Il naufragio di Crotone è una strage di Stato: manifestazioni in tutta Italia

4 / 3 / 2023

Non si può accettare che a poche bracciate dalle coste italiane e nel Mar Mediterraneo si continui a morire. Non si può stare in silenzio di fronte all’ennesima ecatombe che poteva essere evitata. Su questa premessa ci sono state manifestazioni in decine di città italiane: la più importante senza dubbio a Crotone dove erano quasi un migliaio le persone davanti alla Prefettura, anche in vista della manifestazione nazionale lanciata per sanato prossimo dalla piattaforma “Rete 26 febbraio. La Calabria per i diritti umani”. Prima del presidio molte persone si sono riunite davanti alla Camera ardente presso il Palamilome di Crotone; oggi sono riemersi 2 corpi di bambini dal mare e sono ancora decine i dispersi e i corpi non identificati. 

Strage Crotone

In migliaia a Roma e Milano, in un corteo terminato davanti alla Stazione Centrale, uno dei luoghi simbolo della marginalizzazione sistemica a cui vengono sottoposte persone migranti.

Manifestazioni molto partecipate anche a Padova, Trento e Schio. Nella città patavina centinaia di persone hanno partecipato al presidio indetto da diverse realtà locali per "esprimere tutta l’indignazione che in questi giorni si sta accumulando contro chi disprezza la vita e la dignità delle persone migranti attraverso parole e politiche vergognose e infami". Dalla Prefettura, la manifestazione ha proseguito in corteo lungo le piazze e si è conclusa davanti al Comune, ribadendo ancora una volta la necessità della creazione di corridoi umanitari per arrivare in Europa, l’applicazione indiscriminata della direttiva UE 55/2001 e la fine di questa politica di chiusura, respingimento e repressione verso le persone migranti.

Strage Crotone

A Trento tante persone oggi si sono unite al presidio del Centro Sociale Bruno e dell’Assemblea Antirazzista. Tra gli interventi, anche un audio messaggio da Crotone del giornalista Alidad Shiri che ha raccontato la situazione di caos presente sul luogo e ha avanzato la richiesta raccolta dalle famiglie di rimpatriare le salme e non sospendere le ricerche dei dispersi e disperse. Sono state ricordate tutte le rotte migratorie, anche quelle interne alla Ue come il confine del Brennero sul quale quotidianamente si assiste a respingimenti. Tra i tanti interventi quelli del Coodinamento Studenti Medi di Trento che ha denunciato sia il tentativo di infiltrazione fascista nelle scuole che la mancanza di approfondimenti sul tema delle migrazioni e del razzismo.

Strage Crotone

Molte persone in piazza anche a Schio, al presidio in Piazza Duomo lanciato dal Centro Sociale Arcadia e dal Collettivo Rotte Balcaniche Alto Vicentino.

Strage Crotone

La strage di domenica 26 febbraio 2023 è stata determinata dal ritardo dei soccorsi: un ritardo cinicamente voluto, politicamente voluto. Le persone potevano essere salvate se si fossero attivate con tempestività le operazioni di soccorso. L’imbarcazione era stata segnalata da Frontex ben prima del naufragio nello Jonio; le autorità non si sono mosse nonostante le condizioni meteo e la presenza di circa 200 persone a bordo.

È cosa nota che da almeno tre anni la rotta verso le coste calabresi è una delle più battute e che nel corso del 2022 sono approdate in Calabria oltre 18.000 persone. Forse il Governo italiano non ne era informato?

Lungi dal riconoscere qualsiasi tipo di corresponsabilità, il governo ha invece spostato l’attenzione contro i trafficanti e gli scafisti e ha ribadito la necessità di bloccare le partenze, ribadendo la retorica imposta dall’Unione Europea.

Questa tragedia è la diretta conseguenza di politiche sull’immigrazione incentrate esclusivamente nell’ostacolare e impedire la libertà di movimento delle persone. Questa politica ideologicamente anti-migrazione arriva a criminalizzare ogni atto di solidarietà ed il soccorso civile, questa politica vuole produrre morte e sofferenza, costringendo le persone, nel momento in cui si nega il diritto alla mobilità, a intraprendere viaggi sempre più pericolosi o doversi rivolgere a trafficanti e scafisti.

La narrazione ribaltata del Governo va smascherata, e ribadita la verità: Piantedosi, Salvini e Meloni hanno la piena responsabilità, politica e umana, di questo naufragio di Stato! Cause ed effetti non possono essere ribaltati a piacimento: chi governa ha emesso una condanna a morte, attuata mediante omissione di soccorso.

Sono passati quasi 10 anni dal 3 ottobre 2013, quando un barcone naufragò a poche miglia da Lampedusa provocando la morte di 368 persone. Nel frattempo oltre 20mila persone hanno perso la vita sulla rotta del Mediterraneo centrale. Ma nulla si è fatto per prevenire questo genocidio. 

Le politiche italiane ed europee non hanno proposto alcunché: non sono stati aperti né canali umanitari di un certo impatto numerico, né vie legali e sicure per agevolare la mobilità umana, né tantomeno si sono poste il problema di aprire vere iniziative di cooperazione internazionale per rendere vivibili aree del Pianeta cui guardiamo, dal nostro “mondo occidentale sviluppato”, solo come grandi riserve minerarie, o di cui ignoriamo profondamente le condizioni di guerra, o di devastazione ambientale.

Al contrario: governi ed UE siglano accordi con dittature sanguinarie, finanziano con miliardi di euro muri e barriere e pozzi petroliferi, inviano equipaggiamenti militari e mezzi a milizie irregolari per controllare territori densi di ricchezze o per esternalizzare le frontiere europee, respingere e bloccare le persone in campi di detenzione.

Cercando in Europa un luogo dove vivere in serenità, le persone devono rischiare la vita, chi sopravvive porterà indelebili sul corpo e nella mente i segni della violenza dei confini, quasi un rito iniziatico per introiettare le gerarchie di questa società ed essere funzionali al sistema di produzione e sfruttamento. Che arrivino dall’Afghanistan, dalla Nigeria o dall’Ucraina la richiesta non può essere che una: “aprire i confini, documenti subito!”.

Le piazze di oggi, anche in vista della manifestazione nazionale di sabato prossimo a Crotone, aiutano a mettere a fuoco alcuni punti chiave. Bisogna chiedere che siano lasciate aperte le vie sicure per arrivare in Italia e in Europa: prendere un aereo o una nave non può essere un privilegio legato solo al passaporto che si possiede. Inoltre: immediata estensione della direttiva n. 55/2001 dell’UE, la stessa che è stata applicata per le persone in fuga dall’Ucraina, a chi chiede protezione. Infine, documenti per chi si trova nel territorio europeo, da Lesbo all'Italia, e libertà di navigare per ogni nave dedita al salvataggio delle persone nel Mediterraneo.