Fabriano (An) - Interrotto il consiglio comunale sul lavoro

Delocalizzatevi voi! - Il volantino distribuito dal Csa Fabbri

22 / 10 / 2012

Questa mattina abbiamo interrotto la seduta del Consiglio Comunale “aperto” sul lavoro per prendere la parola e denunciare una classe politica da anni connivente con i grandi gruppi industriali e imprenditori volti a continui sfruttamenti del territorio e dei suoi abitanti.

Ci siamo appropriati del diritto di intervenire quando ritenevamo opportuno, in quanto inizialmente gli unici interlocutori previsti erano un gruppo elitario di imprenditori e politici locali. Solo questa mattina, visto il disinteresse degli industriali invitati, si è deciso di ripiegare e concedere la parola a tutti i cittadini. 

Il volantino distribuito:

Politici e imprenditori, Delocalizzatevi voi!

Noi prendiamo parola.
Noi prendiamo parola proprio perché non c’è concesso prendere parola. 

E’ inaccettabile che in un Consiglio Comunale aperto, che dovrebbe parlare dello sviluppo economico della nostra città, gli unici interlocutori ammessi siano i sette gruppi industriali più grandi di Fabriano, che non si presentano neanche nonostante abbiano succhiato per anni dal nostro territorio risorse e manodopera.
Non sono state invitate le associazioni, la società civile, le parti sociali; non sono state invitate neanche le associazioni di categoria.

Questa è la perpetuazione di un modo di fare politica, di intendere cioè lo sviluppo economico di un territorio come interamente delegabile alle élite industriali. L'amministrazione conferma la sua subalternità alle decisioni del privato, in un rapporto che in passato non è stato solo di delega, ma di vera e propria connivenza.

Questo modo di fare politica è lo stesso che ha portato Fabriano a trovarsi in questa situazione: fatta di disoccupazione, di emergenza abitativa e di altri fenomeni legati all'affiorare sempre più prepotente di nuove forme di povertà.
Una situazione in cui, chi come noi, ha meno di 30 anni si trova a dover scegliere tra andarsene o restare qui a far niente. Una situazione in cui a essere emigrate del tutto sono le speranze di un futuro per questo territorio.

Il fatto che oggi, nell'assise comunale sul Lavoro, non si sia presentato quasi nessuno dei grandi imprenditori dimostra che, a loro, del Pubblico e del nostro territorio, se non servono a fare soldi e speculazione, non interessa nulla. Voi, per loro, non contate più nulla.

A noi invece, giovani precari, disoccupati, studenti ci interessa eccome avere un Pubblico che ceda sovranità alla società ed al territorio, infatti per non essere accusati di essere quelli che dicono solo no ci teniamo a raccontare anche quello che ci piacerebbe:

 - ci piacerebbe un pubblico che favorisca la cooperazione sociale, che aiuti i giovani a sviluppare nuovi progetti su come gestire la città ed il nostro territorio. Progetti che parlino di energia non come speculazione del privato, ma come costruzione collettiva di sostenibilità, che sappiano partendo da una nuova idea di modello di sviluppo, produrre nuove opportunità occupazionali.

- ci piacerebbe un pubblico, un comune, che incentivi la nascita di cooperative agricole, che incoraggi progetti di formazione su come sviluppare un nuovo modello di sviluppo per il nostro territorio, che gestisca direttamente, attraverso la partecipazione decisionale dei cittadini, i servizi pubblici locali, internalizzandoli invece di comprimerli e appaltarli. Un comune che dia in mano alla collettività pezzi di pubblico, piuttosto che darli in mano al privato.

Da ciò che ci piacerebbe passiamo a ciò che vogliamo:

 - vogliamo un comune che non abbandoni chi in questa crisi soffre, come peraltro ha fatto praticamente cancellando i fondi per i servizi sociali. Se questo significa sforare il patto di stabilità, che si sfori il patto di stabilità. Non siamo stati noi a generare questa crisi, non è la povera gente ad avere colpa del debito, che i debiti vengano pagati da chi ha generato questa crisi.

- vogliamo un comune coraggioso che finalmente riconosca che a Fabriano una grossa responsabilità sulla crisi, ce l’hanno i grossi gruppi industriali che, con la complicità della politica locale, hanno prima imposto un determinato modello di sviluppo, saccheggiando il territorio, poi, quando non hanno avuto più convenienza, hanno delocalizzato, sempre con la complicità della politica locale.

In un paese con un governo “tecnico” non eletto, in un Comune subalterno ai grandi industriali ci sentiamo in pieno diritto di dire che di questa classe politica che amministra non ci rappresenta nessuno.

Que se vajan todos!

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