La metamorfosi del teatro Valle

12 / 8 / 2014

Beni comuni. Dopo tre anni è finita l'occupazione. Il 2 settembre primo incontro con il Teatro di Roma sulla convenzione. Il racconto delle ultime ore di un'inedito "auto-sgombero". Ieri tutto è iniziato con una rappresaglia: l’Acea taglia la luce e mette in pericolo il teatro. Poi l’incontro con Marino Sinibaldi.

Ore nove. Al tea­tro Valle auto-sgomberato dome­nica notte l’Acea inter­rompe l’erogazione di cor­rente. Il più antico tea­tro della capi­tale resta al buio. Non fun­zio­nano più gli allarmi anti­cen­dio. Per la prima volta si tocca con mano l’angoscia di una scin­tilla deva­stante. Come alla Fenice di Vene­zia. O quella appic­cata al Petruz­zelli di Bari. Al Valle le fiamme potreb­bero divo­rare Sant’Ivo alla Sapienza del Bor­ro­mini e arri­vare fino alle spalle del Senato. Lo Stato si è ripreso il suo «bene» dopo tre anni. E lo ha fatto con una rap­pre­sa­glia postuma con­tro un’occupazione che ha tenuto in vita un tea­tro, senza mai sot­to­porlo a rischi simili.

Sono pas­sate appena dieci ore dall’annuncio dell’auto-sgombero per dare «vita a una nuova fase costi­tuente» di un’esperienza che dovrebbe por­tare la fon­da­zione «tea­tro Valle bene comune» (5600 soci per un capi­tale sociale com­ples­sivo di 250 mila euro) a siglare una «con­ven­zione» con il tea­tro di Roma. La con­di­zione posta dall’assessore alla cul­tura di Roma Capi­tale Gio­vanna Mari­nelli è quella di lasciare — per il momento — il tea­tro affin­ché il Cam­pi­do­glio riprenda pos­sesso della nobile strut­tura ed ese­gua mediante la Soprin­ten­denza di Stato i lavori di messa a norma, prov­ve­dendo ad even­tuali restauri. A ini­ziare dal tetto dove ci sono infiltrazioni.

La rap­pre­sa­glia ha rischiato di fare sal­tare il tavolo tra gli atti­vi­sti e il Cam­pi­do­glio a pochi minuti dall’inizio della con­fe­renza stampa dove gli ex occu­panti hanno chie­sto l’uso del foyer come osser­va­to­rio sui lavori pre­vi­sti (oggi i primi sopral­luo­ghi tec­nici) e luogo dove discu­tere e sti­pu­lare pub­bli­ca­mente la con­ven­zione. Per loro è que­sto il segno del pas­sag­gio dallo stato di occu­pa­zione ad uno che defi­ni­scono di «custo­dia» del tea­tro e dei lavori neces­sari per rimet­terlo a nuovo.

Men­tre nella mez­za­luna affon­data nel vel­luto rosso delle pol­trone e della moquette cala­vano le tene­bre, e nel tondo che ospita l’affresco del pul­ci­nella sotto la volta si accen­de­vano le luci di emer­genza, è ini­ziato il sopral­luogo della diret­trice del dipar­ti­mento cul­tura di Roma Capi­tale Gabriella Acerbi, accom­pa­gnata da un tec­nico dell’assessorato. Si è creato un ser­pen­tone di tele­ca­mere e flash a giorno che hanno seguito la per­lu­stra­zione al buio tra i piani e gli ordini dei pal­chi del tea­tro, i came­rini come il palco.

Gli ex occu­panti, che hanno girato negli ultimi giorni una video-documentazione che atte­sta lo stato del tea­tro, hanno ripro­dotto l’ultima delle tante visite gui­date con­dotte che ha per­messo alla cit­ta­di­nanza di cono­scere per la prima volta il Valle e la sua storia.

Nel frat­tempo c’è stata una tem­pe­sta di tele­fo­nate tra la sala al buio e l’assessorato in piazza Cam­pi­telli. Biso­gnava rime­diare ai danni cau­sati dalla rap­pre­sa­glia che gli atti­vi­sti hanno inteso come un inter­vento diretto della Pre­fet­tura e dei «poteri forti» che gover­nano la città. La cor­rente è stata ripri­sti­nata dopo tre ore. È arri­vata una squa­dra di tec­nici dell’Acea che ha rimesso in moto il tea­tro. Den­tro, la sala ha rico­min­ciato a respi­rare, come un orga­ni­smo. La sua sacra­lità mon­dana e bor­ghese è stata rispettata.

È suc­cesso che nella con­fe­renza stampa con­dotta nel foyer stra­colmo di cen­ti­naia di per­sone gli atti­vi­sti della fon­da­zione del Valle abbiano chie­sto espli­ci­ta­mente un inter­vento del Comune: «Supe­rando lo stato di occu­pa­zione vi abbiamo dimo­strato di avere fidu­cia in voi — hanno detto — Adesso tocca a voi dimo­strare se ve la meri­tate». Applausi. Poco dopo la luce è tor­nata. Ma la strada, all’una, ieri era ancora in salita.

Gli ex occu­panti hanno chia­rito le altre richie­ste: «Vogliamo diven­tare custodi di que­sto luogo». Costi­tui­rano un can­tiere scuola sui lavori di messa a norma con la col­la­bo­ra­zione di sto­rici dell’arte e restau­ra­tori con la par­te­ci­pa­zione di stu­denti uni­ver­si­tari. «La fon­da­zione desi­dera tra­sfor­mare anche la fase di ristrut­tu­ra­zione in un momento di for­ma­zione» sostiene l’attrice Ile­nia Caleo. Alla «custo­dia» si sono offerti di par­te­ci­pare Paolo Ber­dini, l’ex mini­stro della cul­tura Mas­simo Bray, Paolo Mad­da­lena, Ugo Mat­tei, Tomaso Mon­ta­nari, Sal­va­tore Set­tis. «Tra­smet­te­remo in strea­ming le fasi dei lavori. È stato fatto per la Cap­pella Sistina, lo faremo anche qui».

Ieri gli atti­vi­sti hanno ini­ziato a costruire un’installazione arti­stica davanti all’entrata del foyer in via del tea­tro Valle. L’impalcatura è stata defi­nita un’«osservatorio stel­lare»: «Met­terà in rela­zione gli spazi interni del tea­tro con la città, attra­verso que­sta strut­tura sospesa». Nel pome­rig­gio, alla pre­senza del pre­si­dente del tea­tro di Roma, uno stan­chis­simo Marino Sini­baldi, è stato inol­tre inau­gu­rato un nuovo palco dove si esi­bi­ranno arti­sti e si ter­ranno assem­blee in strada, pas­sag­gio del micro-autobus 116 permettendo.

Dopo gli ulti­ma­tum (uscite il 31 luglio, poi il 10 ago­sto, oppure vi sgom­be­riamo), dopo la rap­pre­sa­glia sulla luce (non si sa ancora se e quanto pre­vi­sta dal Cam­pi­do­glio), il tor­tuoso per­corso è andato avanti tra rab­bia e scos­soni. In una nota con­giunta Sini­baldi e Mari­nelli hanno fis­sato la data del 2 set­tem­bre. Sarà que­sto il primo appun­ta­mento con il diret­tore del Tea­tro di Roma, Anto­nio Calbi per scri­vere la convenzione.

«Tutto que­sto — hanno scritto Mari­nelli e Sini­baldi — può avve­nire solo a con­di­zione che il Tea­tro Valle nella sua inte­rezza venga con­se­gnato a Roma capi­tale per l’immediato con­fe­ri­mento al Tea­tro di Roma». E poi l’apertura richie­sta dagli atti­vi­sti sul foyer, che era stata negata in pre­ce­denza: «L’impegno che ci assu­miamo oggi è quello di far sì (dopo il sopral­luogo della Soprin­ten­denza sta­tale e un pro­getto per la messa a norma) che i lavori per­met­tano al più pre­sto la ria­per­tura del Foyer che verrà desti­nato ad un punto infor­ma­tivo del Tea­tro di Roma e potrà essere uti­liz­zato dalla Fon­da­zione». Un’altra con­qui­sta, in que­sta labi­rin­tica e ambi­va­lente bat­ta­glia che pro­cede mil­li­me­tro dopo mil­li­me­tro, dopo l’esclusione del bando da parte dell’assessore Mari­nelli. All’inizio dell’estate il sin­daco Igna­zio Marino aveva per­sino evo­cato la «solu­zione finale» per l’occupazione del Valle. Dun­que il Cam­pi­do­glio ha fatto mar­cia indietro.

I tempi per la ricon­se­gna del foyer «saranno brevi» ha assi­cu­rato Sini­baldi. E ha aggiunto che la futu­ri­bile «con­ven­zione» che darà alla fon­da­zione la gestione del pro­getto sul «tea­tro par­te­ci­pato» del Valle ha rece­pito alcuni ele­menti dell’autogoverno: il tea­tro –agorà, la for­ma­zione per­ma­nente, la dram­ma­tur­gia con­tem­po­ra­nea. «Ma siamo solo all’inizio» assi­cu­rano gli atti­vi­sti. Nume­rose le insi­die: c’è il rischio che i beni comuni si tra­sfor­mino in sus­si­dia­rietà oriz­zon­tale o che la fon­da­zione lavori come ente subaf­fit­tua­rio del tea­tro di Roma.

La ten­sione accu­mu­lata durante l’autosgombero di dome­nica, evento forse unico nella sto­ria dei movi­menti sociali, si è sciolta nell’assemblea pome­ri­diana. Dalla malin­co­nica imma­gine dei mate­rassi cari­cati in mac­china si è pas­sati a un sol­lievo gene­rale: «Man­te­nere l’occupazione fine a se stessa ci è sem­brata poco inte­res­sante – afferma Ile­nia Caleo– Non trat­tiamo sulla gestione, ma su un modello ine­dito di coge­stione del Valle tra un’istituzione for­male e una infor­male creata dal basso. Sarà un’istituzione ibrida di nuovo genere».

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