Cento ragazzi irrompono alla conferenza del revisionista Ernst Nolte a Trieste in occasione dei 20 anni dalla caduta del muro

La nostra è tutta un'altra Storia

I confini sono per noi porte magiche di incontro e métissage, di fascinazione dell'altro e della complessità come vera cifra dell'umano: paradigma del porto come passaggio e opportunità, approdo e orizzonte da allargare e verso cui partire.

13 / 11 / 2009

Per celebrare i 20 anni dalla caduta del muro di Berlino, il Comune di Trieste e la Regione FVG hanno pensato bene di organizzare una conferenza cittadina di Ernst Nolte, il padre del revisionismo, per affidargli la narrazione del secolo passato..

Nonostante una pioggia battente almeno 100 ragazze e ragazzi, soprattutto studenti, hanno dimostrato che una grossa parte della città non è disposta a sopportare il tentativo di rimodellare il passato a uso e consumo di chi si cerca ancora una riabilitazione o una giustificazione agli occhi della storia.

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A chi verrebbe mai in mente a Trieste, e ovunque, di affidare un dibattito cittadino sulle visioni storiche e prospettiche, a vent'anni dalla caduta del muro, a un revisionista come Ernst Nolte?

A chi verrebbe mai in mente di festeggiare la caduta del muro, invitando un personaggio che vuole intensamente riabilitare il nazismo, ricorrendo ad ogni miserevole trucco degno delle tre carte, e che pur essendo professore all'università di Berlino non ha legittimità a parlare in quel giorno proprio in quella città ?

A chi verrebbe in mente di fare muro in questi giorni contro trst ja nas, film ironico di un regista sloveno 22enne che si libera del fagotto pesante della resistenza slovena e del vetero-comunismo in modo elegante e leggero, esprimendo il desiderio in una visione del presente e del futuro invece che mantenerla un feticcio del passato?

Viene in mente a chi i muri ce li ha nella mente, alla destra che governa questa città e questa regione e che non trova nulla di meglio che trascinare la città nella palude miserevole di 60anni fa. Viene in mente a questa destra nel disperato tentativo di rimodellare (e non "rivedere") il passato a uso e consumo di chi si cerca ancora una riabilitazione o una giustificazione agli occhi della storia. Il tentativo, da parte di questa destra, è quello, estremo, di nobilitare in qualche ed ogni modo un presente miserabile tanto quanto il suo passato.

Un presente fatto di muri eretti costantemente, nella vita pubblica della città, oppressa dai divieti e dai controlli, e segnata dal livore leghista che ha portato alla formale discriminazione dei migranti nella nuova legge regionale sul welfare.

Ferita dalle mura del cie di Gradisca, un vero e proprio campo di concentramento e deportazione che spessodiventa il teatro massacri abominevoli.

Un presente ancora costruito sulla memoria livorosa di un confine che non esiste più ma il cui mito viene alimentato parallelamente  a quello dell'italianità.

Tutto questo in una città paradigmatica, insieme a Berlino,dei muri e dei mille intrecci sotterranei del dopoguerra, ma anche della vera italianità del ventennio: qui cominciarono le azioni squadriste con l'incendio del Balkan, qui furono promulgate le leggi razziali, qui ci fu il campo di concentramente e sterminio italiano. Qui ci fu la reazione dei titini alle atroci stragi fasciste di civili slavi. Confini e muri che attraggono parallelamente una sinistra comunista che non si è mossa, nemmeno lei, da quei tempi e dalle loro speculari fascinazioni (se così si possono chiamare)

Ma Trieste è anche - e soprattutto - una città paradigmatica del confine inteso come porta magica di incontro e meticciaggio, di fascinazione dell'altro e della complessità come vera cifra dell'umano: paradigma del porto come passaggio e opportunità, approdo e orizzonte da allargare e verso cui partire. È questa la nostra Trieste, questa la nostra storia, fatta oggi non solo di memoria ma di vita e resistenza costruite giorno per giorno in tutti i luoghi della città e nelle sue mille conflittualità.

Lunedi l'abbiamo difesa da chi cerca continuamente di rimodellare e truccare il passato per inquinare il presente ed il futuro, da chi cerca agli occhi della Storia riabilitazioni e giustificazioni impossibili.

A costoro abbiamo ricordato che festeggiamo la caduta del muro e di tutte le mura, ma non per questo scordiamo Stalingrado..

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