Fascisti (rispediti) su Marte

La casa editrice neofascista Altaforte è fuori dal Salone del libro di Torino

9 / 5 / 2019

La casa editrice di Casapound è fuori dal Salone del Libro di Torino. Ad annunciarlo sono gli stessi organizzatori, che dichiarano di aver rescisso il contratto con Altaforte. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la dura presa di posizione di Halina Birenbaum, sopravvissuta ad Auschwitz, e dello stesso direttore del museo del campo di sterminio nazista. Almeno questo è quanto traspare pubblicamente: «Halina Birenbaum farà una lectio inaugurale domani proprio per segnare da che parte stiamo. La sua assenza sarebbe stata uno sfregio per l'evento e per Torino» ha dichiarato il direttore del Salone Nicola Lagioia. La mezza vigogna di mettere Altaforte in una posizione più defilata, cosa trapelata nel pomeriggio di ieri, non ha funzionato; non c’era altra soluzione che escluderli. E così è stato.

Nel frattempo Francesco Polacchi, il proprietario della casa editrice, non la prende bene, mettendo in mostra tutto il vittimismo tipico dei fascisti quando vengono sonoramente sconfitti sul piano politico. La sua esclusione è una vittoria, senza se e senza ma, arrivata innanzitutto grazie a tutti gli autori e le case editrici che si sono immediatamente schierati, rinunciando pubblicamente alla partecipazione e invitando a boicottare l’evento. In barba ai soliti tromboni del giornalismo nostrano (Pierluigi Battista e Luca Telese in primis), che hanno continuato a trincerarsi usando fallacemente il concetto di “libertà d’espressione”. Lo spiega Wu Ming molto meglio di quanto potremmo fare noi: «Credere nella libertà d’espressione non significa considerare ogni espressione equivalente a qualunque altra. Ci sono idee alle quali non si può concedere la dignità del dibattito, perché rappresentano la negazione di ogni dibattito – e lo hanno dimostrato in mille occasioni. Non si può concedere spazio a chi difende e inneggia al nazifascismo, perché non si tratta di una semplice «idea», della quale discettare belli comodi, seduti sul divano».

È evidente che in questo Paese ci sia ancora bisogno di parteggiare, di mostrare con forza una visione del mondo incompatibile con ogni forma di fascismo. Questo vale per il Salone del libro, come a Casal Bruciato, nella periferia romana, dove una mobilitazione antifascista massiccia è riuscita a smascherare il fatto che la “rivolta anti-rom” fosse una sceneggiata messa in piedi dai soli militanti di Casapound. Una pagliacciata pericolosa, però, perché rende bene l’idea di come l’estrema destra si senta sempre più a proprio agio nell’inneggiare all’odio razziale, agli stupri etnici, alla violenza contro i più “deboli”. C’è un humus politico che lo sta consentendo, ci sono scelte governative chiare che vogliono costruire un diritto differenziale su base etnica, c’è un predicatore d’odio professionista come Matteo Salvini al Viminale. Salvini che, al di là delle dichiarazioni di facciata sul Salone, non si è fatto scrupoli nel concedere l’intervista ad Altaforte perché con Francesco Polacchi ci andava a cena, ci parlava e magari si è fatto dare anche alcuni consigli.

Non si tratta di una questione ideologica, che relega l’antifascismo su barricate nostalgiche. I rapporti tra il principale partito del Paese e l’estrema destra sono ben noti. Anzi, sarebbe ormai giusto identificare la stessa Lega come un partito pienamente di estrema destra. Lo ricordavamo prima del 25 aprile cosa significasse l’antifascismo nel mondo post-moderno, citando una frase di Micheal Foucault tratta dall’Introduzione alla vita non fascista . Frase che riproponiamo e che vorremmo si stampi nelle menti di chiunque si permette ancora di banalizzare la questione: « Il fascismo è nemico dell’Anti-Edipo e non soltanto il fascismo storico di Hitler e Mussolini, che ha saputo mobilitare e impiegare così bene il desiderio delle masse, ma anche il fascismo che è in noi, che possiede i nostri spiriti e le nostre condotte quotidiane, il fascismo che ci fa amare il potere, desiderare proprio la cosa che ci domina e ci sfrutta».

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