distanza di poco più di due mesi dall'ultimo climate strike, Fridays for Future chiama nuovamente a raccolta quella moltitudine di giovani che ormai da oltre otto mesi continua a riempire le piazze di tutto il mondo.

Anche oggi sono centinaia le città in cui ci sono cortei, blocchi e iniziative di vario genere.

FFF

La data scelta non è casuale, perché coincide con il “black Friday”, giornata simbolo di un sistema che continua ossessivamente a riprodurre un modello di crescita infinita che è collassato su se stesso, portando il pianeta alla deriva.

La fast fashion, e tutta la filiera di sfruttamento sociale e ambientale ad essa legata, è ormai da tempo nel mirino dei giovani attivisti climatici. Negli ultimi mesi in tante città si sono riprodotte e moltiplicate iniziative contro le grandi catene, le aree di maggior concentrazione dello shopping, gli hub della logistica.

Sono i poli più visibili di una società che vede i propri desideri sempre più orientati dal consumo e imprigionati dentro uno schema produttivo dove imperversa ancora il capitalismo estrattivo, con le sue grandi centrali dell'inquinamento. In particolare Eni, Shell e tutte le altre multinazionali energetiche sono l'altro bersaglio su cui si stanno concentrando le battaglie contro la crisi climatica.

In Italia, il quarto sciopero climatico è iniziato con un'azione diretta contro il magazzino Amazon di Padova, il più grande del nord-est, da parte delle Climate Defense Units. «La vita si ribella al capitalismo» è il titolo del comunicato molto evocativo, che è stato inviato alla nostra redazione.

Ancora una volta grande partecipazione nelle piazze del Nord-Est. La prima città a muoversi è Schio, dove poco dopo le 8 il corteo si era già mosso lungo le vie più trafficate della città bloccando i flussi principali. Nel corso del primo blocco sono state esposte sagome di cartone a simboleggiare le morti causate dalla crisi climatica. Arrivati su uno degli snodi principali che unisce le zone industriali del territorio i manifestanti hanno occupato la rotonda e si sono quindi mossi verso il centro dove hanno circondato il comune reclamando azioni concrete per la giustizia climatica.

Il corteo si è concluso sotto il Duomo, con gli ultimi interventi che hanno rivendicato la necessità di intrecciare giustizia climatica e giustizia sociale.

A Treviso almeno un migliaio di persone hanno risposto alla chiamata di Fridays for future. Diverse le iniziative durante il corteo, in particolare quattro azioni segnalate con i colori “giallo” contro il riscaldamento globale, “verde” contro il green-washing, “fucsia” contro il fast fashion, “blu” contro l’inquinamento della plastica. Sono stati colpiti i responsabili del cambiamento climatico, da chi costruisce grandi opere inutili e dannose come il Mose, a chi cerca di riciclarsi dicendo di produrre energie pulite come Eni, a chi produce a bassi costi sfruttando corpi e territori come Benetton ed infine è stata bloccata la città attraverso la circonvallazione interna con un die-in e la costruzione di una simbolica isola di plastica.

Le arterie stradali interne della città sono rimaste bloccate per almeno mezz’ora nonostante il dispiegamento di numerose forze dell’ordine. L’invito a fine corteo è stato quello di partecipare alle assemblee per costruire insieme altre pratiche di lotta per cambiare il sistema e per ottenere giustizia climatica.

Attesissima la manifestazione di Venezia, dopo gli eventi che anno colpito la città lagunare negli scorsi giorni. Tantissime e tantissimi giovani hanno sfilato per le calli per la giustizia climatica e contro le politiche che in questi anni non hanno fatto altro che distruggere questo territorio.

Dopo l'emergenza acqua alta della scorsa settimana è stato ribadito ancora una volta come quest'evento non sia stato causato dal maltempo ma dai cambiamenti climatici e che non saranno sicuramente grandi opere come il Mose a salvare la laguna.

In Campo San Geremia è stato appeso uno striscione per ricordare tutte le città colpite dall'emergenza della scorsa settimana: Venezia è stata la prima ma l'ondata di acqua ha colpito la Toscana, la Basilicata, la Liguria, il Trentino, la Sicilia. Lo slogan scelto è #nonchiamatelomaltempo, rivolto alla politica e alle testate giornalistiche che hanno descritto così i cataclismi che si sono abbattuti sulla penisola.

Durante il corteo è stato bloccato simbolicamente Burger King, simbolo di un'industria alimentare insostenibile: le tute bianche si sono incatenate con del nastro adesivo bianco e rosso per segnalare la scena di un crimine ambientale. Arrivato in campo San Luca, il corteo si è fermato occupando il campo. Un'assemblea spontanea, che serve a mettere a parte dei contenuti di questo corteo tutte le persone che hanno partecipato. Il luogo non è casuale: nello stesso campo compaiono le vetrine di H&M e Intesa Sanpaolo, una multinazionale e una banca che in modi diversi risultano estremamente impattanti sull'ambiente, ma l'obiettivo principale è il comune. Un comune che rimane sordo alla richiesta di dichiarare l'emergenza climatica, nonostante tutto quello che è successo.

Manifestazione anche a Chioggia, come Venezia colpita dall'acqua alta "straordinaria". Tra i claim della manifestazione, la contrarietà al Deposito di Gpl, una grande opera a 200 metri dalle case, che contiene 9000 metri cubi di miscela. Durante il percorso sono stati attaccati dei cartelloni sul distributore di Eni, denunciando le politiche distruttive della multinazionale.

FFF Chioggia

A Vicenza il corteo, arrivato in corso Palladio, si è diviso in quattro blocchi.

Il blocco blu arrivato alla sede di  Confindustria ha piantato delle lapidi con alcuni dei disastri ambientali avvenuti negli ultimi anni, si è  depositato un modello del Mose e uno squalo che simboleggia come stiano depredando il nostro pianeta, identificando proprio in Confindustria uno degli organi promotori delle grandi opere. Il blocco verde si è fermato di fronte a Benetton  per ribadire lo “stop” alla fast fashion, all’ecocidio e allo sfruttamento  dei territori e dei popoli di gran parte del pianeta.

Il blocco rosso ha fatto un sit-in davanti al comune: comitati contro la cementificazione e studenti insieme hanno lanciato una campagna per fermare l'insensata cementificazione della città: «basta a supermercati, rotatorie, strade».

Il blocco giallo invece sta bloccando  le banche che con immensi finanziamenti  all'industria delle armi e delle energie fossili stanno speculando sulla distruzione del nostro pianeta.

Il corteo si è riunito intorno alle 11.30 per andare verso le sede dell'Enel, dove è stato inscenato un die-in di massa.

Tantissime persone sono scese in piazza a Trento, per partecipare alla quarta marcia globale per il clima.

Dopo le azioni dei giorni scorsi: il die-in da Benetton, lo striscione appeso sull'albero di natale in piazza Duomo per denunciare la gestione scellerata degli impianti sciistici e il turismo flash che devasta i territori e il sanzionamento di Amazon, più di millecinquecento persone hanno attraversato la città per chiedere giustizia climatica. I temi sono tanti: si parte dai combustibili fossili e dalle devastazioni ambientali che Eni e Shell perpetrano sul delta del Niger. Un intervento davanti ai due distributori di benzina denuncia i crimini delle due imprese che da anni, oltre a contribuire all'inquinamento dei territori dove raffinano e bruciano i combustibili fossili, uccidono e minacciano le popolazioni dei paesi in cui estraggono il petrolio.

Il corteo poi si snoda per il Lungadige, dove gli alberi che costeggiano il viale vengono simbolicamente legati uno all'altro per denunciare la recente politica leghista che vuole tagliare tutte le piante a bordo strada, per evitare i problemi conseguenti alla mala gestione del territorio e dell'ambiente.

Gli attivisti di Fridays For Future si spostano poi verso la rotonda che da giorni hanno annunciato di occupare. È  stata quindi bloccata la rotatoria dell'ex Zuffo utilizzando i rami caduti dopo le ultime copiose piogge per ricordare la tempesta Vaia dello scorso anno, e di come la fragilità dei nostri boschi racconti il cambiamento climatico. Tanti interventi hanno ribadito l'importanza di lottare quotidianamente contro i fattori clima alteranti, come i combustibili fossili, le grandi opere, i pesticidi, gli allevamenti e l'agricoltura intensiva. E proprio davanti alla sede dell'A22 è stato srotolato uno striscione contro l'autostrada della Vadastico, l'opera più impattante che la Lega vorrebbe realizzare in Trentino.

Cinquemila persone hanno manifestato a Padova. Il corteo nella “città del Santo” guarda al mondo intero e dalla piazza si sono alzate voci forti che indicano chiaramente i responsabili del cambiamento climatico. La lista è lunga: Benetton, Zara, UniCredit, Mc Donalds. Attivisti e attiviste si sdraiano a terra per tre volte durante il corteo, mettendo in atto tre die-in che simulano gli effetti delle politiche di sfruttamento che stanno uccidendo il pianeta e i suoi abitanti.

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Nelle Marche i gruppi Fridays For Future delle principali città della regione si sono dati appuntamento per un corteo unitario ad Ancona. Da Piazza Cavour un migliaio di studentesse e studenti si è diretto verso la Fiera della Pesca, all'interno dello scalo dorico. Qui i manifestanti hanno occupato la rotatoria dello svincolo di ingresso e uscita dei tir, bloccando il traffico in entrambe le direzioni per oltre un'ora. «Nel mondo del Black Friday sono le persone che non hanno diritto alla libera circolazione, oggi nella giornata del Block Friday sono le merci ad essere bloccate e a non circolare». Un corteo regionale per ribadire un forte dissenso alle politiche complici delle attività umane climalteranti e la loro opposizione alle multinazionali del fossile che impediscono la conversione a fonti energetiche rinnovabili. 

ancona

Un corteo di centinaia di studenti e studentesse dalle scuole e dall'università sono scese per le strade di Pisa. Durante il percorso, la sede di ENI è stata segnalata con striscioni e cartelli dagli attivisti ed attiviste del corteo, in quanto una delle aziende responsabili di disastri ambientali in tutto il mondo, dalla Basilicata al Delta del Niger, e che dunque deve pagare l'emergenza climatica che stiamo attraversando.

pisa

Dopo il corteo che ha segnalato la devastazione ambientale e il colonialismo di Eni bloccandone la sede pisana, un nutrito gruppo di attivisti e attiviste si è mosso verso la raffineria di Stagno (LI), davanti alla quale si è congiunto con il comitato locale "Collesalviamoci" che da anni si batte per la chiusura dell’impianto denunciandone i rischi ambientali e per la salute degli abitanti. Anche altri collettivi della città di Livorno hanno raggiunto il presidio di fronte ai cancelli di Eni. Gli attivisti hanno bloccato il transito di alcuni camion cisterna con indosso delle tute bianche, inscenando l’ormai tipico die-in. Al megafono si sono alternate voci di dissenso nei confronti delle politiche energetiche di Eni, di cui lo Stato è proprietario al 30%: dalle tangenti fino allo sfruttamento degli idrocarburi, dall’inquinamento dell’aria nelle aree limitrofe alle raffinerie al colonialismo in Africa, Eni rappresenta uno dei maggiori responsabili del cambiamento e della violenza climatica in Italia e non solo.

pisa

Blocchi mattutini a Reggio Emilia, un corteo di tanti e tante giovani e per finire un die-in all'interno di H&M, azienda simbolo dell'industria del Fast Fashion. Il mercato del Fashion è una dell'industria più inquinanti al mondo. Sfrutta le risorse del pianeta senza preoccuparsi dei danni che causa, con una produzione incessante delle materie prime che utilizza. Inoltre la manodopera a basso prezzo viene assegnata ai lavoratori dei paesi sottosviluppati, abbandonati a condizioni di lavoro e di vita scandalose. 

reggio emilia

Corteo anche a Rimini, con 4 mila persone in piazza e azioni davanti alla Benetton.

rimini

Sono tre i cortei a Torino per il quarto sciopero globale. Partiti da piazza Bernini, Campus Einaudi e dalla fermata della metropolitana Dante in piazza De Amicis, per poi confluire tutti in via Roma dove si è tenuto un presidio per tutto il resto del giorno.

torino

Anche ad Alessandria un nutrito corteo cittadino con azioni e blocchi. Una mobilitazione per dire basta alla devastazione ambientale causata da un sistema basato sul profitto, anziché sulla salvaguardia del pianeta. L'ondata verde di Fridays For Future ha attraversato il centro della città, prima di dirigersi a Sannazzaro De’ Burgondi per manifestare di fronte alla raffineria Eni, pochi mesi fa saltata alla ribalta delle cronache per uno scoppio che ha causato notevoli danni ambientali.

alessandria

Dopo i cortei mattutini, centinaia di persone di Fridays For Future - Alessandria​ e Fridays For Future Pavia​ si sono ritrovate a nella località al confine tra Lombardia e Piemonte. Qui hanno imboccato la strada provinciale e si sono dirette in corteo verso la raffineria. Gli attivisti e le attiviste hanno raggiunto l'ingresso principale, dando vita a un blocco a oltranza del sito.

FFF Alessandria

A Napoli decine di migliaia di persone hanno partecipato al corteo mattutino, che ha visto la presenza di numerosi comitati ambientali provenienti da tutta la Regione. I manifestanti hanno bloccato le principali arterie della zona est della città, dove sono presenti numerose raffinerie. In particolare è stato bloccato lo stabilimento della Q8, uno dei più grandi del Sud Italia. Azione che ha prodotto il rallentamento di decine di camion qui diretti per caricare il carburante.

FFF Napoli

Per il quarto sciopero globale per il clima, a Roma sono scese in piazza alcune migliaia di giovani, soprattutto studenti e studentesse delle scuole medie e superiori. Un corteo, colorato di verde, dalle felpe di molti manifestanti, passando per gli striscioni e i cartelli portati in piazza. Tra i consueti "Save our planet", "Respect the Earth" e "Ci avete rotto i polmoni" oggi spiccano anche cartelli come "+ Pinguini, - meno Salvini" e "Bolsonaro, ti fumi l'erba sbagliata". Uno dei temi della giornata è il contrasto al Black Friday del commercio, che cade proprio oggi, definito dai manifestanti "frutto di un modello di sviluppo sbagliato che inquina e sfrutta i lavoratori". 

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Ci sono anche le vertenze di più immediata attualità ambientale nel corteo in corso a Roma per lo sciopero globale per il clima. Sotto alla sede del Ministero dell'Agricoltura è stato esposto uno striscione conto il trattato Ue-Mercosur e degli attivisti hanno dipinto di rosso le tute che indossano. A piazza Barberini invece è stata realizzata una scritta con della vernice bianca sul manto stradale con lo slogan "Ilva uccide". 

È partito da largo Cairoli a Milano il corteo degli studenti - 20mila per gli organizzatori - che partecipano al quarto sciopero globale. Questa volta la protesta per il clima si incrocia a quella contro il consumismo, che giunge al suo apice proprio oggi, contro la giornata di sconti,  Fridays For Future Milano l'altro giorno aveva anche organizzato un Flash mob ad Amazon, spiegando che il Black Friday ha dei costi, soprattutto a livello di sprechi. 

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Si mobilita anche la Sicilia. Il consiglio di amministrazione dell'università di Catania ha accolto la richiesta, proveniente dalla Consulta degli studenti e da Fridays for Future Catania, di dichiarare lo stato di emergenza climatica e ambientale riconoscendo il grave stato di crisi sul piano del clima e dell'ambiente. Con tale provvedimento - ratificato proprio alla vigilia della conferenza annuale sul clima dell'Onu, la Cop 25 che si aprirà lunedì prossimo a Madrid, e del quarto sciopero globale del clima, che nella giornata di oggi mobilita migliaia di giovani in tutte le città - l'ateneo riconosce massima priorità al contrasto al riscaldamento globale e alla riconversione ecologica, verso un modello di sviluppo sostenibile che conduca all'abbandono definitivo della produzione e del consumo energetico fossile. 

Centinaia di studenti sono scesi in piazza questa mattina a Catanzaro, il corteo che è partito da Piazza Matteotti e ha attraversato il corso principale della città: tra gli slogan "Ci avete rotto i polmoni" e "Ridateci l'aria". 

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