Da Teulada a Vicenza, basta servitù militari!

Comunicato del No Dal Molin in solidarietà al movimento antimilitarista sardo

5 / 11 / 2015

In questi giorni in Sardegna, nella base di Teulada si sta tenendo una delle più grandi esercitazioni militari della Nato dalla fine della Guerra Fredda. Denominata Trident Juncture, vede impegnati 36.000 militari, 3.000 dei quali giunti dagli Stati Uniti, 200 tra cacciabombardieri, aerei-spia e velivoli da trasporto oltre a una sessantina di unità navali di superficie e sottomarini. Trenta tre le nazioni presenti, i 28 membri Nato più cinque partner internazionali. Si svolge contemporaneamente in Sardegna, Spagna e Portogallo.

Di fronte a una simulazione di guerra di queste dimensioni, i movimenti antimilitaristi hanno deciso di mobilitarsi. Dopo un partecipato corteo di sabato a Cagliari, gli attivisti si sono dati appuntamento, domenica 2 novembre davanti alla base di Teulada, nonostante i 12 fogli di via disposti dalla questura cagliaritana. Una ventina di persone sono riuscite a tagliare le reti e a entrare all'interno del poligono riuscendo così a bloccare l'esercitazione che stava avvenendo in quel momento. Nel frattempo un corteo di centinaia di persone stava sfilando lungo il perimetro con uno straordinario dispiegamento delle forze dell'ordine. Ci sono state numerose perquisizioni, fermi e cariche.

Esprimiamo tutta la nostra solidarietà e complicità al movimento sardo che come noi a Vicenza subisce quotidianamente le conseguenze della presenza di servitù militari. Anche noi tante volte abbiamo tagliato le reti delle basi militari nel nostro territorio, rivendicando la liberazione da eserciti che portano la guerra in giro per il mondo. Abbiamo sul groppone tante denunce e processi semplicemente per aver condotto attraverso azioni dirette e pacifiche una battaglia non solo contro il Dal Molin ma contro tutte le strutture militari che da decenni si trovano nella nostra città e provincia.

I territori come Vicenza, Sardegna o Sicilia costretti a vivere con la presenza di basi USA o NATO che siano, nonostante le loro specificità, hanno tante caratteristiche comuni. La mancanza e la negazione dei processi democratici in quanto le decisioni vengono prese a centinaia o addirittura migliaia di chilometri di distanza, è sicuramente una di queste. In tanti casi poi forte è la repressione poliziesca e giudiziaria nei confronti di attivisti che mettono in gioco i loro corpi per la difesa della propria terra. Non mancano le conseguenze pesanti sulla salute dei cittadini con una grande incidenza di tumori e leucemie soprattutto in Sardegna ma non solo. Ci sarebbe da parlare poi della pericolosità dei trasporti degli ordigni, dell'impatto sociale che rappresenta la presenza di migliaia di militari che spesso si traduce in un aumento di violenze e stupri.

Dall'altra parte le servitù militari hanno prodotto anche movimenti di massa che sono riusciti a costruire una coscienza collettiva e a istituire una partecipazione politica dal basso nei territori. Il terreno della mobilitazione antimilitarista ha messo in moto centinaia di migliaia di persone che hanno saputo poi trasportare questa esperienza negli altri ambiti della vita e della lotta politica. Le assemblee di centinaia di persone al Presidio No Dal Molin dove tutti avevano il diritto alla parola e dove insieme si decideva sulle iniziative, è stata la più grande esperienza di democrazia che Vicenza abbia vissuto.

Abbiamo conosciuto tante e tanti attivisti sardi con i quali ci legherà sempre la battaglia antimilitarista. Una lotta che andrà avanti finché tutti i territori militarizzati non verranno restituiti alle comunità. A Vicenza ci siamo riusciti in parte strappando agli statunitensi il Parco della Pace ma la strada è ancora lunga. 

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