Il "partito delle grandi opere" vota compatto per la Tav

Al Senato la Lega vota e compatta i documenti di Pd, Forza Italia e Fratelli d'Italia che vogliono l'Alta velocità

8 / 8 / 2019

Si è tenuta ieri la votazione in Senato sulla mozione contraria al Tav proposta dal MoVimento 5 Stelle, bocciata con 181 no e 110 sì. Sono stati invece approvati invece tutti gli altri documenti favorevoli alla Torino-Lione, proposti da Pd, Forza Italia e Fratelli d’Italia, con lo scontato voto favorevole della Lega.

Si tratta di una votazione che non ha un carattere operativo, ma esprime un indirizzo politico di notevole importanza. Da un lato l'ennesima umiliazione della Lega al MoVimento 5 Stelle dà a Matteo Salvini la forza di lanciare un ultimatum al premier Conte, chiedendo entro ottobre un rimpasto di governo, mettendo nel mirino proprio Toninelli. Dall’altro emerge la dimensione trasversale del “partito delle grandi opere”. D’altronde, già nella grande farsa delle piazze Si Tav dello scorso autunno il Pd andava a braccetto con Lega e centro-destra, oltre che con Confindustria e sindacati confederati.

Per quanto riguarda la mozione bocciata ieri, si tratta niente di più di una pantomima dei pentastellati; un modo di lavarsi la coscienza di fronte all’assoluta inconsistenza avuta in questi 14 mesi di governo nell’imporre un’agenda politica realmente ambientalista.

«Di questa sceneggiata ne avremo fatto volentieri a meno» scrive il movimento No Tav in una nota, «poiché l’esito era scontato e non ci interessa francamente spenderci troppo parole. Giochi di palazzo e poltrone, equilibrismi e fanatismi li lasciamo volentieri ad altri. La storia, lo sappiamo, relegherà ognuno al posto che merita». Continua la nota: «questo teatrino costruito sulla nostra pelle si svolge mentre decine di fogli di via vengono notificati ancora in questi minuti da carabinieri e polizia a tanti della valle che quotidianamente si spendono nelle iniziative di contrasto all’opera devastatrice».

Se la politica istituzionale va avanti a colpi di teatrini e repressione, chi vuole bloccare realmente la Torino-Lione - e l’intero modello che si regge sulle grandi opere – ha invece dato prova di coerenza e compattezza La marcia al cantiere di Chiomonte dello scorso 27 luglio lo ha ampiamente dimostrato, con migliaia di persone disposte a non arretrare di un solo millimetro di fronte alle decisioni prese da Roma, Parigi e Bruxelles.

«Continuiamo da noi» termina la nota dei No Tav, «da un cantiere di fatto fermo da oltre 400 giorni grazie alla nostra opera costante di presidio ed iniziativa, da dei lavori di allargamento che sfidiamo Salvini a far partire, così da poter toccare con mano cosa significa cantierizzare un territorio ostile. La nostra storia, sui sentieri e nelle piazze, nei presidi e nelle assemblea, nei mercati e tra la gente la scriviamo noi. Ci vediamo nella valle che Resiste!»

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