Francia - Gaza e il governo piromane

La macchina della morte continua a infierire su Gaza mentre il governo è paralizzato dal rischio di contagio del conflitto israelo-palestinese in Francia.

22 / 7 / 2014

Due manifestazioni, un divieto fallito, un'autorizzazione per chi manifesterà ordinatamente e un divieto annunciato per sabato prossimo, 26 luglio, appuntamento previsto alle 15 in Place de la République per denunciare la guerra atroce che lo Stato israeliano sta proseguendo contro Hamas e gli abitanti di Gaza. Ma anche per sfidare il governo che ha imboccato il vicolo cieco della negazione. 

Negazione della libertà di manifestare e rimozione della realtà sociale. Dove le manifestazioni sono state autorizzate, in tutta la Francia e ovunque nel mondo, Tel Aviv compresa, tutto si è svolto senza problemi, dove invece le autorità, istituzionali e no, hanno risposto con la forza, c'è stata tensione, violenza e provocazioni poliziesche che hanno messo in pericolo non l'ordine pubblico ma la convivenza sociale. Hollande e il primo ministro Valls hanno perso in piazza la battaglia che invocano nel palazzo, quella della tolleranza e del rispetto . 

Mentre à Barbès i manifestanti hanno dimostrato quanto inefficace sia il modello repressivo di contenimento della rabbia per ciò che sta subendo la popolazione palestinese, in Val d'Oise, banlieue in cui coabitano numerose comunità, tra le quali anche quella ebraica maggioritariamente sefardita, si affrontavano gruppi organizzati composti da centinaia di giovani militanti di opposte fazioni. Si cerca "chi ha cominciato"  in parallelo al "chi ha rotto la tregua". I fatti che precedono gli scontri in sostegno di Gaza segnalano incendi di negozi cacher e lanci di molotov alla Sinagoga di Sarcelles, chiamata anche la "piccola Gerusalemme".  

L'ordine pubblico "garantito" con una cinquantina di feriti  e un'altra cinquantina di arresti è prova certa di incapacità e incompetenza politica nel "salvaguardare Parigi dal contatto comunitario ravvicinato" , ma non basta, si insiste nell'errore, una replica "intransigente". Perché accusare preventivamente gli organizzatori della prossima manifestazione di "irresponsabilità"  mentre ci si appella impotenti alla democrazia, al dialogo e alla pace? Valori condivisi a sostegno di Israele mentre la collera sale in Francia. 

Difficile immaginare che gli "islamisti" radicati nei quartieri si presentino, armati di keffieh e bandiere palestinesi, per affrontare corpi antisommossa e paramilitari della destra nazionalista ebraica lontani da ogni ortodossia religiosa. Nelle banlieues invece il controllo dello spazio pubblico è sovvertito, giovani confinati e militarmente controllati ma "liberi" di fare incursioni, incendiando un commissariato, auto e fermate di autobus,  e tappa ormai obbligata, devastando commerci e scuola ebraici, prendendo d'assalto il perimetro auto-difeso della sinagoga.  

La posta in gioco  non è quale strategia governativa sia meno perdente ma la vita degli abitanti nei quartieri, le relazioni sociali che possono sfociare in una consapevole e intelligente convivenza come in realtà accade oppure degenerare in conflitto tra giovani e famiglie che popolano l'area peri-urbana a causa del dispositivo politico e repressivo utilizzato nelle cités. Una presenza che militarizza le zone urbane con il pretesto dell'interposizione. In questi ultimi giorni,  i CRS, corpi speciali antisommossa sono stati trasformati dal ministro dall'Interno in truppe d' interposizione. 

Chi si appella e scongiura a non importare il conflitto israelo-palestinese in Francia, sta in pratica alimentando l'esasperazione già presente contro le politiche governative, nazionali ed europee.  

Il governo Hollande crede forse che l'odio tra islamici radicali e nazionalisti della destra pro-israeliana sia una Kabalah perché accende la miccia poi sceglie "la fermezza " in difesa e a nome della liturgia repubblicana contro l'antisemitismo. Più pragmaticamente,  il FN, Front National, sussume i propositi della libertà di espressione e difende il diritto degli "arabi" a manifestare e nel contempo non perde occasione per fustigare ferocemente le politiche di immigrazione "permissive".

In questi giorni di massacro civile a Gaza, l'insieme dei collettivi che appellano a manifestare sabato prossimo, con o senza divieto,  deplorano l'assenza di strutture e organizzazioni che fanno parte del vasto panorama di solidarietà alla lotta palestinese a garanzia di una plurale e trasversale opposizione al sostegno del governo francese all'intervento militare israeliano. 

Partiti e associazioni istituzionali, un ventaglio che va dal sindacato CGT alle associazioni della tradizione pacifista, si sono dati appuntamento mercoledì 23 cambiando forma e luogo previsto per manifestare, il presidio a République si è trasformato in corteo da Denfert-Rochereau ad Invalides, evitando i quartieri popolari e il centro che catalizzano troppe tensioni, secondo prefettura e Collettivo nazionale per una pace giusta e sostenibile tra Israeliani e Palestinesi che ha lanciato l'appello a manifestare. Questa manifestazione è stata autorizzata. Il servizio d'ordine sarà assicurato dal sindacato CGT che partecipa al comitato organizzatore insieme alla Lega dei diritti umani, all'Unione nazionale degli studenti e al NPA, Nuovo Partito Anticapitalista aderente anche alla manifestazione  del prossimo sabato.

Qui il link alla pagina del Gups che lancia entrambi gli appuntamenti di mercoledì e sabato.

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