Il mondo dello spettacolo chiude in bellezza un importante weekend di lotta: a Venezia bloccato il Ponte della Libertà

27 / 3 / 2021

Teatri occupati, ponti bloccati, piazze piene: il mondo dello spettacolo chiude questo weekend di mobilitazioni ricco e interessante, dopo la giornata di convergenze che ha visto ieri in piazza riders, mondo della scuola, logistica e pubblico impiego.

Dai grandi centri alle più piccole città di provincia, lavoratrici e lavoratori dello spettacolo segnano un altro importante tassello di una battaglia che da oltre un anno chiede con forza diritti e reddito per una forza lavoro di un settore storicamente precario e scoperto dalle più basilari tutele. Le manifestazioni di oggi non guardano solo a una “ripartenza” in termini generici, ma a una trasformazione radicale del settore e a un intreccio sempre più necessario tra il diritto al reddito e quello alla salute, con riferimento a una campagna vaccinale di massa e a un tracciamento completo della popolazione, uniche condizioni per fare riaperture in sicurezza.

La giornata è partita con l’occupazione del Piccolo Teatro di Milano, primo teatro di prosa comunale d'Italia, che segue quella del Teatro Mercadante di Napoli e quella del Verdi di Padova, avvenuta la scorsa settimana. Il vento delle occupazioni, che in Francia soffia forte con quasi 70 teatri occupati in tutto il Paese, inizia ad alzarsi anche in Italia.

I teatri, anche per la concomitanza con la Giornata mondiale del teatro, sono stati i luoghi dove si sono svolte la maggior parte delle manifestazioni odierne: a Roma davanti al Teatro Argentina, a Palermo davanti al Massimo, a Macerata davanti allo Sferisterio. A Torino i manifestanti hanno bloccato il centralissimo ponte di Corso Vittorio Emanuele, a Venezia il Ponte della Libertà.

Abbiamo seguito da vicino la manifestazione veneziana, organizzata dalle Maestranze dello Spettacolo del Veneto, che ha ricomposto le rivendicazioni di tutte le categorie di lavoro dipendente e autonomo nel settore. Si chiede a gran voce una riforma radicale delle tutele, un reddito di continuità e maggiori contributi e sicurezza sanitaria. I diversi interventi hanno ribadito come il problema non sia quello di una riapertura immediata e ad ogni costo, ma quello di una riapertura pianificata, in cui le risorse regionali del Recovery Fund siano impiegate non per sostenere grandi opere inutili e dannose, come quelle di corredo alle Olimpiadi di Cortina, ma per investimenti reali che migliorino la qualità del lavoro e della fruizione degli eventi artistici e culturali.

La cultura in senso ampia è stata derubricata a "settore non essenziale", senza mettere in discussione il paradigma produttivista e consumista basato su enormi disuguaglianze sociali, che è alle radici della crisi in cui ci troviamo. È stato posto con forza anche il tema della salute mentale delle maestranze e la centralità anche in questo delle reti di solidarietà dal basso.

Intorno alle i manifestanti si sono messi in marcia dietro alla grande "Baulessa Rosa", battendo sui bauli e scandendo lo slogan: «reddito, diritti, dignità"». Sono così confluiti all'imbocco del Ponte della Libertà. Spingendo i bauli, hanno bloccato la circolazione dei mezzi lasciando libera la sola corsia di emergenza.

Il baule si è fatto muraglia, trasformandosi da strumento di lavoro in strumento di lotta. Le maestranze hanno così eretto un muro di casse a mo' di barricata e acceso delle torce colorate al grido, rivolto al ministro della cultura Franceschini: «Siamo noi l'eccellenza da tutelare!». Dopo il blocco i manifestanti sono confluiti nuovamente in piazzale Roma, dove sono continuati gli interventi.

Per cogliere al meglio il senso politico della giornata, riportiamo una riportiamo gli stralci di una serie di interventi che ci sono stati in piazza. Jacopo Pesiri delle Maestranze dello Spettacolo: «Basta parlare di cultura, vogliamo parlare di lavoro. Come usciamo dall’incertezza, dalla precarietà, dalla disparità di genere se non veniamo appoggiati dalle istituzioni? Noi stiamo provando a farlo dal basso, ci stiamo muovendo insieme per costruire lo spettacolo che vogliamo. Dobbiamo conquistare metro per metro quello che vogliamo: il mondo dello spettacolo sa cosa vuole, abbiamo sempre creato quello che vogliamo con le nostre mani. A Milano, Napoli e Roma oggi stanno occupando, stiamo occupando l'Italia per costruire il futuro migliore che vogliamo».

Luca, del sindacato ADL Cobas e della Rete Intersindacale Professionisti dello Spettacolo: «La pandemia ha fatto esplodere una normalità pregna di contraddizioni: questo sta portando ad una drammatica assenza di prospettive, accompagnata da indennità e tutele inesistenti. Servono misure strutturali reali, perché il problema non è solo la mancanza salariale, ma l'abbandono del settore, visto che i tavoli di confronto con le istituzioni sono lenti e macchinosi. Dopo un anno di chiusura delle strutture culturali è necessario immaginare una nuova ripartenza e questo passa anche da un incremento delle misure .di contenimento e tracciamento e una velocizzazione della distribuzione dei vaccini».

Sergio Zulian, di ADL Cobas: «Dobbiamo fare uno sforzo in questo periodo per intrecciare le lotte, perché non possiamo più permettere che si arricchiscano i soliti pochi in questa crisi. Dobbiamo lottare per maggiori diritti e stabilità per tutte e tutti, ma se non vogliamo tornare alla “normalità” del prima, dobbiamo modificare l'esistente per fare sì che tutte e tutti vengano tutelati e che vi sia un reale cambio di rotta nella scuola, nella salute e nel lavoro».

Silvia, di Sarte di scena: «Ci sono tantissime problematiche legate alla nostra categoria, a partire da quelle di genere. La sarta studia, si laurea e si autofinanzia per specializzarsi. Ma rimane invisibile. Le lotte di questa pandemia ci ha messo in interconnessione con altre realtà del settore: non voglio più vedere colleghe e colleghi che devono cambiare lavoro, non voglio più vedere firmare contratti che non li tutelano, non voglio più che le persone non parlino perché sotto ricatto continuo. Ognuno di noi ha un talento che deve essere valorizzato: non voglio più vedere precarietà e lavoratori intermittenti. Le indennità erogate sono ridicole e non bastano neanche per i pagamenti delle utenze. Per questa e altre ragioni abbiamo creato uno sportello di aiuto psicologico, perché è necessario supportarci e aiutarci anche psicologicamente».

Chiara Sabattini, di Priorità alla Scuola: «Diamo solidarietà e appoggio a tutte le manifestazioni che avete fatto ed è necessario che la lotta dello spettacolo e quella della scuola procedano insieme: dobbiamo mettere insieme le lotte perché solo la cultura e l'educazione possono cambiare il nostro futuro».

Enrico Zulian, della Cooperativa Città Invisibile: "Le cooperative e tutti gli operatori del settore fanno fronte a una grave mancanza di liquidità. Anche chi ha avuto accesso alla cassa integrazione non ha un reddito dignitoso, soprattutto se misurato sull'arco di oltre un anno. Bisogna bloccare gli F24 e non è possibile che i lavoratori del settore paghino per gli errori commessi dalle autorità nella gestione sanitaria».

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