Freelancers di tutte le risme: Let's Unite to Mash-up?*

13 / 5 / 2010

Autonomous Warrior

Free-Lance: all'origine, letteralmente, una lancia libera, indipendente, autonoma, che dall'ottica del medioevo inglese è catapultata nel post-moderno evo contemporaneo, per divenire Freelancer. Dal guerriero indipendente e mercenario – a noi piace pensarlo come autonomous warrior – al lavoratore autonomo, libero professionista, lavoratrice indipendente, che mantiene su di sé l'attitudine libera e autonoma dal comando eterodiretto, con la necessità di essere equipaggiato, dotato di utensili adeguati alla sua autotutela, armato di buone intenzioni, forza di volontà e strumenti che garantiscano la sua indipendenza, ma anche l'effettivo dispiegamento delle sue potenzialità. Ancorché ora si abbia a volte la sensazione di essere degli isolati capitani della propria sventura, individuale e isolata rispetto a qualsiasi condivisione e riconoscimento sociale: dei Don Quijote de la Mancha senza Ronzinante con cui accompagnarsi, né Sancho Panza con cui condividere esperienze.

Come mantenere indipendenza e conquistare autotutela?

In questo strano e a volte incomprensibile Paese, noialtri autonomi dovremmo porci l'obiettivo minimo e condiviso di mantenere insieme la libertà di scegliere il come e il quando delle nostre prestazioni professionali, insieme con l'esigenza di garantire condizioni dignitose di esistenza. A prestazione corrisponde fattura, che deve essere pagata nel tempo più ragionevole possibile: non dopo semestri, quando non anni! A versamento con gestione separata nelle casse previdenziali INPS deve corrispondere erogazione di servizi di Welfare adeguati. Nulla di tutto questo, invece! Solo prestazioni, infime retribuzioni – quando arrivano – e versamenti periodici e improcrastinabili nelle casse previdenziali ed esattoriali dello Stato; magari per finanziare grandi industriali bolliti che chiedono e ottengono investimenti di Stato, solo in parte finalizzati all'erogazione di ammortizzatori in deroga. A ciò si aggiunga l'antropologico individualismo del lavoratore autonomo italico, la sua vocazione solipsistica, la sottile diffidenza rispetto ai suoi simili, che lo lasciano in condizione di solitudine assoluta: invisibile e isolato. E le maglie della rete che spesso amplificano questa sensazione di isolamento, dando l'illusione di poter condividere rabbie esistenziali su finestre e post di facce/libro, che non riescono ad andare oltre una immensa afonia collettiva. È il dark side del network, che dobbiamo trovare il modo di ribaltare con il golden side della condivisione in rete degli spazi e momenti di alleanza, messa in comune di competenze e ribellioni, comunanza di professionalità e invenzioni progettuali. Auto-organizzazione e scambi tra pari; mutualismo e innovazione; torrenti che si uniscono; bit che siano beat-i; Unions and Peer-to-Peer.

Come essere realmente liberi?

Trovare i modi per essere realmente e potentemente liberi: Freelancers Let's Unite for Real Freedom for All! E Real Freedom for All è il titolo del volume con il quale Philippe Van Parjis (Oxford University Press, 1995) argomenta la sua idea di social justice a partire da un unconditional basic income.

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*     Appunti nel viaggio di ritorno dal Forum su “Lavoro autonomo e rete: terza generazione?”, tenutosi il pomeriggio del 7 maggio 2010, Venezia-Marghera, Parco VEGA, all'interno del seminario Digital Commons, co-promosso da Uninomade e S.a.L.E.. Nelle cuffie: Gonjasufi, A Sufi and a Killer (Warp, 2010),  Pantha du Prince, Black Noise (Rough Trade, 2010) e Four Tet, There Is Love in You (Domino, 2010). Sotto gli occhi: Gilles Deleuze e Claire Parnet, Conversazioni, ombre corte, Verona, 1998 [1977]. 

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Da una parte c'è bisogno di emergere dall'assenza di riconoscimento rispetto alle istituzioni, dall'invisibilità sociale in cui noi, Quinto Stato dei lavoratori autonomi di diverse generazioni, siamo confinati. Auto-organizzarsi per riprenderci quello che ci è già dovuto: dignità, garanzie, tutele, reddito. Ma come organizzarsi? “Il problema è sempre organizzativo, e per nulla ideologico”, ci ricorda Gilles Deleuze (con Claire Parnet, Conversazioni, ombre corte, Verona, 1998, p. 153). Trovare tra di noi le forme organizzative per essere più equipaggiati, preparati, adeguati e potenti dei meccanismi economici e sociali che ci vorrebbero tutti subordinati e dipendenti. E allora: come mettere in comune non tanto la frustrazione e il risentimento della testimonianza in rete, ma la rabbia, le competenze e le conoscenze per dare vita a nuove forme di organizzazione, non omologhe a quelle dei poteri?

We Are Reasonable People: Weird And Radical Projects!

L'ultimo ventennio è stata l'epoca della messa in produzione dell'innovazione sociale, dell'estrazione di valore dalle invenzioni degli stili di vita nelle strade e negli spazi di socializzazione delle moltitudini metropolitane. I Cool Hunter hanno succhiato l'anima dei New Social Movements: il saccheggio delle proprie attitudini e intuizioni è stato completo, assoluto e apparentemente irreversibile. Così i vampiri del capitale globale e degli apparati di Stato ci vorrebbero far tornare all'ovile della subordinazione e del rancore, da sconfitti. Ma proprio in questo ventennio l'immaginazione della creazione sociale ha sperimentato congegni potenti di gestione autonoma della propria ricchezza. Dall'impresa dei centri sociali nelle metropoli europee ai progetti radicali, meravigliosi e strani (Weird and Radical Projects) della nuova cultura musicale, che ha saputo superare le false diatribe tra mainstream e underground.

Il 1989 è sì l'inaugurazione della Berlin Bohème che verrà, ma è anche l'anno di fondazione dell'etichetta cultural-musicale WARP (il cui acronimo sta anche per We Are Reasonable People/Weird And Radical Projects), che farà da levatrice a tipetti come Aphex Twin e Squarepusher, per giungere a Plaid e Gonjasufi: suoni che infestano rave e teknival illegali, camerette isolate di rabbiose/i teenagers e club alla moda di tutto il globo. E gli anni Novanta italiani sono stati quelli della creatività dei “centri sociali: che impresa” (Castelvecchi, Roma 1995)! centri sociali e lavoro autonomo!

Mush-Up!

Da questo ventennio abbiamo imparato che dal cut-up di Bourroughs si passa al pick-up, “che secondo il dizionario vuol dire raccolta, occasione, accelerazione, captazione di onde; con in più anche un senso sessuale” (ancora Gilles Deleuze, p. 16). E ora sia la rete che le culture della nuova elettronica ci indicano i sentieri del mash-up: un modo di dire creolo che ci parla di fare ibridazione, poltiglia, distruzione creatrice di nuovi incroci e strumenti.

M.I.A. fa mash-up incrociando la ribellione The Clash con provocazioni da tigre Tamil; Trentemøller nei suoi set suona l'oscura rabbia anti-Thatcheriana di Joy Division e l'algida freddezza da Welfare nordico di Röyksopp. Gli smanettoni di tutto il mondo fanno mash-up con le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione, creando ibridi web.   

Essere artefici della propria autonomia; essere i nuovi autonomi e far tesoro dello slancio creativo degli artisti musicali, visivi, digitali e letterari: freelancers like us! Concretezza sociale, competenza professionale e creatività immaginativa: noialtri lavoratori e lavoratrici autonomi facciamo mash-up, ma sul serio e abbastanza in fretta! 

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