Protesta in municipio: «Ridateci il lavoro». Ma l’assemblea non li fa parlare

Conegliano (TV) - Uniti contro la crisi: I lavoratori «invadono» il Consiglio

I gruppi della Ape e della Indesit hanno portato striscioni per chiedere sostegno alla politica locale «Ci serve aiuto»

29 / 10 / 2010

 «Ridateci il lavoro». E’ contenuto in questa frase presente in uno striscione dei lavoratori dell’Ape il senso del presidio organizzato dai sindacati in piazza Cima, prima del consiglio comunale proprio sul tema del lavoro. Un presidio «blindato» dalle forze dell’ordine.

 Un centinaio di lavoratori dell’Ape, dell’Indesit e di alcune delle aziende della Inox Valley, ma anche alcuni cittadini si sono ritrovati per far vedere la loro presenza. Che però non si è vista del tutto, almeno in consiglio: hanno dovuto darsi il cambio per accedere alla sala consigliare a causa delle norme sulla sicurezza, che hanno impedito quindi di «invadere» in massa in consiglio. Ma fuori c’erano tutti, il sostegno non è mancato. «Capiamo che via sia un problema legato alla sicurezza, ma perché prevedere un così forte spiegamento delle forze dell’ordine e non un ripetitore affinché potessimo almeno ascoltare il consiglio comunale, per capire quali sono le proposte dell’amministrazione?», è la domanda di Loris Scarpa, delegato trevigiano della Cgil. Un quesito caro a molti.

 In piazza Cima erano presenti ieri sera, accanto alla polizia locale, anche i carabinieri - alcuni dei quali in tenuta antisommossa - e la polizia con due furgoni della celere. «E’ solo una forma di prevenzione», ha spiegato il capitano dei carabinieri, Valerio Marra. Fuori era bagarre, dentro stava per accendersi. La parola ai lavoratori non è stata data: a fare da portavoce c’erano i vari segretari dei sindacati. Cinzia Bonan, della Cisl, ha parlato di «una popolazione sempre più intollerante, che avverte la paura della disoccupazione quando il lavoro ce l’ha ancora». Anche per Paolino Barbiero, segretario Cgil, la crisi economica non è alla fine: «Siamo all’inizio di una difficoltà sociale nuova - ha detto Barbiero durante il consiglio comunale - anche l’Usl registra una situazione di disagio crescente. La politica locale deve pensare ad azioni correttive per risolvere il problema a monte».

 Per Barbiero è importante sostenere la crescita nelle aziende «sane» cercando forme di collaborazione che portino a contratti di solidarietà e che permettano alle aziende che fanno innovazione e sono solide di assumere qualche lavoratore in più. Nonostante ciò, i lavoratori avrebbero preferito esporre con la propria voce le problematiche si trovano ad affrontare. Il presidente del consiglio, Floriano Zambon, ha ribadito che «il consiglio comunale è una riunione formale che non prevede l’intervento dei singoli». «Le voci dei cittadini - ha detto Zambon - saranno espresse attraverso i trenta consiglieri comunali e le 12 rappresentanze esterne. In un consiglio si invita solo chi può farne parte, sono le regole della democrazia indiretta». Prima di aprire il dibattito, Zambon ha manifestato al consiglio la disponibilità ad acquisire eventuali documenti da mettere agli atti e da sottoporre all’attenzione dei consiglieri. Ma è stata Anna Mariani a prendere la palla al balzo, leggendo il documento preparato dai lavoratori «ai quali non è stata fatta la cortesia di far sentire la propria voce». Un documento che chiedeva impegni concreti a favore delle aziende e dei lavoratori stessi. La discussione in consiglio è proseguita fino a tarda serata, con reciproche accuse tra maggioranza e opposizione, arrivate anche ad assumere toni particolarmente forti, con i lavoratori rimasti in febbrile attesa: in palio c’è anche una grossa fetta del loro futuro

Tribuna Treviso 29.10.2010

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