La crisi del gas tra Russia e Ucraina dovrebbe spingere l’Italia a rilanciare l’energia da fonti rinnovabili

di Gianfranco Bettin*

8 / 1 / 2009

Nessun bisogno di riaprire le estrazioni di gas in Alto Adriatico.
Il contenzioso irrisolto tra Russia e Ucraina che ha interrotto le forniture di gas all’Italia, sembra l’occasione giusta per alcuni non tanto per ripensare le priorità in materia di strategie energetiche ma per rilanciare il peggio delle opzioni in campo in questi anni. Opzioni vantaggiose solo per quanti le sostengono ma del tutto inadeguate, anzi dannose, per gli interessi del nostro Paese in questo settore.

E’ di questi giorni il rilancio dell’opzione nucleare e della riapertura delle estrazioni di gas in Alto Adriatico. Due scelte inefficaci ai fini della maggiore autosufficienza energetica nazionale, dannose e rischiose per l’ambiente e la sicurezza dei cittadini e un ostacolo strategico per gli investimenti, questi sì necessari, volti a sviluppare le fonti rinnovabili. Per quanto riguarda il nucleare gli eventuali, e del tutto ipotetici benefici in termini di fornitura energetica, sarebbero comunque spostati di almeno una dozzina d’anni, anche se si volessero ignorare le cruciali e irrisolte questioni delle scorie e della sicurezza degli impianti, oltre che della loro reale valenza energetica.
E’ una scelta che - non a caso - il governo Berlusconi sostiene in controtendenza rispetto ai più avanzati partner europei. Sul fabbisogno di gas va, invece, sottolineato come in Italia si sia in una condizione di eccesso di offerta e non, viceversa, di domanda e che già il programma “faraonico” di costruzione di decine di rigassificatori sulle nostre coste rappresenti una scelta dettata soprattutto da interessi economici e non da necessità di approvvigionamento. Perché allora riaprire le estrazioni in Alto Adriatico nonostante studi e ricerche abbiano ampiamente dimostrato i rischi per l’ambiente che questa scelta comporterebbe? Anche qui per interessi economici del tutto slegati da necessità pratiche di approvvigionamento.

Di fronte alla crisi Russia-Ucraina dovrebbe, invece, riaprirsi un forte dibattito sulla necessità di recuperare il tempo perduto con un piano di rilancio dello sviluppo di produzione di energia da fonti rinnovabili, ciò che da lungo tempo ha fatto la Germania e da un tempo medio breve la stessa Spagna, entrambe con significativi risultati sul piano dell’aumentata quota di produzione energetica nazionale, di efficienza del sistema e di riduzione delle emissioni. Non saranno certo Eni e Enel e tanto meno le società distributrici di gas – in gran parte ex municipalizzate divenute nel tempo società per azioni quotate in borsa – a spingere in questo senso. Dovrebbe farlo la nostra classe politica. Per questo ribadiamo il nostro no al nucleare e il nostro altrettanto fermo no alle estrazioni di gas in Adriatico, in favore del ricorso alle energie alternative.

* Gianfranco Bettin è consigliere regionale Verdi Veneto

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