«Il tempo delle parole è finito!»: migliaia di lavoratori e lavoratrici dello spettacolo riempiono di rabbia e speranza le piazze italiane

24 / 2 / 2021

“Un anno senza eventi, un anno senza reddito”: questo lo slogan nel quale si sono riconosciute migliaia di persone del mondo dello spettacolo, dell’arte e della cultura scese in piazza ieri, 23 febbraio, in oltre 20 città italiane. A un anno dall’inizio della crisi sanitaria e sociale in questo settore, un’industria che prima della pandemia produceva il 7% del PIL nazionale, hanno trovato “ristoro” solamente i colossi e le grandi imprese. Tutti gli altri continuano a brancolare nell’assenza totale di tutele, liquidità e dei diritti più basilari.

Ma le manifestazioni di ieri non hanno parlato il linguaggio della disperazione, ma quello della speranza, di un’unità che si sta saldando nella lotta e che non ha nulla di settoriale corporativo, ma vuole aprire una breccia per tutti e tutte coloro che, ora come non mai, hanno perso qualsiasi garanzia sociale, o non l’hanno mai avuta.

Proviamo a raccontare com’è andata la giornata, facendo un quadro da nord a sud dello “stivale” (qui il podcast di Gemini Network sulla diretta dalle varie piazze).

A Padova le Maestranze dello Spettacolo si danno appuntamento a Piazza Garibaldi per una manifestazione regionale. Si parte in corteo per corso Milano e la prima tappa è il Teatro Verdi, uno dei luoghi simbolo della cultura cittadina, dove viene inscenata una performance nella quale è stato calato da una impalcatura un grande striscione con la scritta verticale “un anno senza eventi”.

La manifestazione ha poi raggiunto la centralissima Piazza dei Signori. Sulla storica scalinata della Loggia della Gran Guardia si sono alternate le voci del variegato mondo dello spettacolo e della cultura: «anche se facciamo lavori diversi, se abbiamo mansioni, differenti, siamo una famiglia in questa lotta ed è la prima volta che il mondo dello spettacolo è così unito». E ancora: 

«Il mondo dello spettacolo chiede cambiamento; non chiede di parlare di cultura in senso lato, ma di lavoro, reddito e diritti.Non stiamo chiedendo di aprire cinema e teatro, ma di migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone che vivono di spettacolo».

La giornata si conclude sotto la Prefettura, dove lavoratori e lavoratrici con una torciata dedicata a Omar, il loro amico e collega toltosi la vita sabato scorso. «Il tempo delle parole è finito!» sono le parole commosse che vengono dette ringraziando chi è sceso/a in piazza. «Ci vediamo al Festival di Sanremo!». Nel Nord-Est anche Trento e Trieste sono scese in piazza.

Molto attesa e partecipata anche la piazza romana, convocata dagli Autorganizzati Spettacolo. Da Largo Argentina, centinaia di persone si sono dirette verso Montecitorio in corteo. Qui, anche grazie alla spinta di tutte le piazze italiane, una delegazione ha ottenuto un incontro con il Presidente della Camera dei Deputati al quale è stata portata la richiesta ufficiale per la convocazione di un Tavolo Interministeriale che coinvolga lavoratrici e lavoratori del settore, al quale siedano Ministero del Lavoro, Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero dei Beni e delle Attività Culturali.

Lavoratori spettacolo Roma

A Milano è stato occupato in mattinata l’ex cinema Arti, da lavoratori dello spettacolo e studenti. La giornata è proseguita con delle lezioni alternative, una conferenza stampa, una grande manifestazione sotto la Prefettura e un’assemblea pubblica, tenutasi nel cinema occupato. In Lombardia manifestazioni anche a Brescia e Cremona.

Lavoratori spettacolo Milano

A Genova centinaia di persone hanno occupato le scale del Palazzo Ducale nel pomeriggio, mentre nella mattinata c’è stato un sit-in davanti alla Prefettura. A Torino centinaia di persone hanno riempito piazza Carignano e sono entrate nell’omonimo teatro, chiuso da un anno, per tenere una conferenza stampa.

In Emilia-Romagna sono state tre le manifestazioni: a Bologna in piazza San Giuseppe, a Rimini e Piacenza. In Toscana Sipari sempre aperti ha indetto un presidio a Livorno, in piazza Grande, mentre nelle Marche l’appuntamento è stato a Macerata, in piazza Mazzini.

Lavoratori spettacolo Bologna

A Napoli la manifestazione si è svolta davanti al Teatro Mercadante ed è proseguita con il  blocco di via Cristoforo Colombo, che ha mandato in tilt il traffico nell’area del Molo Beverello. In seguito i manifestanti si sono diretti in corteo verso l’Accademia delle Belle Arti.

Lavoratori spettacolo Napoli

A Bari il sit-in è stato organizzato davanti al teatro Piccinni dall’Arcipelago e, al fianco dei lavoratori della cultura e dello spettacolo, sono scese in piazza anche alcune decine di genitori che protestano contro l’ultima ordinanza regionale sulla scuola che ha disposto la didattica digitale integrata al 100% per tutti gli alunni e gli studenti pugliesi. Presidio anche a Barletta, davanti al Teatro Curci.

Protestano con tamburi e danze davanti alla Prefettura di Cosenza  i manifestanti chiamati in piazza da Approdi lavoratrici e lavoratori della cultura e dello spettacolo Calabria, chiedendo risposte sui finanziamenti pubblici e sulla ripartenza ‘in presenza’ prima che la crisi diventi irreversibile e travolga artisti ed attori, ma anche truccatori, costumisti, drammaturghi, musicisti e ballerini, fino ai promoter di eventi e service. Anche a Reggio Calabria si è svolta una manifestazione di fronte al teatro Cilea.

Lavoratori spettacolo Cosenza

Anche la Sicilia è scesa in piazza, con partecipatissime manifestazioni a Catania e Palermo.

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