Il primo ministro ucraino, Mikola Azarov, si è dimesso. Indietro non si torna anche se la rivolta vive sospesa tra le aspettative della trattativa in corso e la spinta al cambiamento radicale.

I dieci inverni di Kiev

Intervista a Vasyl Cherepanyn attivista del Visual Culture Research Centre. Il primo ministro ucraino, Mikola Azarov, si è dimesso.

28 / 1 / 2014

La determinazione della rivolta, la sua estensione nelle regioni dell'ovest, la penetrazione in quelle dell'est, la pressione congiunta di Russia e UE hanno costretto alle dimissioni Mikola Azarov nel tentativo di fermare la rivoluzione in atto prima del suo punto di non ritorno.

Vasyl Cherepanyn, attivista del Visual Culture Research Centre, è stato intervistato durante un presidio autorganizzato in un ospedale di Kiev il 24 Gennaio per proteggere i feriti ricoverati da possibili rapimenti da parte della polizia.

Le proteste di Kiev mettono in crisi la coerenza delle categorie regionali e spaziali, mostrano come il confine tra Est e Ovest sia tutt'altro che definito. Sono lotte che interrogano l'Europa, mostrando quello che oggi esclude e include, quale spazialità afferma e su quali confini insiste. L'Ucraina narra, carica delle sue ambiguità, le nuove centralità politiche, le frontiere e i conflitti di una nuova geografia europea che si sta affermando.

Traduzione e testo sono stati curati da Paolo Do.

La situazione oggi in Ucraina e a Kiev è del tutto imprevedibile: può succedere di tutto, da un momento all’altro. Da quando, qualche giorno fa, il parlamento ha approvato le leggi liberticide contro i giornalisti, gli attivisti e il movimento, la protesta è scoppiata: quello che stiamo vivendo è qualcosa che sarebbe stato impensabile immaginare anche solo due anni fa. Ad oggi, cinque persone sono state uccise nelle manifestazioni, mentre la polizia e i gruppi armati dell’antiterrorismo controllano le strade in modo brutale. Sparano ad altezza uomo, fanno agguati e rapimenti. Nonostante tutto ciò, la gente rimane in piazza, in migliaia.

Nel gelo di Kiev, a dieci gradi sotto zero, ci sono barricate per tutto il centro della città. Siamo pronti a tutto poiché non c’è più nessuna via d’uscita di fronte a questo regime. Abbiamo a che fare con soggetti criminali, la stessa banda che costituisce l’apparato statale: un potere mafioso che usa ogni mezzo contro la popolazione. È davvero una situazione senza precedenti per la storia di questo paese.

Il movimento Euro-maidan che vediamo oggi è nato a fine Novembre 2013 e, da allora, è cambiato molto: è una protesta che è stata capace di trasformarsi con estrema facilità in questi mesi. Se all’inizio c'erano soltanto studenti e giornalisti in piazza, oggi la partecipazione è decisamente differenziata e coinvolge settori più ampi della società. Molti sono venuti a Kiev in solidarietà con il movimento e in piazza c’è sia la classe media, sia contadini venuti da alcuni villaggi, oltre a molti studenti, giovani, anziani, operai e gente decisamente benestante. A Kiev si è toccato un punto di non ritorno contro l’oligarchia al potere e i loro crimini, proprio per questo sarebbe un errore circoscrivere la protesta a qualche ideologia, di destra o di sinistra.

Europa è una parola chiave di questa protesta che, non a caso, fin dall’inizio si è definito Euro-maidan. In Ucraina il termine Europa ha un senso vuoto e vago, è senza un preciso e pregnante significato. Dagli anni Novanta la retorica dell’Europa è utilizzata per indicare qualcosa di positivo da seguire politicamente; molto genericamente, qualcosa che è buono da perseguire, la speranza, in un qual certo senso. Dopo il 1989, la parola Europa ha rimpiazzato quello spazio che, in questi discorsi, era stato occupato dalla parola comunismo.

Maidan ha però riempito il significato vuoto della nozione di Europa: oggi è sinonimo di libertà. L’Ucraina sembra essere il problema dell’Europa e ne rappresenta un suo decisivo aspetto. Negli ultimi tempi, questo paese è stato il più rivoluzionario in Europa: il movimento Maidan del 2014 è stato preceduto dalla rivoluzione arancione nel 2004 a sua volta anticipata, nel 2001, dal movimento di massa "Ukraine without Kuchma". Quello che si chiede oggi è una vera democrazia: ecco il cuore del progetto europeo.

L’Ucraina è un paese di grande partecipazione che oggi sta bruciando, mostrando tutto il potenziale dei suoi movimenti di massa per un’Europa democratica e rivoluzionaria. Rivoluzione democratica: questo deve essere il cuore dell’Europa che, per ironia, si sta dando nelle periferie dell’Est. Maidan è una sfida per l’Europa e all’Europa: qualcosa non limitato ai suoi confini, ma basato sulla solidarietà transnazionale e la democrazia. L’Ucraina, periferia dell’Occidente e, allo stesso tempo, dell’Oriente, con le sue lotte sta mettendo in questione la geografia data tra centro e periferia: uno scenario geopolitico sembra essere stato aperto.

Maidan afferma il protagonismo della gente ‘vera e reale’, i cui problemi quotidiani sono stati ben compresi dalla destra di questo paese, molto attiva in questa protesta sin dall’inizio - dovremmo indagare meglio questo loro protagonismo -. La sinistra Ucraina al contrario, troppo astratta, marginale e gruppettara, è stata fino a oggi incapace di lavorare nei contesti sociali reali.

Goodbye Lenin, Hello Marx. Se la protesta Maidan vincerà avremo di fronte un originale tipo di antagonismo politico. Maidan è una grande chance per la sinistra, di ripensare la propria agenda politica in senso ampio. Stiamo vivendo un momento drammatico e difficile, me ne rendo conto, difficilmente comprensibile da un punto di vista non interno a questo paese. Proprio per questo serve, oggi più che mai, un legame transnazionale tra noi, un legame fino in fondo europeo.

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