Guerra ai Pfas? Zaia come Trump

29 / 1 / 2020

Parafrasando una nota massima  che recita «La guerra è la continuazione della politica con altri strumenti», la pace è la continuazione della guerra con gli strumenti della politica di chi comanda. «Voi gente per bene che pace cercate per far quello che voi volete ma se questo è il prezzo…», dalla canzone "Contessa".

Chiari segnali di pacificazione vengono lanciati sul terreno contaminato dai Pfas, lastricato di pessime intenzioni. I magnifici neopacifisti sono gli uomini e strutture che fanno capo alla Regione Veneto e al proprio governatore Luca Zaia.

Zaia fa come Trump, quel trombone dal grilletto facile, capace di scatenare una guerra a bassa intensità al solo scopo di scombinare le carte in tavola, riassestare gli equilibri mondiali in funzione neoliberale e, già che c'era, sfruttarla  a proprio uso e consumo elettorale in vista della prossima scadenza presidenziale, tant'è che dopo il lancio di due missili da parte degli iraniani come risposta truce e tremenda del regime religioso all'omicidio del suo generale sterminatore avvenuto in Iraq, di questo presunto conflitto si è perso traccia. Da questo punto di vista Zaia è il trombone veneto; prossimo alle elezioni regionali, dopo aver collaborato attivamente (ricordiamo che la allora presidente della Provincia di Vicenza, targata Lega, è indagata perché taceva pur sapendo) nella guerra scatenata dalla Miteni contro la popolazione di una intera regione, disseminando trappole mortali e ordigni chimici per oltre 40 anni, oggi vuole la pace (per altro senza un tavolo di trattative) con il territorio, strizzando l'occhiolino allusivo a un movimento che aveva vinto una piccola battaglia con la chiusura definitiva della fabbrica biocida.

Egli ammicca alla gente combattiva  ribaltando e riproponendo temi e rivendicazioni proprie del movimento 0 Pfas spacciandole come iniziative minime ma doverose, ovvero come primo passo verso un impegno ben più poderoso da parte della Regione nei confronti della popolazione. Peccato sia solo un bluff, mera propaganda elettoralistica, tant'è che associazioni e comitati nei giorni scorsi, con la conferenza stampa dei medici ISDE, hanno smontato pezzo per pezzo l'impianto menzognero.

Uno su tutte valga il Piano di Sorveglianza Sanitaria regionale messo in piedi, si presume  allo scopo di cercare il rapporto causa/effetto, cosi come dovrebbe essere un report di natura scientifica, ma finito con l'essere una nomenclatura di dati e stime numeriche al solo indice di soffiare fumo (pm10?) negli occhi di chi è attento e vigile da anni, fin troppi! Ricordiamo infatti ai pochi distratti che il laboratorio di riferimento chimico altamente competente, LACHIVER, è stato smembrato, spacchettato e in parte venduto proprio per esplicito volere del governatore.

E ancora: tanto per essere in linea con la direttiva "aziendale" del Palazzaccio, L'ARPAV(nel dossier d'indagine dei Carabinieri sulla Miteni, questo istituto di monitoraggio riveste fin dai primi anni del suo insediamento un ruolo da protagonista , tanto per usare un eufemismo) reclama a gran voce di aver brevettato il sistema per monitorare il pericolo Pfas: caspita che notiziona! Ma per tutte e 12(?) le molecole accertate finora?! In tutta la regione o limitatamente alla “zona rossa”? Sulle acque reflue o su quella potabile? Per uso domestico o per quello industriale ed agricolo? Su tutto il ciclo alimentare, a partire dai prodotti agricoli e zootecnici o limitato senza criterio? Esalta i valori solo al di sopra della soglia di tollerabilità voluta dall’Unione Europea oppure arriva allo zero assoluto? Perché se il valore non rilevato è, ad esempio, 0,9 mentre la tara è 10, una persona viene ugualmente contaminata, ma vallo a dire a Zaia che muori lo stesso, ma sollevato!

Sono tutte domande che ancora non trovano risposta, se non in una vaga promessa di soluzioni attorno a un tavolo di incontri periodici, per valutare progressi e corrispondenze con la stessa agenzia.

Il movimento vuole la totale bonifica dei Pfas, vuole la presenza della molecola tossica nell'acqua ridotta a zero, devono sparire le tracce mortali dell'azienda di Trissino(VI), vogliono, i vari comitati di resistenza ambientale vuole lo screening generalizzato per tutta la popolazione nazionale, perché fabbriche come la Miteni sono sparse ovunque: la Solvay in Piemonte e le impronte chimiche ritrovate in Lombardia non sono che una piccola punta sommersa. Vogliono indagini accurate su acqua, aria e terreno, sui cibi, le coltivazioni, sugli animali, allevamenti e cortili, insomma, dovunque sia passata l'acqua contaminata in questi lunghi 40 anni. Ultimo, ma non ultimo, un bollino sanitario con cui certificare l'assenza chimica.

Negli USA due Stati si sono costituiti contro le 3 sorelle Pfas: la Dupont, Solvay e 3M. In Veneto sono stati erogati spiccioli per far fronte all'emergenza, quando servirebbero molte centinaia di milioni se non addirittura qualche miliardo di euro.  Zaia dice di aver fissato nel 2017 i limiti di concentrazione, ma non dimentichiamoci che ha concesso il permesso di inquinare e ammalarsi entro la norma di legge: chi controlla chi, quando il controllato è lo stesso che controlla?

I lavori per la costruzione dei nuovi acquedotti procedono con enorme ritardo? Certo ,nel frattempo si continua con la costruzione della Pedemontana veneta, fiore all'occhiello del governatore, ma ferita mortale per il territorio, grande opera inutile e dannosa, un solco lungo 120 km che parte, guarda il caso, nella patria dei Pfas.

Gli studi epidemiologici adeguati per poter stabilire la vera portata del danno non sono stati avviati? Perché invece quelli sull'uso dei pesticidi nel comprensorio del Prosecco (altro vanto di Zaia) e quello sul glifosato vanno che è un piacere?! Tanto che per alcuni periodi dell'anno salire sulle colline di Conegliano equivale al rischio di contrarre una intossicazione premeditata a base di veleno irrorato per via aerea.

L'allargamento dello screening sulla  persona alla cosiddetta zona arancione è in fase di valutazione? Mentre le valutazioni sull'impatto ambientale di progetti esecutivi di alcuni siti di stoccaggio o inceneritori (vedi Fusina nei pressi di Venezia) hanno avuto immediata via libera (siamo ovviamente ironici anche qui)!

Chi ha avuto la brillante idea di suddividere in zone a diverso grado di rischio man mano che ci si allontana dal "cratere Miteni" come se l'acqua contaminata, nel suo viaggio verso il mare, si depurasse fino a diventare cristallina? Ma la molecola della numerosa  famiglia dei Pfas non è una super molecola di fluoro e carbonio che non è solubile in acqua, una delle quali usata con successo dagli sciatori di tutto il mondo per andare più spediti sulla neve? E le tracce ritrovate in Adriatico nonché negli esseri che lo abitano?

Potremmo scorrere per molto ancora la narrazione delle imprese folli del nostro “cavaliere nero”, tanto nero da essere paladino dell'utilizzo del fossile. A tale proposito citeremo, per concludere la carrellata puzzolente, il "saluto" che ci danno  le numerose zone industriali ogni qual volta  rientriamo in territorio veneto. Un bentornato a casa fatto di odori nauseabondi, canali e fiumi su cui galleggiano schiume putride,  alte ciminiere di inceneritori che sparano diossina, nuvole di vapore cariche di metalli pesanti, polveri sottile, micro particelle tossiche mischiate a quelle della cocaina. Delirio di automezzi pesanti e grosse auto padronali/aziendali marchiate con il logo dello scandalo tedesco denominato "dieselgate".

Se ne avete abbastanza allora non vi citeremo le basi militari, sotto alle quali si celano ordigni nucleari e siti di stoccaggio contaminati e radioattivi. Ultimo sforzo: breve citazione sulle città galleggianti che inquinano come una metropoli all'ora di punta. Il consumo di suolo tra i più alti in Europa, da cui nasce il progetto condiviso tra le forze di governo di creare le grandi "città metropolitane", ovvero non più province ma mega agglomerati urbani ipertecnologici senza soluzione di continuità ideati dai nostrani ingegneri e rimodellatori "civili". Per concludere in bellezza, notizia di pochi giorni fa, il governatore Zaia sembra intenzionato ad approvare la legge che concede una grossa parte del parco dei monti Lessini(VR) nelle mani di cacciatori e bracconieri.

E' un notiziario di guerra dentro uno scenario di distruzione a cui stiamo assistendo tutti quanti. Questo ultimo atto ostile verso il vivente ci da il modo di spiegare ancora meglio come intende muoversi Luca Zaia l'uomo che voleva essere Trump. Dal suo modello americano egli prende a prestito il concetto della "Doppia Offerta": la sortita armata da una parte, la pausa di riflessione dall'altra. Programma l'ennesima strage contro il Bios il giorno prima , il giorno dopo si presenta con la sua cricca, parte offesa al recentissimo processo contro la Miteni a fianco, paradossalmente, di comitati e sigle ambientaliste.               

Certo che è scandaloso,  siamo al teatro dell'assurdo dove il grottesco sta nel mescolare le carte, sparigliare le parti, insinuare il torto con la ragione. Far dialogare forzosamente attori che parlano linguaggi e recitano parti diverse sotto «un'unica e brillante regia». Comunque vada, sarà un successo!

Nell'offerta di pacificazione si concentra la strategia del ruolo neoliberista ed estrattivista del Governatorato veneto; una pace per far quello che vogliono! L'obbiettivo finale della guerra, scrive Sun Tzu, non è tanto la vittoria ma la pianificazione di una pace duratura.

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