«Fuori dalla laguna, fuori da Porto Marghera!». Il nuovo decreto legge è una vittoria per i movimenti, ma la soluzione transitoria va rigettata

6 / 4 / 2021

Con il nuovo Decreto Legge emanato dal Governo, che sancisce la definitiva estromissione delle grandi navi da Venezia, il comitato No Grandi Navi festeggia un risultato storico, frutto di nove anni di mobilitazione, ma espone le ragioni della contrarietà alla soluzione transitoria di Porto Marghera.

Il 17 aprile viene lanciato dal comitato un tavolo cittadino di confronto sulle possibili alternative per la crocieristica.

Il nuovo Governo conferma che le grandi navi crociera devono rimanere fuori della laguna di Venezia. Un risultato storico per il Comitato No Grandi Navi, impegnato da nove anni in mobilitazioni ed iniziative che hanno raccolto migliaia di persone in piazza, e largo consenso internazionale. La delibera arriva con colpevole ritardo accumulato, con la speranza possa finalmente interrompere quello che è successo negli ultimi anni e che attraversa i governi Renzi, Gentiloni, Conte 1 e Conte 2, laddove normative e procedure di legge sono state sistematicamente disattese ed aggirate per la individuazione di scelte sbagliate.

Una dichiarazione, quella delle grandi navi fuori della laguna, che va collocata in quella azione complessiva di salvaguardia di Venezia e della sua laguna, tema nutrito da un corposo bagaglio legislativo speciale (“la salvaguardia di Venezia e della sua laguna è problema di preminente  interesse nazionale”) caratterizzata da provvedimenti funzionali e sempre strettamente connessi, volti alla difesa di Venezia dalle acque alte,  alla tutela dell’ecosistema lagunare ed allo sviluppo della portualità  (sia commerciale che crocieristica). Una salvaguardia ampiamente dibattuta che ha sempre usufruito di ingenti risorse finanziarie nazionali: oltre 12.000 milioni di euro nel corso degli anni, anche se non sempre ha avuto una classe politica capace di raggiungere gli obiettivi attesi (ed il Mose ne è la drammatica dimostrazione).

Questa dichiarazione di intenti viene resa però problematica da una contemporanea dichiarazione congiunta che, in attesa di individuare la giusta soluzione definitiva fuori della laguna, prevede una fase transitoria all’interno della laguna con terminali collocati sulle sponde della zona industriale di Porto Marghera con l’ingresso in laguna attraverso la bocca di Malamocco.

Se con la soluzione fuori della laguna si prende finalmente atto, come da sempre sostenuto dal Comitato No Grandi Navi, che la stazza e le dimensioni di questo tipo di navi crociera recano danni all’ecosistema lagunare, appare quanto mai contradditorio, e da respingere, qualsiasi possibile tracciato all’interno della laguna quali quelli che si vorrebbero prospettare.  

 Uno o più terminal a Marghera, seppur dichiarati provvisori, comportano un percorso attraverso la bocca di Malamocco per cui:

-si mette a rischio il già delicato equilibrio idrodinamico e morfodinamico della laguna con scavi e movimentazione di milioni di metri cubi di fanghi per lo più inquinati;

- si determina una commistione di traffici diversi che penalizzano il porto commerciale;

- l’ubicazione degli attracchi in piena zona industriale in un’area di crisi complessa con un cambio di destinazione d’uso da industriale-manifatturiero a turistico ricettivo insidia lo sviluppo di nuove attività industriali innovative e compatibili con l’ambiente causando un effetto destabilizzante che rivela la reale fattibilità dell’operazione -che è di mera speculazione immobiliare- volta a innestare incrementi di valore delle aree private in prossimità dei terminal;

-non è garantita la sicurezza della navigazione in un canale confinato lungo 20 chilometri a senso unico tutto interno alla laguna esposto anche a venti la cui intensità fa venir meno i parametri di sicura operatività portuale (vedi effetto Canale di Suez);

- la loro collocazione comporta l’attraversamento del polo chimico di Porto Marghera dichiarato sito a rischio di incidenti rilevanti;

- il traffico è condizionato dalle chiusure del Mose, la cui aumentata frequenza è dimostrata dai numerosi  eventi di alta marea dei mesi scorsi.

In apparenza per gli estensori della proposta dei terminal provvisori a Porto Marghera via bocca di Malamocco si risolverebbe quella parte di criticità che le grandi navi crociera presentano quando passano per il bacino di s. Marco; la loro enorme dimensione, fuori scala rispetto al contesto urbano, rivela una presenza incompatibile evidenziata dai tanti fotogrammi che hanno fatto il giro del mondo e che tanto appassionano stampa e opinione pubblica mondiale. Si può così ottemperare all’esigenza di una corretta applicazione dei nostri codici paesaggistici vietando il passaggio delle grandi navi crociera attraverso il bacino di san Marco ed il canale della Giudecca. Una doverosa attenzione verso il nostro patrimonio culturale, paesaggistico ed ambientale che però va estesa a tutta la laguna.

È una visione riduttiva della salvaguardia quella che si rivolge solo a S.  Marco ed al canale della Giudecca, poiché rimarrebbe irrisolta la criticità principale che il transito in laguna delle grandi navi comporta: Il dislocamento, quello spostamento di masse d’acqua le cui energie generate creano rilevanti sollecitazioni sui marginamenti  (fondali, scarpate, bassifondi) provocando la sospensione dei sedimenti che le correnti di marea espellono in mare alimentando ed aggravando il processo erosivo della laguna sconvolgendone la morfologia e l’idrodinamica. Un fenomeno che sussiste anche se le grandi navi non dovessero più passare per il bacino di S. Marco ed il canale della Giudecca.  Con questi transiti interni alla laguna non solo non si contribuisce ad arrestare il fenomeno erosivo che è un imperativo della legislazione speciale per la salvaguardia di Venezia e della sua laguna, ma si contribuisce ad incrementarlo.

Un altro equivoco emerso dalla compagine governativa è quello relativo alla volontà di indire un bando internazionale di idee (di cui peraltro non vengono indicati termini temporali e contenuti) per l’individuazione della soluzione definitiva. Una simile intenzione può rivelarsi una inutile perdita di tempo e di denaro dal momento che per un tale bando così enunciato non vi è nella legislazione italiana nessun dispositivo che lo autorizzi e lo regoli.

Oggi la questione delle grandi navi crociera va ormai inquadrata nella consapevolezza che Venezia, con o senza pandemia, con o senza Recovery Fund, con l’innalzamento del livello del mare ed il degrado della laguna, con il declino sempre più accelerato della popolazione residente rischia l’estinzione fisica e sociale. Ed il raggiungimento dell’obiettivo quale quello che si otterrebbe con le grandi navi fuori della laguna, per quanto piccolo nel contesto in cui operiamo, può rappresentare un’inversione di tendenza che si affranca da quei condizionamenti dettati da logiche di mercato e tornaconti privatistici che ne hanno impedito la realizzazione travisando la realtà e perdendo tempi preziosi.

Per questo motivo è stato lanciato un tavolo cittadino di confronto sulle alternative per la crocieristica che avrà luogo a Venezia, in Campo Santa Maria Formosa il 17 aprile; un tavolo partecipato da cittadini e cittadine, ma anche lavoratori portuali, esperti, intellettuali e attivisti. È necessario trovare al più presto una soluzione definitiva che estrometta per sempre le grandi navi da tutta la Laguna di Venezia. Ne va della sopravvivenza della città e dei suoi abitanti.

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