La legislazione non riesce a tenere il passo con la tecnologia ed il capitalismo sta trasformando la privacy in una merce

Droni, telecamere e riconoscimento facciale. L’intelligenza artificiale alla prova della democrazia

18 / 10 / 2021

L’intelligenza artificiale e le tecnologie che la supportano, se da un lato migliorano le nostre vite offrendoci soluzioni insospettabili sino a pochi anni fa, dall’altro mettono in serio pericolo i valori fondamentali della democrazia e della libertà, rischiando di compromettere diritti come quello di espressione, di riunione, dia associazione e della tutela dei dati personali. Un tema questo, non soltanto di difficile soluzione ma anche complesso da inquadrare, in quanto la tecnologia procede ad un passo talmente spedito da lasciare indietro non soltanto la legislazione, che risulta quasi sempre obsoleta, ma anche il dibattito politico ed etico.

Un esempio pratico di come il tema sia di complicato d trattare sono le cosiddette “telecamere intelligenti” che molte città moderne hanno installato per monitorare il flusso di persone che passa per le strade, rivelandone l'età, il sesso e addirittura la reazione facciale davanti a determinati contesti, oltre alla marca delle scarpe ed al colore dei vestiti. In tutto il mondo ne sono state installate, sino ad ora, 245 milioni al costo medio di soli 20 euro l’una.

Algoritmi intelligenti analizzano i dati raccolti da milioni di sensori, generando informazioni in grado di rendere efficiente qualsiasi città. In Spagna, alcune città queste telecamere hanno ottimizzato la raccolta dei rifiuti e migliorato la qualità dell’aria. Los Angeles grazie ai sensori intelligenti, ha ridotto del 15% il tempo di percorrenza in auto, applicando una diversa gestione dei semafori, diminuendo il traffico ed abbattendo l’inquinamento. Nei Paesi Bassi, le lampade intelligenti possono prevedere lo scoppio di una rissa analizzando i movimenti delle persone e il livello di “rumore” della folla.
Le stesse identiche tecnologie, tutto sommato molto economiche, però, possono essere applicate anche a scopi commerciali o per fini illeciti e consentire un facile controllo di massa diffuso.

“Ogni volta che un utente crea un account Facebook, aumenta esponenzialmente il valore della rete. La tutela dei dati personali, il diritto alla riservatezza, il diritto di espressione e di associazione pacifica e di riunione sono alcuni dei settori quotidianamente maggiormente coinvolti dall'arrivo dei sistemi di IA - spiega l’avvocata Maria Stefania Cataleta, legale accreditata alla Corte penale internazionale e specializzata nella difesa dei diritti umani -. Pertanto, una serie di diritti vengono messi in discussione online. Quando trasmettiamo informazioni sui nostri movimenti o abitudini tramite un telefono cellulare, il nostro diritto alla privacy viene messo in discussione. Quando partecipiamo a dibattiti pubblici online, esprimendo la nostra opinione, esercitiamo la nostra libertà di espressione. Quando utilizziamo un'applicazione per accettare di partecipare a una manifestazione pubblica, esercitiamo il nostro diritto all'assemblea pacifica. In tutti questi casi sono in gioco i diritti umani”.

Maria Stefania Cataleta ha affrontato la questione nel suo ultimo libro, “Diritti umani e algoritmi”, edito da Nuova Editrice Universitaria. “Il diritto alla privacy è tutelato da diversi strumenti internazionali - spiega l’avvocata - ma questo diritto è costantemente minato dall'uso di Internet, che viene alimentato da un numero sempre maggiore di informazioni. Questi possono essere forniti con il nostro consenso ma anche estratti in modo fraudolento e utilizzati da reti criminali per estorcerci denaro, dai governi per effettuare controlli di massa o attraverso modi più banali come ad esempio dalle aziende per modellare i loro annunci pubblicitari in base al nostro profilo personale”.

Un campo questo, in cui legiferare è difficile. Da un lato, l’Europa si è dotata delle legislazione più protettiva al mondo per la protezione e la difesa della privacy dei suoi cittadini, ma dall’altro, proprio in virtù di questa legislazione rischia di trasformarci in una “colonia digitale” di Paesi come gli Usa o la Cina i cui governi sono quantomeno riluttanti ad approvare leggi o regolamenti che limitino l’uso di tecnologie legate all’Intelligenza artificiale.

“Gli Stati Uniti usano i loro prodotti naturali del capitalismo, Wall Street e Silicon Valley, per guidare la carica nel progresso dell’Intelligenza artificiale. Diverso l'approccio della Cina, che supporta la ricerca in questi campi con larghi finanziamenti pubblici, ma non sembra prestare attenzione al diritto fondamentale alla privacy individuale”.

Un esempio sono i nuovissimi droni equipaggiati con telecamere di riconoscimento facciale. Un campo questo, in cui l'intelligenza artificiale sta compiendo passi importanti. La Cina, in particolare, legge nel riconoscimento facciale un vantaggio strategico da esportare in tutto il mondo, ma senza tener conto dei rischi per i diritti umani legati a questa tecnica che consento il tracciamento completo di ogni cittadino. Non solo negli spostamenti, ma anche nelle abitudini e nelle reazioni di fronte a tutte le situazioni.

Gli scenari che si prospettano sono degni dei più famosi e angoscianti romanzi dispotici. E senza bisogno di regimi esplicitamente totalitari in stile “Grande Fratello”, perché, grazie alla rete, il capitalismo sta trasformando in merce anche la nostra stessa libertà e la nostra privacy sta diventando un prodotto da mettere nel mercato come una saponetta o un paio di pantaloni. E, per di più, col nostro stesso consenso, come si dice, “informato”!

“Oggi le persone offrono i propri dati personali volontariamente - conclude l’avvocata Cataleta -. Se in passato l'obiettivo era quello di tutelare il privato cittadino dall'ingerenza dello Stato e dagli abusi di potere, la tutela contro l'abuso di informazioni personali oggi mette in discussione il ruolo dei soggetti che offrono volontariamente i propri dati personali a società private in cambio di vantaggi. Gli utenti di Internet, infatti, rendono possibile, volenti o nolenti, la ricostruzione del proprio profilo individuale attraverso i cookie, il tracciamento, ed il consenso alla vendita dei propri dati. I diritti umani perdono il loro significato, nel caso della privacy, dove il loro uso può essere scambiato come qualsiasi altra merce in cambio di denaro o altri vantaggi. La libera vendita della privacy finisce per consentire il controllo totalitario da parte di chi gestisce queste informazioni per conoscere, pilotare e guidare, perché gli strumenti di apprendimento automatico hanno la capacità crescente non solo di prevedere le scelte, ma anche di influenzare emozioni e pensieri”. Che è come dire, la fine della democrazia.

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