Dossier MO.S.E. 2021: il sistema funziona?

Le criticità del sistema Mo.S.E. in un articolato report dell'associazione AmbienteVenezia

25 / 1 / 2021

L’associazione AmbienteVenezia ha pubblicato di recente un dossier sul sistema Mo.S.E. che evidenzia come dalle più recenti attivazioni il modello sperimentale abbia presentato già numerose e rilevanti criticità. Si evidenzia in particolare come la crisi climatica stia incidendo sulla frequenza delle acque alte eccezionali: seppure il sistema Mo.S.E. abbia apparentemente funzionato negli scorsi mesi, l’attivazione prolungata e frequente sta causando danni irreversibili e di difficile stima. E non salverà Venezia dall’innalzamento del mare.

Le conseguenze drammatiche dell’acqua alta del 12 novembre 2019, con la seconda acqua alta di sempre - 1,87 cm. Sl livello medio del mare - sono ancora troppo vivide nella memoria della città perché i 7 miliardi di fondi pubblici destinati al Mo.S.E. e la faraonica costruzione ultradecennale, non inizi a pesare sullo scetticismo diffuso dell’opinione pubblica. Lo scorso 10 luglio, a cospetto del Premier Conte, accompagnato dalla Ministra De Micheli, dal Presidente della regione Zaia, dal sindaco e dalle alte cariche del CVN e del Provveditorato, un semplice test di collaudo del Mo.S.E. si è trasformato nella promessa a mezzo stampa di una pronta messa a punto dell’opera in vista della successiva stagione delle acque alte.

Da qui parte il dossier a cura dell’Associazione AmbienteVenezia, una delle componenti del Comitato No Grandi navi. 

Nel mese di dicembre 2020 si è infatti registrata a Venezia una serie di acque alte che non ha precedenti nella storia recente. Il cambiamento climatico sta già sortendo i suoi effetti. Il sistema Mo.S.E., non ancora ultimato in alcune sue parti significative, è stato attivato a partire dallo scorso ottobre, in modalità stress-test per far fronte all’emergenza.

Il sistema è stato progettato per una chiusura della Laguna di sei/sette volte l’anno. Il dossier evidenzia come invece, solamente da ottobre a dicembre, il Mo.S.E. sia stato attivato per ben 17 volte, tenendo certo all’asciutto i piedi dei veneziani, ma con effetti che già in questo breve termine, riportano tutte le criticità segnalate dalla Valutazione di Impatto Ambientale, che nel 1998 aveva bocciato la grande opera, tra cui modifiche irreversibili alla morfologia, il blocco del ricambio delle acque e la mancata ossigenazione, che secondo un articolo della rivista Nature del 2018 porterà alla morte della laguna proprio a causa dell’attivazione prolungata del Mo.S.E..

Il progetto definitivo dell’opera, risalente al 2003, si è infatti basato su previsioni sull’innalzamento del mare a fine secolo, certificate dal Co.ri.la, di soli 22 cm.; questo mentre l’IPCC negli anni ’90 dava già un innalzamento a fine secolo di almeno 50 cm.. Sappiamo oggi quanto queste stime siano ampiamente disattese: Il rapporto IPCC 2019 prevede un innalzamento medio del mare da 43 a 84 cm. a fine secolo, con una media di oltre 60 cm.. Le conseguenze si presentano come drammatiche: già da quest’anno si è palesata la necessità di dovere chiudere la Laguna al mare per giorni e giorni, con un conflitto enorme con le condizioni biologiche, ecologiche, ed igieniche della città antica, che non ha un sistema fognario. Già nelle scorse settimane i rii della città sono stati invasi da cannucce palustri, alghe e resti di plastica, e mancano i dati di monitoraggio degli effetti del Mo.S.E. in funzione sulla Laguna, tanto che è difficile oggi, avere delle stime sugli effetti dell’anossia sull’ecosistema lagunare. 

Nel frattempo i costi del Mo.S.E. continuano a lievitare. Seppur si sia lontani dagli scandali post-Tangentopoli della “retata storica” -in cui si è svelato il sistema corruttivo costato ai contribuenti un miliardo e mezzo in tangenti e mazzette- il Mo.S.E. era e rimane un’opera faraonica ideata e progettata per rimpinguare le tasche di pochi appaltatori ai danni del bene pubblico. Si parla di oltre sette miliardi, senza contare i costi della manutenzione ordinaria stimati a 100 milioni di euro l’anno.

Oggi più di allora, di fronte alla ferocia dei cambiamenti climatici il Mo.s.e. si presenta in tutta la sua inadeguatezza e nello sperpero enorme di denaro pubblico.

Questo mentre le alternative, meno costose e impattanti sull’ambiente, non sono mai state prese in considerazione.

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