Ebbasta col paternalismo!

11 / 12 / 2018

Un sabato sera, un concerto, tanta gente e uguale attesa.

È l’8 dicembre 2018 e a Corinaldo, in provincia di Ancona, presso il club/discoteca La Lanterna Azzurra, si attende il concerto del pluri-disco d’oro Sfera Ebbasta, pseudonimo di Gionata Boschetti, classe 1992, unico fra gli italiani ad essersi posizionato nella top 100 tracks mondiale stilata da Spotify.

Tantissimi teenagers sono lì per sentire live il proprio idolo, in rapida ascesa come il fenomeno della trap music che, dall’America con furore, ha condizionato la moda musicale del Belpaese da almeno due anni a questa parte.

Il concerto è fissato alle 22, ma l’attesa si protrae, si arriva ormai all’1 del mattino e un’azione, quanto stupida tanto irresponsabile, quale quella di spruzzare un flacone di pepper spray, scatena il panico, il parapiglia, il fuggi-fuggi, fino a causare una strage: sei morti, centinaia di feriti, dinamiche di contusioni e schiacciamenti, tra balaustre che crollano, ponticelli inadeguati che non sorreggono la calca ed uscite di sicurezza non adatte.

È dilaniante la sofferenza dei genitori che hanno visto i corpi dei propri figli, giovanissimi, stesi a terra e ricoperti da un telo sterile, in quella che doveva essere una notte di festa, da dedicare al divertimento con un concerto: un classico fin dai tempi più remoti.

Nel Paese in cui si scampa casualmente alla morte, magari perché il proprio camioncino si è fermato prima del crollo del ponte, mentre tanti altri cascavano inesorabilmente nello strapiombo, è normale soffermarsi sulla tematica della bistrattata sicurezza.

Purtroppo gli interventi assumono la natura di mero tappa buco, che si rivelano risoluzioni emergenziali volte più a lenire il dolore e a dare dimostrazione che «Lo Stato c’è» piuttosto che a prevenire sul serio. E infatti, successivamente a tale tragedia, si sono moltiplicati i controlli nei locali dediti ai concerti, fini a se stessi se svolti occasionalmente e sulla scia del momento. D’altro canto, a livello politico, la sicurezza viene propugnata a suon di slogan, divenendo una sorta di mantra. Ne scaturisce un approdo iper-securitario: perquisizioni, arresti, controlli anti droga con gruppi cinefili, ronde anti bivacchi, cura del decoro urbano. Tutto questo ha fatto dimenticare il senso del concetto, ossia la messa in sicurezza reale che dovrebbe spaziare dai controlli sulle infrastrutture al riassetto idrogeologico, fino alle verifiche del rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro e allo stanziamento di fondi sull’edilizia scolastica.

Intanto sulla questione Ancona le indagini sono in corso, è avvenuto il sequestro del locale, hanno iscritto nel registro degli indagati sette persone, tra proprietari e gestori, oltre che lo spruzzatore, i primi con l’accusa di omicidio colposo, l’ultimo con quello di omicidio preterintenzionale e lesioni.

Accade, come risaputo, che ad ogni evento si scateni il trend topic sul web, si leggono ovunque svariate prese di posizione: da quelle sulla massiccia speculazione volta alla massimizzazione del profitto attraverso la musica (si sa, la vendita si effettua con la sponsorizzazione del fenomeno, più biglietti si vendono, ben per chi è dietro, e poi, si possono anche dimenticare i requisiti di capienza del locale e dei canoni legislativi sulla sicurezza), fino a quelle in cui dai teenagers vittime, si passa ai teenagers carnefici, il solito scambio dei ruoli tipico nei casi in cui i fatti di cronaca vengono dati in pasto voracemente ad un pubblico vastissimo. Ed è proprio qui che si colloca l’editoriale del Corriere della Sera dell’8 dicembre 2018, dal titolo “Le notti dei figli e le domande dei genitori” con un occhiello alquanto discutibile: “Il ruolo dell’alcol e il nuovo pericolo dello spray urticante, che da arma di difesa diventa «gioco» per moltiplicare l’effetto-sballo”. L’articolo si muove in un’ottica moralista e paternalista, riferendosi al ruolo dei genitori, che attendono fiduciosi l’arrivo del figlio a casa, alle volte invano, e a quella che definisce la “mutazione antropologica in corso nella nostra gioventù” sulla quale gli adulti devono prestare attenzione.

E così quindi che il “mondo adulto”, è venuto a conoscenza di “rituali”, di “tribù” fino alla musica trap, e, con occhi spalancati, ha iniziato a puntare il dito contro chi vende quella musica e chi l’ascolta, sconvolto inizia a pubblicare i testi incriminati: c’è sessismo, elogio della marjuana, e, perdinci, addirittura l’esaltazione della ricchezza senza dover lavorare.

Le esclamazioni più gettonate, rimbalzanti dai social agli editoriali, vanno verso un’unica direzione che si riassume in una frase che è in bocca da migliaia di generazioni: “I giovani d’oggi… sono un disastro… ai miei tempi invece…”.

C’era la generazione che nei tempi andati portava lunghi capelli e ascoltava dischi strabilianti su una certa Lucy in the Sky with diamonds o sull’Heroin di Clapton. Ce n’era un’altra che con creste coloratissime esaltava il punk rivoltoso e senza Dio, pontificando il rovesciamento di sovrani per l’approdo all’Anarchia. Ci son tempi e tempi, giovani maturi e giovani idioti, dagli anni ‘60 agli anni ’10 del XXI secolo, in un vortice ciclico, tra mode musicali e tematiche, tra look estrosi o artigianali, fino a quella trap, tra griffe e gioielli di marca.

Poteva succedere ovunque, ad un concerto metal in cui il pogo, protagonista indiscusso, non lascia mai illesi, a un festival di natura internazionale con numeri elevatissimi ma mancanza di spazi, a una partita con un maxischermo in piazza, così come a una manifestazione politica.

E c’è infine chi per anni è stato sponsor dello spray al peperoncino, distribuendolo gratuitamente sotto i gazebi, che dovrebbe interrogarsi su quanto possa essere dannoso farsi promotore di armi, da quelle propriamente di difesa, fino a quelle di attacco, come i taser e le armi domestiche: un perfetto assetto in cui il clima da guerra si costruisce da sé.

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