Falconara - Riparte il Corso d’italiano per stranieri dell’Ambasciata dei diritti, contro un’esistenza a punti!

Dal 15 novembre, presso la sede dell'Ambasciata dei diritti-Falconara.

12 / 11 / 2010

Il 15 novembre prossimo partirà presso la sede dell’Ambasciata dei diritti-Falconara (Ex ‘Scuole Lorenzini’, Via Campanella n.2 – Villanova - vedi dove) il Corso d’italiano per stranieri per la stagione 2010-2011. Il corso si pone in stretta continuità con le tre precedenti edizioni, le quali, a partire dalla prima sperimentazione nata nel 2007, hanno fatto registrare una costante crescita per quanto riguarda il numero di partecipanti (provenienti da Falconara e non solo), le ore e la differenziazione dei livelli d’insegnamento (corso ‘base’ e corso ‘intermedio’), in generale una crescita della qualità complessiva del servizio fornito. Questo anno il corso si articolerà infatti in quattro giornate di lezione alla settimana, dal Lunedì al Giovedì, dalle 18 alle 20.

Questo piccolo ‘successo’ è reso possibile grazie al contributo volontario di figure professionali e semplici attivisti, ma anche, e forse soprattutto, alla consistente partecipazione dei migranti, che hanno saputo dare una risposta positiva e consapevole al bisogno di acquisire un fondamentale strumento di tutela e di autonomia personale – la conoscenza della lingua italiana, appunto –, attraverso il quale muoversi con maggiore sicurezza all’interno della complessa realtà italiana che si trovano a vivere. È questo lo spirito con il quale l’Ambasciata dei diritti ha sempre inteso il Corso d’italiano, sostenendo da sempre la necessità di promuovere un servizio gratuito e slegato dal possesso o meno del permesso di soggiorno.

Questa 4° edizione si colloca però in un orizzonte in rapido mutamento. Il 9 dicembre infatti entrerà in vigore il decreto legislativo che prevede la certificazione obbligatoria della conoscenza della lingua italiana (pari al livello europeo A2), ai fini dell’ottenimento del Permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo. È il primo tassello di un più ampio sistema di prove e crediti, che andrà a sovrapporsi e a complicare ulteriormente il già complesso quadro che regola l’accesso al diritto di soggiornare in Italia e di godere dei diritti relativi alla persona. Si tratta del “Piano per l'integrazione nella sicurezza. Identità ed incontro ” previsto dal famigerato “pacchetto sicurezza”, che imporrà ai migranti l’obbligo di stipulare un “Accordo d’integrazione” attraverso il quale verranno sottoposti a costante verifica tutta una serie di requisiti personali, che investono ogni ambito della vita – dalla conoscenza della lingua italiana al raggiungimento di standard abitativi, dalla conoscenza di non meglio chiarite "regole del vivere civile" fino all’iscrizione al servizio sanitario.

Richieste formulate in totale mancanza di contatto e di conoscenza rispetto alla reale situazione di vita di larga parte della popolazione migrante in Italia. Senza parlare poi dell’inimmaginabile – nel senso che non ci immaginiamo come possa essere gestita positivamente – situazione degli uffici competenti, già oberati dall’enorme massa di burocrazia che regola la legislazione sull’immigrazione, e che inevitabilmente riverseranno sull’utenza (straniera) i danni di questo ulteriore appesantimento.

Assistiamo quindi all’ennesimo rovesciamento del piano diritti-doveri, che in un normale contesto democratico e civile dovrebbe regolare il rapporto tra Stato e cittadino. L’“integrazione” si trasforma in un ricatto verso i cittadini stranieri immigrati in Italia: quelli che dovrebbero essere percorsi d’integrazione sostenuti ed agevolati dallo Stato, divengono invece molteplici forme di controllo e di sanzione dei migranti, trasformando così la loro vita in un campo minato nel quale si moltiplicheranno le ‘occasioni’ di finire nello stato di ‘clandestinità’. Per dare seguito alla ricerca di consenso tramite politiche razziste, si genera “per legge” sofferenza personale, instabilità e marginalità sociale.

In questo quadro desolante e minaccioso, la questione intorno all’apprendimento della lingua italiana rischia di giocare un ruolo fondamentale. È ingiusto e sbagliato infatti ­trasformare la conoscenza dell’italiano in una sorta di pre-requisito per l’accesso ai diritti, oltretutto senza tenere conto della specifica situazione dei migranti in Italia, che li costringe ad accettare qualsiasi tipo di lavoro con la minaccia della revoca del permesso di soggiorno: ci chiediamo come il Ministero possa immaginare che centinaia di migliaia di lavoratori migranti possano concretamente rispondere a questo requisito, come possano cioè trovare il tempo e la disponibilità di mezzi per seguire corsi, sperimentare ed approfondire l’utilizzo della lingua. Tutto ciò stravolge (ed ostacola) un effettivo e proficuo apprendimento dell’italiano.

A queste considerazioni ne va aggiunta un’altra, forse ancora più importante. Porre il processo d’apprendimento della lingua sotto un’ottica d’imposizione unidirezionale e di ricatto, rischia di vanificare completamente le possibilità che si aprono su questo piano, rischia cioè di sconfessare le esperienze positive di quella miriade di Corsi e Scuole autogestite, che in questi anni hanno dato vita, silenziosamente ma inesorabilmente, ad innumerevoli opportunità di reciproca conoscenza e scambio reale tra persone, tradizioni e culture diverse e che rappresentano – anche in base alla nostra esperienza diretta – le vere occasioni d’integrazione, i reali strumenti per costruire insieme la società del presente e del futuro.

Mentre la conoscenza e la condivisone di un linguaggio comune è dal nostro punto di vista la prima connessione per aprire nuovi percorsi di relazioni che vedano il migrante protagonista, dal punto di vista del “governo della crisi” si fa strumento di separazione e discriminazione: oltre e insieme allo stravolgimento della costituzione scritta e materiale, non possiamo non sottolineare come la condizione formale della cittadinanza sia diventata, al tempo della crisi, un armamentario dell'esclusione, di produzione di inermi cittadini, cittadini di serie B, forme di sudditanza e variegate tipologie di clandestinità. Tanto che i percorsi reali di rivendicazione dei diritti di cittadinanza oggi si ricompongono sopra alle gru, animati da quei lavoratori migranti truffati dallo stato, nell'oneroso tentativo di regolarizzare la propria condizione, che sembrano tanto assomigliare alle immagini delle prime dirompenti proteste operaie sopra i tetti delle fabbriche dello scorso anno. Metafore potenti, che ci restituiscono un panorama comune di lotte per i diritti, oltre e contro l'attualità della cittadinanza dell'esclusione.

È per questo che l’Ambasciata dei diritti si unisce alla protesta che già altre esperienze simili alla nostra stanno portando avanti, rifiutando nettamente la logica di ricatto e selezione sociale che con l’“Accordo d’integrazione” e il permesso di soggiorno a punti si vorrebbe consolidare.

Oltre a sottoscrivere gli appelli promossi da Rete SIM di Bologna ed altri soggetti, lo faremo soprattutto ripartendo, dal 15 novembre, con questa nuova edizione del Corso d’italiano (e con tutte le altre attività dell’Ambasciata dei diritti), ancora più convinti che questa sia la migliore risposta per reagire “contro un’esistenza a punti” e per sostenere quanti hanno il coraggio di uscire da una condizione imposta di invisibilità, magari elevandosi sopra i cieli delle nostre tristi città, guardandole, per una volta, loro, dall'alto verso il basso.

Ambasciata dei diritti

CSA kONTATTO

Corso d’italiano per migranti

Sede del corso: Ex “Scuole Lorenzini”, via R. Campanella n.2, Falconara Marittima (Villanova)

Inizio lezioni: Lunedì 15 novembre 2010

Corso 'base': Martedì, Mercoledì, Giovedì dalle 18:00 alle 20:00

Corso 'intermedio': Lunedì e Mercoledì dalle 18:00 alle 20:00

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