Crisi e rappresentanza sociale: sindacati e movimenti a confronto

Documento introduttivo //Working Class Pride// Reggio Emilia 28 aprile-1 maggio 2012

20 / 4 / 2012

L’ attacco ai diritti dei lavoratori e alle condizioni di vita vive la fase più acuta degli ultimi decenni. La questione è  di perdere tutele, e anche soldi  , in nome della ripresa economica che deve riprendere il suo corso, naturalmente incurante dei disastri recati agli esseri umani e ancor più al pianeta che li ospita.

Questa crisi è usata  dal grande capitale internazionale per compiere l'ennesima trasformazione nei rapporti di forza con la classe lavoratrice, allo scopo di ripristinare il totale dominio di classe dall'alto. Oggi possiamo affermare che il capitalismo industriale occidentale ha definitivamente abdicato a favore del liberismo finanzaiario e il bastone del comando non sta più  alle imprese, ma nelle sale delle borse, delle banche, delle agenzie di rating e in particolar modo delle grandi organizzazioni transnazionali e antidemocratiche quali FMI,BCE.

In questo modo il capitale pare essere arrivato al massimo del suo splendore, all'accezione massima dell’etimologia stessa della parola CAPITALE, denaro che riproduce denaro, in cui i profitti non dipendono dall'estrazione del plusvalore dal lavoro vivo, attraverso il lavoro produttivo , ma dalle quotazioni e dalle fluttuazioni di borsa, e  in questo determinato momento (è bene ricordarcelo) coincidono con le “riforme delle condizioni di lavoro” che i vari governi, di diretta emanazione della finanza, riescono a mettere in opera. Questo cambiamento epocale ci consegna la fine della democrazia per come l’abbiamo conosciuta e di ogni sovranità  popolare , e la fine del patto  sociale (sancito dopo decenni di lotte) per salvare il mercato, l'economia, i profitti  e il comando.

La fine di ogni tutela in ogni ambito della vita, è  in rapporto diametralmente opposto alla messa a valore ,a funzione di profitto,  di ogni ambito della vita stessa. Se prima, il tempo di lavoro e il cosiddetto tempo della riproduzione sociale erano ambiti separati, oggi questa differenza va scomparendo. Le nuove forme del lavoro contemporaneo, le quaranta e passa tipologie contrattuali del lavoro precario, ci rendono vulnerabili e impossibilitati ad una organizzazione  in grado di difendere i diritti acquisiti e di reclamarne di nuovi, così come l'attacco allo statuto dei lavoratori e in particolare all'articolo 18 vuole portare in questa condizione anche i  lavoratori “garantiti”. Nondimeno la destrutturazione del “welfare state”,le privatizzazioni della sanità ,della scuola, della pensione  attraverso  il” modello di mercato”, ci priva di qualsiasi ammortizzatore in grado di potere reggere l’urto con un lavoro che non c’è, con la precarizzazione di massa , la disoccupazione dilagante e strutturale , la drastica diminuzione dei salari, dei redditi.

All’oggi, vista la destrutturazione e stratificazione del mondo del lavoro, le forme di organizzazione e di lotta storiche non risultano più essere adeguate. Tutto ciò ci pone di fronte ad un realtà cruda: l’opposizione sociale italiana si trova in estrema difficoltà.

La forma- sindacale conflittuale, sia essa confederale o di base, viene estromessa dalla contrattazione ed espulsa dai luoghi di lavoro (modello FIAT) con conseguenze disastrose in merito alla ricattabilità del lavoratori. Al  contempo, il precariato non riesce a dotarsi di strumenti adeguati per mettere in campo una risposta forte, in termini di conflittualità reale ,per migliorare la propria condizione di vita. I movimenti sociali non sono in grado di sedimentare  una qualsiasi dimensione di opposizione contrapposta alla  deriva che stiamo vivendo e anche  le lotte dei comitati in difesa dei beni comuni non incidono nel cambiamento dei modelli di consumo: ne delle merci, ne delle risorse naturali. 

E’ partendo da questi presupposti che vogliamo iniziare a costruire un ragionamento. E’ dalla consapevolezza che nessuna lotta, ancor più se settoriale, è autosufficiente nel contrastare i cambiamenti epocali dell’oggi. E’ nella ricerca e nella sperimentazione di nuove forme di lotta e auto/organizzazione, capaci di incidere e di ricreare quella pratica e coscienza di classe che portò alle conquiste del secolo passato: la forza per ripartire. Consci del fatto che non siamo più nelle condizioni materiali di allora , la lotta va reinventata a  partire dalla ricerca del comune, in grado di fungere da anello di congiunzione della disgregazione sociale che viviamo e di connettere le lotte disseminate sul territorio, sia un nuovo inizio per tutti.

Vogliamo volgere lo sguardo in avanti, consapevoli che la dimensione solamente italiana ,nazionale,  della ricerca e delle sperimentazioni deve essere allargata, in un quadro di lettura più ampio: laddove le decisioni vengono prese ,qui  si gioca buona parte della partita. Sono a Bruxelles e Francoforte che guardiamo, due dei cardini della troika finanziaria che pone l’austerità come ancora di salvataggio dei poteri internazionali , gettando nella miseria interi popoli(vedi Grecia). E’ in Europa che va portata la scommessa, è nella dimensione europea delle lotte, la possibilità del cambiamento ; la reale costruzione di alternativa ad un modello economico/capitalista esangue, in grado solamente di produrre  povertà e miseria al 99% della popolazione mondiale. 


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