Blitz al centro di accoglienza di Via Salaria da parte degli attivisti di Clandestino Day

Clandestino Day a Roma

Utente: rifo
24 / 9 / 2010

“Il futuro dei bambini non fa rima con CLANDESTINI” era uno dei cartelli con i quali i bambini rom che assieme alle loro mamme e ad un centinaio di persone appartenenti ad associazioni antirazziste, movimenti di lotta per la casa, sportelli di assistenza e tutela legale per migranti dei centri sociali, la preside della scuola Iqbal Masih, hanno denunciato oggi  il vero volto del piano nomadi di Alemanno.

Negli stessi giorni in cui il “laboratorio francese” di Sarkozy ha acceso un forte dibattito nella Comunità europea con la sua spavalda politica di espulsione dei Rom dalla Francia, l’Italia di Berlusconi, Fini, Maroni, Alemanno lo ha difeso nelle parole e nei fatti.

A Roma, in particolare, sono ripresi gli sgomberi dei campi e con essi è riemerso il problema dell’inadeguatezza della politica di accoglienza comunale.

Questa mattina, in occasione del Clandestino Day, siamo stati al centro d’accoglienza comunale, sito in Via Salaria 971, gestito dall’Arci confraternita, per denunciarne l’inadeguatezza, il degrado e l’ipocrisia. Un luogo adibito dal Comune come –contenitore- delle famiglie rom sgomberate dai campi e già sotto i riflettori di chi chiedeva chiarezza e garanzie lo scorso novembre, quando moltissimo minori vi erano stati segregati in seguito dello sgombero del campo “Casilino 700”.

Un luogo che ospita centinaia di famiglie rom in due capannoni, senza riscaldamento, senza altre infrastrutture, senza privacy, senza alcuna possibilità di ricostruire legami sociali fondamentali per vivere una vita degna, fatta di formazione per i più piccoli, di integrazione e partecipazione per i loro genitori.

Maria una giovanissima rom ospite dallo scorso aprile all’interno di Via Salaria (dopo lo sgombero del campo del Labaro) ci racconta della lotta quotidiana per avere pannolini e omogeneizzati per i bambini e di come qualche mese fa, molti di loro erano stati intossicati da cibo avariato, gentilmente elargitogli dai gestori del Centro.

Oggi insieme alla preside dell’Iqbal Masih, Simonetta Salacone, siamo venuti qui, per cercare quei bambini che prima dello sgombero del Casilino 700 frequentavano la scuola e ora sono introvabili, dispersi dal piano nomadi di Alemanno. Abbiamo letto assieme la lettera scritta dai compagni di classe di Valentin, che ricordano il giorno più brutto della vita del loro compagno, quella dello sgombero del campo e della distruzione della sua casa. Sgombero dopo il quale, Valentin ha dovuto lasciare la scuola e perdere le relazioni con le maestre e gli altri bambini, che ancora lo cercano e non capiscono.

Oggi ci chiediamo e chiediamo alle istituzioni competenti che fine ha fatto la Legge Regionale N 41/2003 che dovrebbe regolamentare le strutture destinate  ai servizi socio assistenziali come pretende essere l’ex cartiera sulla Salaria. Ci chiediamo perché dobbiamo ascoltare racconti di soprusi e segregazione in luoghi malsani e che ledono la dignità della persona. E ci chiediamo perché ai giornalisti presenti è stato vietato l’accesso alle strutture per documentare la materialità delle condizioni di vita delle famiglie rom che hanno accettato il trasferimento. Perché, ovviamente, ma questo elemento viene solitamente censurato, la maggior parte delle famiglie preferisce la strada o soluzioni alternative, autogestite, alla segregazione forzata. E coloro che per disperazione accettano, non sanno a cosa vanno incontro e se ne rendono contro troppo tardi, come ci hanno raccontato oggi, a più voci, accaparrandosi il microfono.

Mentre era in corso la conferenza stampa, abbiamo assistito infatti, allo “scarico” scortato dai vigili urbani, di due nuove famiglie. Le uniche due, su 15 che hanno accettato il trasferimento, dopo l’ennesimo sgombero di un nuovo campo, quello di Monti Tiburtini. E le altre? Speriamo servano a ricordare ad Alemanno che questa non è la soluzione, ma la condanna e l’isolamento di centinaia di persone. Clandestine perché invisibili, o viceversa. Comunque indesiderate.

Ci chiediamo infine che legame vi sia tra la clandestinizzazione forzata di migliaia di migranti che ogni giorno vengono respinti in mare, confinati nelle campagne del sud o che semplicemente perdono il lavoro e con questo la loro possibilità di vivere nel nostro paese e le condizioni di umiliazione cui sono costretti i bambini rom e le loro mamme “accolte” in questi luoghi in cui la dignità è un ricordo lontano.

Tutti noi, italiani, migranti, i nuovi poveri della crisi economica, stiamo rischiando la stessa condanna, lo stesso isolamento e per questo l’unica cosa che possiamo fare è lottare insieme per difendere gli stessi diritti, che molto tempo fa hanno chiamato universali.

LIBERTE’, EGALITE’, SAN PAPIE’! Roma, Clandestino day 2010.

dal Corriere

da Repubblica

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Clandestino day


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