Elezioni in Basilicata: è "vento di destra" o trasformismo?

4 / 4 / 2019

A bocce ferme si può con chiarezza analizzare la vittoria della destra in Basilicata, un risultato prevedibile non solo dai sondaggi, ma dal senso comune di odio e sfiducia nei confronti del centro-sinistra accumulatosi in questi anni. Ancora una volta si conferma “primo partito” l’astensione con un netto 47%, dimostrando la netta sfiducia di buona parte dei lucani nel solito meccanismo clientelare della delega.

Il centrodestra a trazione Lega

Il primo dato che balza subito all’occhio è la percentuale di consensi della Lega che con un 19% risulta determinante nel vittorioso risultato; è innegabile che la perenne campagna elettorale del suo leader risulti efficace. Infatti i candidati locali non erano campioni di consensi, nonostante ciò le tematiche elettorali leghiste, unite ad una buona dose di trasformismo, hanno alla fine funzionato.  Qualcuno definisce storica questa vittoria, ma osservando le tematiche e le linee politiche, questo centro-destra ha molti punti negativi in comune con il blocco storico del centro-sinistra, soprattutto per quanto riguarda le tematiche ambientali e di sviluppo (petrolio ,eolico selvaggio, mancate bonifiche).

Il centro-sinistra e il croupier Pittella

Nonostante la debacle del Pd a queste elezioni regionali, il Banco vince sempre e Marcello Pittella risulta essere il primo degli eletti in consiglio; la sua lista intasca ben il 9%, seguono i progressisti di Speranza con il 4.5% e la lista del candidato presidente Trerotola con il 3.32%. Ovviamente ,come già detto in precedenza, la sconfitta era scritta perché il centro-sinistra per decenni ha mostrato il peggio di sé in Basilicata: pessima gestione delle criticità petrolifere e ambientali, vicende giudiziarie, clientelismo diffuso e incoraggiato, arroganza e menefreghismo nella gestione pubblica, indicatori sociali ed economici Istat perennemente negativi. Infine solo il tempo ci dirà se qualche pezzo da 90 del centro-sinistra ha giocato su più tavoli.

Il M5S non sfonda

Nonostante il buon risultato elettorale(20,4%) che li porta a essere il primo partito, il sistema elettorale lucano è fin troppo sfavorevole per i pentastellasti e il loro candidato Mattia. Infatti 12 liste contro una non rendono il confronto equo. Inoltre il M5s paga una poca presenza reale radicata nei territori, uno scarso attivismo pratico di base (principale caratteristica storica dei primi meetup), forti ambiguità - a livello nazionale e locale - sulle questioni ambientali (grandi opere, Tap, Ilva, trivellazioni e gestione fanghi di depurazione).

La Basilicata possibile

Questa lista guidata dal Prof. Valerio Tramutoli è il solito esperimento pre-elettorale di sinistra con varie anime civiche e non: De Magistris, Civati e Fratoianni ecc… che è riuscito ad acciuffare un buon 4.42% , nonostante una campagna elettorale mediocre. Il programma del Prof. Tramutoli e della sua lista era ambizioso, ma allo stesso tempo pragmatico con richiami ecologisti e sociali.  Vedremo se queste intese locali, possano unirsi stabilmente verso le europee per creare una lista a sinistra del PD.

Conclusioni e possibili scenari

Al generale Vito Bardi spetterà un compito arduo e gravoso: tenere insieme un governo di centro-destra occupato da vecchie conoscenze di destra e sinistra, non sarà affatto facile (vedi quello che sta accadendo nel comune di Matera). Inoltre la macchina amministrativa a guida Pd non è buon cliente con cui aver a che fare, quindi si prevedono scontri, discussioni e come sempre accordi sottobanco al fine di tutelare i loro interessi La Basilicata abbia bisogno di una reale svolta ecologica che possa migliorare sensibilmente la vita dei cittadini (rimasti)  e garantire un futuro decente alla prossime generazioni.

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