Bologna

Il teatro San Martino chiude. Un altro diritto che ci viene tolto.

Oggi l'annuncio di Libero Fortebraccio, compagnia che gestisce da diversi anni il teatro.

27 / 4 / 2012

La chiusura di un teatro è un momento grave. Come un lutto ti colpisce e ti porta immediatamente al futuro, al dire: come si fa adesso? Quando a scomparire, nel silenzio assordante delle istituzioni è un luogo come il Teatro San Martino di Bologna dovremmo sentirci tutti coinvolti e fermarci un attimo a riflettere.

Il suo destino sembra proprio quello di sparire completamente dalla geografia della città, sepolto assieme al complesso monumentale del ‘400 di cui fa parte. Si stringe il cuore a passeggiare nel chiostro puntellato da erbacce che spuntano qua e là, a scorgere l'imponenza dell'intera parete affrescata a metà del '600 dal Massari protetta da vetri impolverati. I suoi preziosi soffitti a stucchi della fine del ‘700 sembrano inermi mentre guardano portare via le luci, le scenografie, le sedie e gli arredi. Si smonta. Colpiscono alla gola le parole di Roberto Latini di Libero Fortebraccio Teatro che con commozione annuncia l'impossibilità di continuare l'avventura aperta in quello spazio alcuni anni fa: “probilmente non abbiamo fatto tutto il possibile, ma abbiamo fatto il nostro lavoro”, dice a una platea di giornalisti, adetti ai lavori e giovani studenti dei corsi di formazione teatrale.

Non ci sono più le condizioni per andare avanti e il motivo neanche a dirlo è quello che ci aspettiamo tristemente: non ci sono fondi, la compagnia già da un anno non ha potuto offrire una programmazione. L'ultimo tentativo, in extremis, è stato quello di utilizzare parte dei fondi per le produzioni teatrali per mandare avanti il teatro, ma la sensazione è quella di essere stati abbandonati dalle istituzioni. .

E scorri i nomi dei gruppi che hanno reso vivo questo spazio, a partire da Elena Bucci, Marco Sgrosso, il Teatro del Lemming, Santasangre, Teatrino Clandestino, Emma Dante, Accademia degli Artefatti, Kinkaleri, Fanny&Alexander, Laudati Danza, Claudio Morganti, Chiara Guidi, Romeo Castellucci, Peter Stein, solo per citarne alcuni.

Rileggi i progetti culturali, scopri i laboratori, le rassegne, i corsi e le residenze: sembra impossibile dover rinunciare a questa ricchezza. Assurdo pensare alla chiusura di un luogo come questo. Incredibile pensare che in tutti questi anni di gestione le amministrazioni non abbiano costruito un progetto o pensato di valorizzare questa esperienza fino ad arrivare alla sua dissolvenza.

Si può permettere al mostro della crisi di inghiottire anche il Teatro San Martino? Che futuro possiamo immaginare se l'unica risposta è far morire il teatro, la cultura, le espressioni artistiche e storiche nella cecità e nell'indifferenza?

Forse è arrivato il momento di trovare un modo nuovo di affrontare questa onnivora crisi che ci toglie sempre di più spazi, diritti, possibilità. Rimetterci in relazione tra noi, cercare forme diverse e reali di partecipazione, costruire un comune che ci permetta di immaginare ancora dei luoghi vivi per la nostra città, per il nostro futuro. Dobbiamo ricominciare a sognare, pretendere più luoghi come il Teatro San Martino e non arrenderci alla sua morte.

In una Bologna che si è appena stretta nella commozione per la perdita di uno dei suoi più importanti cantastorie, viene da pensare: possiamo permetterci di perdere anche il Teatro San Martino e continuare inermi a portare il lutto?

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