Climate Strike - Dopo il lockdown le giovanissime generazioni tornano in piazza per difendere il clima

Diverse piazze climatiche in tutta la Penisola. A Vicenza la polizia in assetto antisommossa non lascia passare il corteo indirizzato verso l'Eni e circonda i manifestanti.

9 / 10 / 2020

«Scuola, salute e ambiente», sono queste le principali parole d'ordine di questo sesto Climate Strike. Da stamattina, dopo mesi difficili caratterizzati dal Covid-19, in numerose città italiane, si sta svolgendo la sesta mobilitazione climatica sotto il nome di Fridays For Future - ma non solo - a cui tantissimi e tantissime giovani stanno prendendo parte.

Le piazze del nord-est vedono attivisti, attiviste, studenti e studentesse mobilitarsi con parole d'ordine molto chiare: "Se vogliamo lottare contro la crisi climatica, dobbiamo partire dalla lotta per una scuola diversa!".

Di fronte all'avanzata dei cambiamenti climatici in tutto il pianeta e dopo aver attraversato una pandemia globale come dirette conseguenze di un sistema di sviluppo capitalista, predatorio ed estrattivista, lo stesso sistema che da anni distrugge attraverso tagli e riforme la scuola pubblica, i giovani scendono in piazza per chiedere un cambiamento radicale, che parta dalla scuola fornendo gli strumenti a studenti e studentesse per affrontare e reagire a questo sistema, rivendicando un futuro degno su questo pianeta per tutte e tutti.

Padova centinaia di persone si sono ritrovate in piazza per il partecipare allo sciopero globale climatico. Tantissimi giovani, ragazzi e ragazze delle scuole superiori, che vogliono lottare per un futuro e una scuola diversa. 

Ed è per questo che contro il greenwashing di Eni che inquina e devasta in tutto il mondo i territori ma che poi tiene corsi di formazione nelle scuole è stato inscenato un die-in davanti ad una delle sedi di Eni, utilizzando anche le coperte termiche, che simboleggia come i cambiamenti climatici siano connessi ai fenomeni migratori. 

Dopo il flash mob le centinaia di persone presenti hanno deciso di muoversi in corteo verso Prato della Valle, per portare a tutta la città la voce di chi vuole che sia il sistema a cambiare, non il clima.

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A Vicenza centinaia di studenti e studentesse hanno deciso di partire in corteo da Piazza dei Signori, determinati a raggiungere la sede della società vicentina dei trasporti per rivendicare il diritto di andare a scuola in sicurezza. La polizia ha cercato ripetutamente di bloccare il serpentone di persone imbottigliandolo lungo Corso Palladio, ma il corteo ha aggirato il blocco e raggiunto in massa l'STV per chiedere un servizio di trasporto pubblico accessibile, efficiente ed adeguato a garantire il distanziamento e la sicurezza.  In seguito, la polizia in assetto antisommossa non ha lasciato passare il corteo indirizzato verso l'Eni e ha circondato i manifestanti. Il corteo non risponde alle provocazioni e accerchia il cordone di polizia imbastendo una partecipata assemblea dalla quale viene lanciata per lunedì 12 ottobre un'autogestione in cittadella degli studi durante le prime due ore di scuola.

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A Trento per il sesto Global Climate Strike è stata lanciata un'assemblea aperta che si è svolta al Parco Santa Chiara. Si è parlato di Rise Up 4 Climate Justice, il nuovo soggetto politico di lotta radicale per la giustizia climatica e sociale, di antispecismo e resistenza animale, degli effetti della pandemia sulla scuola, di grandi opere inutili e dannose che devastano i territori, di migrazioni e migranti climatici, di ENI e di cura collettiva. Studenti e studentesse contro lo sfruttamento dei corpi, umani e animali, come quelli degli orsi e l'orsa rinchiusi al Casteller, che devono avere la possibilità di autodeterminarsi e a cui vogliamo portare la nostra solidarietà il 18 ottobre con un corteo, a cui parteciperanno realtà da tutta Italia, che si pone come obiettivo proprio il Casteller. «Siamo al fianco della resistenza animale, smontiamo la gabbia!».

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Un presidio e successivamente un'assemblea molto partecipata a Mestre, in una zona attraversata da tutti gli autobus scolastici, rivendicando un trasporto pubblico accessibile, sicuro e sostenibile. 

Nel corso del presidio i numerosi interventi che si sono susseguiti hanno sottolineato la necessità di mobilitarsi e prendere parola contro la crisi climatica e di quanto ci sia la necessità di partire dalla scuola per invertire la rotta. Una scuola priva di qualsiasi interazione tra giovani, una scuola fatta di lezioni frontali nozionistiche e didattica a distanza. I giovani in piazza hanno rivendicato una scuola diversa, che metta al centro i giovani e che educhi alle differenze e fornisca loro gli strumenti per reagire alla crisi climatica. La giornata prosegue nel pomeriggio in un parco adiacente ad una zona che prevede un progetto di cementificazione per la costruzione di un nuovo supermercato. Qui si stanno svolgendo approfondimenti tematici sui temi della devastazione ambientale territoriale, come la costruzione del nuovo inceneritore e si affronterà il tema del transfemminismo, delle questioni di genere e delle discriminazioni.

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Almeno 250 studenti e studentesse hanno animato piazza Borsa a Treviso, in uno sciopero che ha toccato diverse tematiche.

Davanti a Benetton le ragazze si sono sporcate di sangue per simboleggiare il terricidio da anni in atto nelle terre mapuche del Sud America; simbolicamente chiusa anche Intesa San Paolo, una delle tante banche complici della crisi climatica continuando a finanziare le multinazionali del fossile.

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Sanzionato l'Eni store con l'affissione delle immagini della raffineria in Nigeria e la scritta "Eni kills" e ricordando che nessuna lezione di ecologia firmata Eni sarà accettata nelle scuole.

Infine, al parco liberato delle donne mapuche affisso lo striscione per ribadire lo stop al cemento. A Treviso, infatti, dovrebbero sorgere sette supermercati su un'unica strada a poche centinaia di metri uno dall'altro.

Anche a Schio più  di 250 studenti e studentesse sono scese in piazza a ribadire la propria posizione di fronte alla questione ambientale, scolastica e sanitaria. Durante la mattinata sono stati molti i giovani a prendere parola sulla situazione nelle scuole e dei trasporti pubblici dell’Altovicentino, inoltre sono stati colpiti i responsabili della costruzione degli ecomostri: A31 e Pedemontana. A metà mattinata un gruppo di attivisti del FFF e CSM ha sanzionato la banca Intesa San Paolo, chiudendo le porte con il nastro bianco e rosso, sotto lo slogan “Intesa San Paolo è complice dell’emergenza climatica”. Intesa San Paolo e UniCredit, in questi anni hanno intrapreso una campagna di greenwashing, continuando così a finanziare nell’industria del fossile e nelle armi.

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Ad Ancona e Jesi in tante e tanti sono scesi in piazza, indicando chiaramente chi sono i responsabili del cambiamento climatico e i finanziatori delle multinazionali del fossile.

Nel capoluogo marchigiano è stata bloccata simbolicamente l'entrata della filiale di banca UNICREDIT, perché è responsabile del finanziamento di attività estrattive dannose per l'ambiente e complice dei colossi che fanno affari con le fonti fossili.

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Corteo anche a Firenze che si è concluso davanti alla sede del Consiglio Regionale della Toscana, nei pressi del quale è stato scritto - per terra - "Quando inizierete a fare qualcosa per il clima?".

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A Torino 8 tra attivisti e attiviste si sono incatenate sotto il palazzo della Regione Piemonte: «Abbiamo 5 richieste e non ci muoveremo finché non riceveremo una dichiarazione pubblica di impegno a realizzarle da parte del presidente della Regione e dell’assessore all’ambiente».

Manifestazione anche a Milano e Roma.

Le giovanissime generazioni che sono scese oggi in piazza hanno ribadito ciò che hanno sempre detto: che bisogna agire, qui e ora, senza ulteriori indugi. È la storia più recente a dimostrarcelo.

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