La CGIL ordina e la Questura manganella i migranti di Treviso

17 / 5 / 2009

Oggi 16 maggio 2009 era stata indetta una manifestazione dall’ADL Cobas con le reti migranti di Treviso, per reclamare reddito e libertà contro la crisi economica ed il razzismo istituzionale.
Il corteo doveva recarsi in Piazza Vittoria per prendere parte alla manifestazione indetta dalle Associazioni migranti di Treviso con i sindacati confederali.
Quando il corteo di diverse centinaia di persone è giunto sul Ponte San Martino abbiamo trovato una camionetta di traverso e la celere schierata perché “la CGIL non voleva che il corteo entrasse in piazza”.
Di fronte a questo assurdo divieto i migranti hanno spinto insistendo per entrare ed a questo punto sono partite le cariche di polizia con diverse persone contuse ed un migrante finito in ospedale. A quel punto il corteo, aggirando le celere, si conquistava il diritto di manifestare ma, una volta in piazza,ci siamo trovati a sentire solo musica e discorsi di circostanza. Quando addirittura veniva annullato l’intervento di un migrante già programmato, forse perché non in linea con la triplice, la rabbia dei migranti si è manifestata dando luogo ad una grande e lunga contestazione che ha costretto gli organizzatori, pur di non far parlare i migranti autoorganizzati che stavano spingendo per salire sul palco, ad interrompere seduta stante la manifestazione.

Oggi a Treviso abbiamo visto una cosa incredibile: contro i migranti non bastavano la Lega, i razzisti di tutte le specie, la Questura di Treviso evidentemente schiava della Lega e del loro ministro “guardia padana”, ma addirittura il segretario della CGIL li fa caricare dalla polizia perché non voleva che un gruppo di migranti per loro “non controllabile” entrasse in piazza. Il segretario della CGIL di Treviso era già tristemente famoso per la proposta di rimpatriare i licenziati della De’ Longhi, e quella di sospendere i flussi migratori (sempre in linea con la Lega) ma ordinare le cariche di polizia è davvero una vergogna senza paragoni.

Però oggi abbiamo anche visto la determinazione dei migranti che si sono conquistati il diritto di manifestare e di entrare in piazza e, una volta in piazza, rivendicare il diritto di ribellarsi, ribadire che è finito il tempo in cui bastava dire “vogliamoci bene”, è finito il tempo in cui la CGIL poteva gestirsi paternalisticamente i migranti coi cappellini e le bandiere. Con la crisi, le leggi razziali, con lo stato della paura e dell’apartheid, con l’attacco generalizzato ai diritti di tutti, solo la voglia di lottare, la partecipazione, l’insubordinazione possono produrre un cambiamento reale.

Per questo diciamo: siamo solo all’inizio


Adl-Cobas e Reti migranti di Treviso

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articolo gentilini