Fabriano (An) - Indesit, la città in sciopero. Tensioni al tentativo di occupare gli uffici

4000 persone in piazza, negozi chiusi in solidarietà

12 / 7 / 2013

Vertenza Indesit, un'intera città in sciopero generale oggi a Fabriano. Oltre 4000 persone hanno preso parte alla manifestazione, partita alle 10 nei pressi degli uffici della Ardo (altra vertenza del territorio con i suoi 2000 cassaintegrati), che ha attraversato il centro città. Presenti i lavoratori indesit di Comunanza e Caserta, oltre agli operai delle altre realtà lavorative del territorio. Il corteo al suo passaggio trova le saracinesche di quasi tutti i negozi chiuse in solidarietà con i lavoratori. 

Dopo aver superato una stazione ferrioviaria militarizzata, alle 12.30 il corteo giunge a destinazione nel parcheggio antistante gli uffici Indesit e inizia il comizio dei sindacati confederali. L'edificio è blindato da un numero impressionante di polizia e carabinieri. Alle 13.00 alcuni lavoratori insieme a studenti, precari e militanti del Csa Fabbri provano a sfondare il cordone delle forze dell'ordine al fine di occupare gli uffici. Le spinte e il fronteggiamento durano una ventina di minuti in cui i manifestanti lanciano slogan per il reddito minimo garantito e contro il piano di licenziamenti Indesit.

Una sfilata non ci basta - Il comunicato del Csa Fabbri

Ci rifiutiamo di continuare a fare delle manifestazioni che risultano essere delle mere sfilate. Ed oggi lo abbiamo dimostrato.  

Questa mattina a Fabriano si è tenuto un grande corteo contro la crisi industriale che ha visto la presenza di molti lavoratori fabrianesi e casertani, disoccupati, precari e cittadini. Una presenza eterogenea ma unita dalla richiesta di diritti, dall'idea di un nuovo modello di sviluppo. 

Fabriano è al collasso, aumentano ogni giorno i licenziamenti e la cassa integrazione diventa il paradigma dell'esistenza per moltissime famiglie. Chi invece la cassa non ce l'ha sono i tanti lavoratori di un indotto distrutto, che si trovano senza lavoro e senza tutele di alcun tipo. 

Oltre agli operai delle aziende in crisi che reclamavano il loro posto di lavoro c'eravamo anche noi. Un noi collettivo che racconta molte storie di vita, di giovani senza futuro e senza reddito, precari, studenti e disoccupati, che stanchi di anni di suprusi, di prese in giro, di aspettative mancate, oggi, insieme ad alcuni operai hanno deciso finalmente di alzare la testa e di non rimanere passivi nei confronti della crisi dell'ennesima industria, di uno stato che non ha alcuna forma di welfare, di una vergognosa presenza delle forze dell'ordine che l'unica cosa che riescono a fare è continuare a difendere l'indifendibile. 

Alzare la testa per noi significa rivendicare reddito e futuro e per questo abbiamo tentato più volte di passare il cordone della polizia ed occupare gli uffici dell'Indesit. La nostra presenza oggi al corteo era certamente per protestare contro il piano di dismissione dell'Indesit ma anche per dire il nostro pensiero  sul governissimo padronale-sindacale, così come lo hanno chiamato i compagni dell'adl cobas. Partiti e Sindacati oggi sembrano impegnati solo a tenere sotto controllo il conflitto sociale mentre in tutta Italia avviene il saccheggio di diritti e democrazia. 

Noi invece siamo pienamente consapevoli che il conflitto sociale dal basso sia l'unico vero motore del cambiamento e che i diritti si conquistano a spinta. Pochi giorni fa abbiamo sanzionato con letame ed elettrodomestici usati la casa di Merloni, oggi abbiamo dimostrato che sappiamo lottare e sgomitare, che non ci arrenderemo mai ad una vita di quieta disperazione. Non abbiamo paura, sappiamo sognare e sappiamo lottare. 

Non ci serve nient'altro. Il nostro futuro non ci sarà sottratto, né gentilmente concesso lo conquisteremo ogni giorno con il nostro impegno, con il nostro cuore e, se necessario, con i nostri corpi. 

Csa Fabbri

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