La marea femminista invade Roma

26 / 11 / 2018

In occasione del corteo nazionale di Non Una Di Meno, sabato 200.000 persone, stando ai numeri divulgati dalle organizzatrici, hanno attraversato le strade di Roma contro la violenza maschile sulle donne e contro le posizioni razziste e patriarcali di questo governo, espresse tra le altre cose dal Ddl Pillon e dal Dl Salvini.

Fin dalle prime luci dell’alba hanno iniziato a muoversi da tutta Italia i pullman diretti a Roma: da Alessandria, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Brindisi, Ferrara, Firenze, Genova, Latina, Livorno, Lucca, Mantova, Milano, Monterotondo, Napoli, Padova, Pavia, Perugia, Pescara, Pisa, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Salerno, Siena, Torino, Trento, Treviso, Trieste, Venezia, Verona, Viareggio e Vicenza. 

Nonostante la pioggia inclemente, alle 14:00 il concentramento in Piazza della Repubblica prefigurava già il successo della manifestazione, aperta simbolicamente dalle ancelle ispirate alla serie tv The handmaids’s tale, ormai simbolo dell’opposizione femminista alle politiche sessiste dell’alleanza gialloverde. Prima della partenza, le ancelle hanno letto il documento steso da Non Una Di Meno contro il disegno di legge Pillon, concludendo al grido di «Ci volete ancelle, ci avrete ribelli!», quindi si sono spogliate dei “panni dell’oppressa” vestendo i pañuelos simbolo della lotta femminista su scala globale. L’intero corteo si è articolato intorno a una serie di azioni dimostrative volte a illustrare la complessità dei contenuti portati in piazza: dai 108 palloncini liberati in cielo a ricordare le vittime di femminicidio da gennaio 2018 fino alla chiusura simbolica del Viminale con il nastro bianco e rosso, cui è stato appeso un grande pañuelo fucsia. «Freedom of movement is our struggle» sono state le parole scelte dal movimento per criticare i provvedimenti del Dl Salvini in materia di immigrazione e per mostrare solidarietà alle donne migranti, la cui condizione e libertà di movimento è pericolosamente minacciata. Poco dopo, ad aver indossato nuovamente i panni delle ancelle sono state le precarie Istat, che hanno espresso la loro opposizione e contrarietà alla candidatura del prolife Blangiardo alla direzione dell’Istituto. 

Tra le voci d’oltreoceano sono state di grande impatto le dichiarazioni rilasciate dalle compagne Ypj sulla liberazione dei territori siriani e lette dalle donne curde presenti alla manifestazione, oltre che la testimonianza delle donne brasiliane, che hanno portato la propria opposizione al neopresidente eletto Bolsonaro, le cui posizioni razziste, sessiste e fasciste sono tristemente note in tutto il mondo.

L’insolita strutturazione del corteo, con i suoi due camion, ha fatto in modo che fossero moltissimi gli interventi, tra cui merita sicuramente di essere menzionato quello di Non Una Di Meno – Verona, che ieri ha affrontato due diverse mobilitazioni: la data nazionale a Roma e un appuntamento locale contro il convegno “Verona Vandea d’Europa” organizzato da Roberto Fiore. Il capoluogo veneto è infatti stato teatro di un raduno dell’ultradestra neofascista e dei cattolici conservatori, schierati contro la 194 e a supporto della mozione proposta dalla Lega e votata in comune che garantisce alle associazioni antiabortiste l’accesso a finanziamenti comunali. In entrambe le piazze, naturalmente collegate, è riecheggiato forte il «no» al disegno di legge Pillon e alla possibilità di lasciare a terzi qualsiasi decisione sul corpo delle donne: «Voi Vandea, noi marea» è stato l’avvertimento con cui l’attivista veronese ha concluso il proprio intervento.

Le decine di interventi che si sono susseguiti hanno parlato delle rivendicazioni, dei diritti e delle critiche che quella marea intendeva – e intende – portare avanti: contro la retorica del degrado, è stata contestata la circolare Salvini, rea di accendere le sirene del pericolo sulle occupazioni. «Non sono i luoghi occupati ad essere pericolosi, anzi, spesso sono iniziative fondamentali, che restituiscono alla città e alle donne spazi da attraversare serenamente. Non saranno gli sgomberi a darci sicurezza» dicono dal camion entrando in Piazza San Giovanni. Si è parlato della cultura dello stupro, ricordando i recentissimi fatti irlandesi e, più in generale, la tendenza a colpevolizzare la vittima di una violenza sessuale perché troppo disinvolta, troppo disinibita o poco raccomandabile. Si è parlato di anti-abortisti e, soprattutto, del 70% di personale medico che si dichiara obiettore, rendendo l’IVG una pratica difficile cui accedere. 

Spazio poi alle sex worker, tra cui, ieri in piazza, molte transessuali, mentre la testa del corteo, che ha preceduto il primo dei due camion, era dedicata ai centri antiviolenza, continuamente a rischio chiusura a causa dei continui tagli ai finanziamenti.

Una volta giunto al termine, il corteo si è disperso, e in molti e molte si sono riversate nella stazione metropolitana più vicina. In un estremo tentativo di raccogliere fondi per un’infrastruttura tra le peggiori in Italia, un pugno di controllori ATAC si è schierato ai tornelli bloccando l’accesso ai treni alle manifestanti. A causa delle pressioni e di alcuni cori da parte delle e dei manifestanti, i dipendenti del trasporto pubblico hanno ritenuto di cedere il passo ai reparti mobili, che si sono schierati in assetto antisommossa a difesa dei tornelli. Dopo un po' di spintoni e cori le forze dell'ordine hanno rilasciato i fermati e permesso ad attiviste ed attivisti di raggiungere gli autobus.

Vista la varietà di interventi, chiaro è come questo movimento sia intersezionale e internazionale, di come la lotta sia appena iniziata, di come le 200.000 persone di ieri a Roma siano disposte a frapporre i loro corpi, le loro voci e il loro essere contro chi in questo Stato (ma non solo) sta rafforzando il patriarcato, il machismo, il sessismo, il razzismo e il fascismo.

L’agitazione permanente è continuata nella giornata del 25 con l’assemblea plenaria di Non Una Di Meno, durante la quale è stato pensato e lanciato il percorso di pratiche verso lo sciopero femminista del prossimo 8 marzo. 

Lo stato di agitazione permanente continua.

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